E la Gola Profonda raccontò "Appalti spartiti come la vecchia Dc"
dal nostro inviato
FRANCESCO VIVIANO
POTENZA - E' dall'accoppiata di due
investigatori che nasce l'inchiesta che sta facendo tremare i palazzi
del potere in Basilicata: il pm John Henry Woodcock ed il colonnello
dei carabinieri Sergio De Caprio, alias "Capitano Ultimo",
l'uomo che nel 1993 arrestò il capo dei capi di Cosa nostra, Totò
Riina. Sono loro che hanno piazzato decine di microspie in uffici,
abitazioni, automobili ed intercettato telefoni, per scoprire il
"comitato d'affari" che era sorto attorno all'"oro
nero" della Basilicata, principale produttrice di petrolio in
Europa. Ed è su queste intercettazioni che è stata costruita
l'accusa di pm e investigatori.
Un'inchiesta partita lo
scorso anno che coinvolse l'ex ministro dell'Ambiente Alfonso
Pecoraro Scanio ed il fratello, Marco, ex senatore, i cui nomi
vennero fuori proprio intercettando l'imprenditore indagato Francesco
Ferrara. Gli atti approdarono prima alla Procura di Roma e poi al
Tribunale dei Ministri. In quell'indagine una gola profonda aveva
rivelato che al ministero dell'Ambiente si era costituto un "comitato
d'affari" per "pianificare" gli appalti in Campania,
Basilicata e Calabria, per la bonifica dei territori inquinati da
ogni tipo di rifiuti. "Un sistema - rivelò la fonte a Woodcock
- che ricorda le spartizioni della vecchia Democrazia Cristiana".
E così, indagando su Francesco Ferrara, si sono intercettate le
conversazioni che hanno adesso coinvolto l'onorevole Margiotta, i
vertici della Total e gli altri imprenditori e politici locali.
Tra
le numerosissime intercettazioni telefoniche ed ambientali trascritte
negli atti dell'inchiesta della Procura di Potenza (oltre 500
pagine), ve n'è una che - secondo gli inquirenti - proverebbe la
tangente da 200 mila euro che sarebbe stata promessa
dall'imprenditore Francesco Ferrara al deputato del Pd Salvatore
Margiotta.
Il colloquio si svolge il 21 dicembre dello scorso
anno tra l'imprenditore e una sua amica.
Ferrara: "Alla
gara d'appalto partecipano otto società e bisogna vedere quali sono
i punteggi che verranno assegnati. Mi hanno detto apriamo le otto
buste, cioè le prime otto, apriamo l'offerta di tutti... chi sta
nella media... sopra la media...".
L'amica: "Ho
capito".
Francesco Ferrara non sembra tranquillo sulle
modalità dell'assegnazione dei punteggi e più avanti, sempre
conversando con la sua amica, parla di un colloquio avuto con
un'altra persona proprio sulla questione dei punteggi, racconta alla
donna quello che lui ha detto al suo interlocutore.
Ferrara:
"... Salvato', io voglio il lavoro, lo voglio. Io ti devo
portare 200 mila euro il giorno in cui mi assegnano definitivamente e
tu lo sai come sono io...".
L'imprenditore cita nel
colloquio con la sua amica solo il nome "Salvato'", ma per
gli inquirenti, in base anche ad altri elementi acquisiti
nell'inchiesta, non ci sarebbero dubbi: "Quel Salvatò - scrive
il pm Woodcock - è riferito proprio al deputato del Pd Salvatore
Margiotta".
Il giorno precedente, il 20 dicembre 2007,
nella sede di Potenza della Total Italia si discute degli appalti per
le estrazioni petrolifere. L'ipotesi dell'accusa è che in quella
sede sia stato deciso di sostituire una delle buste contenente
l'offerta perché la gara fosse vinta dall'imprenditore Francesco
Ferrara.
Lionel Levha parla con Roberto Pasi e Roberto
Francini: "La busta D (relativa alla gara d'appalto, ndr), dì
che la cambino".
Francini: "Ma chiaramente".
Levha: "Ok?".
Francini: "Chiaramente".
Levha: "E bisogna che si faccia".
Francini:
"Chiaramente".
(omissis) Levha: "Quindi bisogna in
effetti che tu abbia accesso alla chiave e alla cassaforte, me ne
occupo".
Francini: "Ti occupi tu di tutto questo".
Levha: "Sì, sì, allora, ti dirò come, non so".
Più avanti, nella conversazione, interviene anche Pasi, al
quale si rivolge Levha.
Levha: "Quando si arriva a far
vincere Ferrara, è vinta".
Questa frase, secondo
l'accusa, indica "inequivocabilmente" l'accordo illecito
che era stato definito tra i dirigenti della Total e l'imprenditore
Ferrara per l'aggiudicazione dell'appalto per il Centro oli di Tempa
Rossa all'associazione temporanea di imprese guidata dallo stesso
Ferrara. "E' uno scenario - è scritto nell'ordinanza del gip
Rocco Pavese - nel quale il pagamento di un prezzo, più o meno alto,
in danaro o in altre utilità, versato sistematicamente per
remunerare i favori ricevuti, costituisce la regola aurea". Uno
scenario dominato dal mercato occulto della corruzione nel quale -
come in ogni mercato - i protagonisti, e cioè imprenditori,
politici, pubblici funzionari, intermediari specializzati, concludono
scambi offrendo ciascuno la propria merce".
