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Appalti "teleguidati" e gare beffa

«La gara dovrebbe vincerla Pietro, perché poi la facciamo assieme io e Pietro»; «Era tutto telecomandato, ci mancava che non vincevi»; «Io ho fatto in modo che tu potessi vincere la gara». Nelle intercettazioni delle conversazioni di Marco Casamonti, architetto, professore alla Facoltà di Architettura di Genova (ora sospeso dopo l'arresto deciso dal gip di Firenze), c'è un piccolo spaccato dell'Italia di oggi e non solo di oggi. Appalti con offerte di favori, giri di telefonate per pilotare la vittoria, promesse di future collaborazioni...


Ne è convinto anche il Gip Rosario Lupo, che lo scorso 11 dicembre ha fatto arrestare il professionista per turbativa d'asta. Commenta il giudice: «Le telefonate non necessitano di alcun commento e denotano un'abitudine degli architetti a spartirsi le gare». Due giorni dopo l'interrogatorio di garanzia e Casamonti (che è anche direttore della rivista internazionale specializzata Area e fondatore dello studio Archea con sedi a Firenze, Genova, Roma e Pechino) è finito ai domiciliari.

Tutto questo vorticoso giro di colloqui non mira a un colpo grosso, all'appalto dei record. Qui siamo a Terranuova Bracciolini, piccolo Comune di 12 mila abitanti in provincia di Arezzo, riva destra dell'Arno. E nemmeno la cifra in ballo è da primato: per gli oneri di progettazione la base d'asta era di 98 mila euro. Eppure anche questa somma tutto sommato modesta scatena, nell'Italia della crisi e della nuova Tangentopoli, molti appetiti.

Qual è il progetto da affidare? È lo stesso Casamonti a spiegarlo agli interlocutori: «Sì, c'è un edificio da restaurare... poi la zona dei macelli... lì ci viene un piccolo negozio della Coop e un po' di appartamenti... è un progettino che non è male». Poi la promessa: «Dopo, se va avanti, si decide di fare un po' di cose, ci si divide il lavoro, ci si organizza».

Casamonti è indagato anche in un'altra vicenda: i favoritismi (ipotizzati dai pm) nei confronti del Gruppo Ligresti per un intervento edilizio nell'area di Castello, a Firenze. È la vicenda che ha fatto barcollare la giunta del sindaco Leonardo Domenici. Le conversazioni telefoniche di Casamonti vengono spiate e salta fuori la vicenda di Terranuova.

Secondo i magistrati di Firenze «Casamonti risulta autore di una serie di gravi indebite interferenze nell'attività di svariate pubbliche amministrazioni, portando a compimento talora turbative d'asta e talaltra corruzioni vere e proprie». Anche a Terranuova, scrive il gip Lupo, «ha le mani in pasta e si muove a suo piacimento».

Sono cinque gli invitati alla gara per la ristrutturazione del Macelli del paesino toscano. Casamonti, il 5 settembre, chiama un collega genovese. È Alfonso Femia dello studio 5+1 di via Interiano. Gli propone: «Dici alla segretaria che prima di mandare via i documenti ci sentiamo? In modo che voi fate l'offerta economica un po' più alta? Eh, vi scoccia?». Femia risponde sicuro: «Ma figurati, lo abbiamo già fatto altre volte per te, glielo dico subito». Casamonti: «Il candidato dei cinque a vincere è Pietro, capito? Ho fatto io l'elenco delle persone da invitare in maniera che filasse tutto giusto». Il Secolo XIX ha contattato Alfonso Femia, titolare dell'agenzia 5+1 insieme a Gianluca Peluffo (a sua volta ricercatore alla Facoltà di Architettura di Genova). «Sono convinto - spiega Femia - che riusciremo a spiegare la correttezza del nostro operato. In questa inchiesta sono persona informata dei fatti e non vorrei aggiungere altro, almeno fino al momento in cui non sarò sentito dai magistrati. Mi sembra un gesto di correttezza». I pm, però, spiegano di aver bisogno di operare «indagini presso gli studi professionali» con cui Casamonti aveva contatti. Qualcuno ha bussato alla vostra porta? «Non vorrei parlare di un'inchiesta mentre è in corso».

Dopo Femia, Casamonti si rimette in moto. Chiama un'altra collega di Venezia: «Ho fatto invitare cinque amici, il lavoro lo deve prendere Pietro. Ho messo voi perché serve una persona di cui mi potevo fidare. Mi chiami, io ti dico la cifra da mettere dentro, cosi da metterla un po' più alta e Pietro vince».

"Pietro" è l'architetto lucchese Pietro Pellegrini, che chiama Casamonti. il professore genovese gli spiega: «Ok, te metti il 2 per cento di ribasso, ora chiamo tutti e gli dico di mettere zero di ribasso, o di mettere uno, tu metti due».Il 3 ottobre Pellegrini manda un sms a Casamonti: «Vinto Terranuova, Bracciolini». Il giorno dopo i due si sentono e Casamonti spiega: «Era tutto telecomandato, ci mancava che non vincevi Terranuova». Poi pianifica anche le successive fasi: «Questo è un preliminare finalizzato a fare la gara di project. Tu non potrai partecipare, perché tu sei quello che ha fatto il preliminare. Allora la mia idea quale era? Che una volta tu facevi il preliminare, una volta lo faccio io e poi si fa insieme. Partecipo io e si porta avanti il lavoro». In una successiva telefonata c'è anche una descrizione inquietante della suddivisione in "zone" degli appalti: «Io mi informo perché Firenze è un po' divisa a seconda delle zone dove ci sono delle imprese... allora cerco di capire se la gara è "libera" e se non perdiamo del tempo».

L'architetto Casamonti ha una base operativa a Genova, nella sede di Archea. E ha lavorato anche in Liguria. Nel dicembre 2005 la giunta di Giuseppe Pericu bandisce un concorso di idee per la riqualificazione di Cornigliano dopo la dismissione dell'altoforno: il primo premio va proprio al progetto firmato da Casamonti, che si aggiudica 25 mila euro con uno studio centrato sulla creazione di un parco pubblico. Sempre nel 2005 l'architetto inizia la redazione di un Piano urbanistico comunale a Finale Ligure.

Il Secolo XIX ha sentito il suo difensore, l'avvocato Fiorentino Giuseppe Taddeucci Sassolini, che se la prende con «il clima di improvvisazione giustizialista che ci avvolge». E spiega: «Il professor Casamonti aveva preso a cuore la ristrutturazione di un edificio storico in un piccolo Comune e gratuitamente ha steso un progetto. Non sono girati soldi. Per l'entità della cifra si poteva anche fare una procedura semplificata, il Comune ha preferito una gara». Che però è stata alterata... «Casamonti preferiva collaborare con una persona fidata, ma solo perché non voleva che il suo progetto fosse sciupato. E poi si sta parlando di una gara da meno di 100 mila euro. Si può finire in galera per un appalto da 98 mila euro?».

Marco Menduni

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