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Processo Fortugno: il PM chiede quattro ergastoli

Quattro ergastoli: é la richiesta di condanna fatta dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, per presunti mandanti ed esecutori dell'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Pignatone, intervenuto davanti ai giudici della Corte d'assise di Locri proprio per formulare le richieste del suo ufficio, ha chiesto l'ergastolo per Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, ritenuti i mandanti del delitto; per Salvatore Ritorto, accusato di essere l'autore materiale dell'omicidio, e per Domenico Audino, al quale viene contestato anche un tentato omicidio compiuto a Locri. Pignatone ha poi chiesto la condanna anche per gli altri quattro imputati nel processo che rispondono, a vario titolo, di associazione mafiosa, danneggiamento ed altro. Il procuratore ha chiesto la condanna a 16 anni per Vincenzo Cordì, a 12 per Carmelo Dessì, a otto per Antonio Dessì ed a tre anni e sette mesi per Alessio Scali. Pignatone, inoltre, ha chiesto di procedere per il reato di falsa testimonianza nei confronti di alcuni dei testi che hanno deposto nel corso del processo soprattutto per quanto riguarda l'alibi presentato da Giuseppe Marcianò che ha sempre dichiarato di essersi trovato in un centro commerciale fuori da Locri...


Arrestati tutti della cosca Cordì. E' stata incentrata sulla presenza a Locri della cosca Cordì, "una delle più potenti della fascia ionica reggina", la requisitoria del pm Mario Andrigo al processo per l'omicidio di Francesco Fortugno. Andrigo ha evidenziato la "figura dominante" di Vincenzo Cordì, detenuto da tempo, all'interno della cosca. Cordì, ha sottolineato il pm, "si è premurato di scrivere ai due collaboratori, Novella e Piccolo, per rassicurarli dopo il loro arresto e dare indicazioni sulle persone a cui rivolgersi in caso di bisogno". Tutti gli arrestati, secondo il pm, sono affiliati alla cosca e nella loro disponibilità "avevano un cospicuo numero di armi come risulta dalle intercettazioni". Il pm ha ricordato al riguardo che Novella e Piccolo erano stati arrestati per traffico di armi il 4 novembre 2005 dalla polizia nell'ambito dell'operazione Lampo.

Presente la vedova Fortugno. E' iniziata , con la fase conclusiva della requisitoria del pm Mario Andrigo, l'udienza del processo per l'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. In aula è presente per la prima volta, dopo il giorno in cui si presentò a deporre, la vedova di Fortugno, la deputata del Pd Maria Grazia Laganà. Andrigo ha inquadrato il reato associativo sostenendo l'esistenza a Locri della cosca di 'ndrangheta dei Cordi'. Nel processo sono imputati Alessandro e Giuseppe Marcianò, accusati di essere i mandati dell'omicidio Fortugno; Salvatore Ritorto, che sarebbe stato l'esecutore materiale, e Domenico Audino. Nello stesso procedimento, con l'accusa di associazione mafiosa, sono imputati Vincenzo Cordì, Antonio e Carmelo Dessì e Alessio Scali.

PM Pignatone "Omicidio avvenuto in fase di cambiamento". "Quello di Fortugno è stato un delitto politico-mafioso aggravato dalle modalità e dal luogo scelto e dal fatto che in Calabria si stava realizzando una fase di cambiamento". A dirlo è stato il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, prima di fare le richieste di condanna per presunti mandanti ed esecutori. Pignatone ha preso la parola per pochi minuti al termine della requisitoria condotta, in cinque udienze, dai pm Mario Andrigo e Marco Colamonaci. Il procuratore ha detto anche di "condividere appieno l'impostazione accusatoria avanzata dai pm della Dda di Reggio Calabria". Al momento delle richieste era presente in aula anche la vedova Fortugno, la parlamentare del Pd Maria Grazia Laganà.

Contesto politica-mafia-sanità. "I miei colleghi hanno analiticamente ricostruito le risultanze processuali sia con riferimento alla fase esecutiva del delitto, sia al contesto in cui esso trova origine e spiegazione; un contesto politico, affaristico e mafioso che ha riferimento principale al mondo della sanità pubblica e privata". E' uno dei passaggi della requisitoria pronunciata oggi dal procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, nel processo in corso a Locri per l'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno. "Questo mondo della sanità dovrebbe essere al centro delle preoccupazioni dei pubblici amministratori - ha sottolineato Pignatone - perché ha ad oggetto i beni primari della vita e della salute. E invece, almeno per quel che riguarda questo processo, esso è stato al centro di tali preoccupazioni per l'entità degli interessi in gioco in termini di somme di denaro, di posti di lavoro, di pacchetti di voti, di rapporti, relazioni prestigiose, e così via".

Delitto avvenuto in fase significativa.
Il delitto di Francesco Fortugno è avvenuto in "occasione di un passaggio significativo della vita democratica del nostro Paese". A dirlo é stato il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, prima di chiedere la condanna degli imputati nel processo per l'omicidio. "Abbiamo spiegato - ha sostenuto Pignatone - l'eccezionale gravità del fatto oggetto di questo processo; gravissimo, come ogni volta che viene sacrificata una vita umana, ma ancor più grave, per il ruolo istituzionale ricoperto dalla vittima, per il luogo e il momento in cui il delitto è stato commesso, cioé in occasione delle votazioni per le primarie, in occasione cioé di un passaggio significativo della vita democratica del nostro Paese".

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