In manette il sindaco Pd di Pescara. Indagato anche il patron di Air One
PESCARA
Viaggi, cene, vacanze, auto con autista per tre anni, finanziamenti a pro loco, associazioni e contributi vari, anche elettorali. Secondo l'accusa sarebbero questi i favori che il patron di AirOne Carlo Toto e il figlio Alfonso - tra i 35 indagati dell'inchiesta pescarese - avrebbero elargito all'ex sindaco di Pescara e segretario regionale Pd Luciano D'Alfonso. È quanto si legge nelle carte dell'ordinanza agli arresti domiciliari scritta dal Gip Luca De Ninis.
In totale a D'Alfonso e al suo braccio destro Guido Dezio, come ha confermato il capo della Procura Nicola Trifuoggi, «non sono state elargite grandi cifre, siamo nell'ordine dei 200 mila euro». Ma si tratta di cifre accertate, che si «ritengono date in cambio di atti amministrativi favorevoli». Nel lungo elenco - che per i pm sono «altra utilità» - figurano viaggi gratuiti con la AirOne tra il 2003 e il 2006 per l'ex sindaco e i familiari sulle tratte Malta e Venezia (per un costo che supera i 28 mila euro); pranzi di lavoro in ristoranti di Roma (904 euro) e Pescara (quasi 11 mila euro); tre anni di auto con autista a carico dei Toto (valore complessivo, 72 mila euro); 7 mila euro per un contributo elettorale alle politiche del 2006.
Quello dei contributi ai partiti è un percorso particolarmente seguito dai Pm: «Abbiamo avuto contatti cordiali con i presidenti Bertinotti e Fini, ai quali ci siamo rivolti per avere chiarimenti su contributi leciti, la cui documentazione è depositata alla Camera - ha detto Trifuoggi - ma abbiano anche riscontri di elargizioni 'in nerò, per i quali il partito non c'entra niente, ma che per qualcuno è stato un benefico». In cambio, secondo gli inquirenti, D'Alfonso avrebbe dato una promessa di una politica benevola per la Toto spa, soprattutto per quello che riguarda i progetti di project financing per l'Area di risulta dell'ex stazione ferroviaria.
Gli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte tangenti negli appalti pubblici sono 40: oltre al sindaco Luciano D'Alfonso, che è anche segretario regionale del PD, ci sono anche l'imprenditore Massimo De Cesaris e l'ex dirigente al patrimonio del comune di Pescara, Guido Dezio. La richiesta di arresto per il sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, era stata presentata al gip Luca De Ninis a metà del mese di novembre. D'Alfonso si era presentato spontaneamente al pm Gennaro Varone la scorsa settimane per rendere dichiarazioni spontanee. Nel corso dell'incontro con il magistrato il sindaco di Pescara aveva annunciato le sue dimissioni dalla carica elettiva. L'interrogatorio era stato trasmesso al Gip che, tuttavia, ha ritenuto che le esigenze di custodia cautelare fossero inderogabili.
L'inchiesta che ha portato all'arresto del sindaco di Pescara riguarda due accordi di programma, lavori pubblici tra cui la gestione dei cimiteri e la riqualificazione dell'area di risulta dell'ex stazione ferroviaria. Tra le accuse oltre altre alla concussione, corruzione e peculato c'è anche quella di truffa poichè la presunta distrazione di denaro veniva impiegata apparentemente per la pubblicità istituzionale. Il totale delle presunte tangenti sarebbe stato quantificato in 150 mila euro. Tra le numerose ipotesi di reato contestate al sindaco D'Alfonso c'è anche quella di associazione per delinquere che riguarderebbe anche l'ex collaboratore del sindaco Guido Dezio ed altri. Gli inquirenti hanno potuto ricostruire le presunte tangenti attraverso il materiale cartaceo sequestrato nell'abitazione di Dezio. D'Alfonso, invece, nell'incontro che ha avuto la scorsa settimana con il pm si è detto completamente estraneo a tali vicende guidicando «riprovevole» tali condotte.
Intanto il legale di Toto, l'avvocato Augusto La Morgia, rende noto che i suoi assistiti «hanno sempre operato in totale trasparenza e nel pieno rispetto delle leggi» e si dice certo che «le indagini in corso da parte delle Autorità Giudiziarie chiariranno l'assoluta correttezza del loro operato».
