Addio vecchi "Baroni", linea verde del rettore
Le reazioni si preannunciano esplosive. In Italia i professori possono rimanere in cattedra fino a 75 anni, 72 per quelli assunti dopo il 1980. Un record. Negli altri paesi, i docenti vanno in pensione dieci anni prima. Anticipare di due anni l'uscita dal mondo accademico è una rivoluzione «che certamente -ammette Deferrari - incontrerà qualche resistenza».
Non è la prima volta che l'ateneo ci prova. In passato Sergio Maria Carbone, avvocato e ordinario di diritto internazionale, aveva suggerito di introdurre la regola del «volontario prepensionamento dei docenti con maggiore anzianità di servizio». Ma la sua proposta era caduta nel vuoto. Ora il rettore torna alla carica. Con cautela: «Stiamo valutando l'opportunità - spiega con qualche giro di parole - di tagliare il cosiddetto "biennio Amato", cioè la norma che consente ai dipendenti pubblici che hanno raggiunto l'età pensionabile di rimanere in servizio per altri due anni». A quella norma, però, i docenti sono molto affezionati. Soprattutto a Genova.
Nel già vetusto panorama delle università italiane, quella genovese vanta un primato. Ha i docenti più vecchi del paese: l'età media dei suoi professori ordinari, il gradino più alto della carriera, è di 60,3 anni (58,7 in Italia). Mentre i ricercatori, il gradino più basso, hanno in media 47,5 anni (44,7 nel resto del paese). «Mi rendo conto che andare in pensione prima, specialmente per chi ama il proprio mestiere, è doloroso. Ma temo - dice Deferrari - che sia inevitabile».
Dietro a questa scelta dolorosa ma inevitabile c'è la legge Finanziaria del governo Berlusconi. Che riconosce a ciascun ateneo la facoltà di prepensionare i propri docenti, valutando ogni singolo caso (chi può fermarsi fino a 72-75 anni e chi invece no) oppure prepensionando in blocco. Secondo il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, Cnvsu, una sorta di ufficio studi ministeriale, «sarebbe meglio valutare caso per caso, perché - spiegano dal Cnvsu - alcuni professori sono una risorsa che è un peccato perdere. Altri no». L'Università di Genova sembra invece propendere per l'anticipo uguale per tutti. «Ma - assicura Deferrrari - i professori prepensionati potranno comunque continuare ad insegnare, a fare ricerca a votare e ad essere eletti negli organi di rappresentanza».
Un modo per indorare la pillola. Ma la rinuncia al "biennio Amato", così chiamato perché introdotto dalla riforma Amato delle pensioni, non si discute. «Entro il 2011 - spiega Deferrari - dobbiamo raggiungere la soglia del 90 per cento». Il riferimento è al Fondo di finanziamento ordinario, Ffo, che ogni anno il ministero stanzia per gli atenei. Una cifra, su scala nazionale, di quasi sette miliardi di euro, pari a circa il 63% delle entrate universitarie (il resto proviene dalle tasse studentesche, 17% circa, e da finanziamenti esterni, pubblici e privati). Questo Ffo, che per Genova è di 188 milioni l'anno circa, serve a coprire gli stipendi del personale docente e tecnico-amministrativo. Ma in alcuni casi non basta. Stando alla legge, le uscite in stipendi non dovrebbero superare il 90 per cento del Fondo. Stando ai fatti, alcune Università, come Trieste, Pisa o Firenze, oltrepassano il 100 per cento. Genova, in confronto, sta bene: 98,6 per cento. C'è un altro problema. La Finanziaria per il 2009 ha drasticamente ridotto l'Ffo, che a partire dal 2010 subirà tagli crescenti. «Il nostro bilancio è terribile - ammette Deferrari - e non possiamo stare fermi a guardare. Serve una controffensiva».
Tra le contromisure annunciate dall'Università di Genova, che ieri in consiglio d'amministrazione ha approvato il bilancio preventivo per il 2009, c'è la vendita di alcuni immobili inutilizzati, per un valore complessivo di otto milioni di euro. Anche grazie a quel denaro, il rettore vuole portare a termine il restauro dell'Albergo dei poveri, enorme e malconcio palazzo secentesco che oggi occupa le facoltà di Scienze politiche e, in parte, di Giurisprudenza. «Tra pochi giorni, entro il 2008, il restauro dell'Albergo (fermo da due anni, ndr.) riprenderà. In un futuro vicino diventerà un grande campus, con Giurisprudenza, Scienze politiche e Lingue. E con tante residenze per gli studenti». Un po' meno brillante, almeno sulla carta, appare il futuro della ricerca genovese. I fondi destinati alla ricerca per il 2009 ammontano a 18,5 milioni, Circa tre milioni in meno rispetto a quest'anno. «Ma non tengono ancora conto - avvisa il rettore - dei progetti di ricerca nazionali ai quali stiamo partecipando, e di un altro fondo di cui disponiamo. La ricerca è una priorità assoluta».
E i precari? Protagonisti negli ultimi mesi di una battaglia sindacale senza precedenti per il rinnovo del loro contratto, i co.co.co che lavorano negli uffici dell'ateneo si sentono dimenticati. «Potrebbero rinnovarci il contratto - dice Milad Amini, bibliotecario co.co.co - . Temo che non lo faranno». Ma il rettore assicura che «verrà trovata una soluzione. Almeno per una parte di loro».
FRANCESCO MARGIOCCO
