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E' pace tra le Procure, trovato l'accordo

Scoppia la pace tra el Procure di Salerno e Catanzaro, trovato un accordo. Atti dissequestrati continuano le inchieste...


I procuratori generali di Catanzaro e Salerno hanno raggiunto una intesa 'per superare la paralisi della funzione processuale''. Lo afferma la Procura Generale della Cassazione in una nota in cui si dice che in un incontro svoltosi ieri a Salerno tra i magistrati dei due uffici inquirenti si è svolto un incontro "che ha consentito il ripristino, mediante idonee iniziative processuali, della 'condizioni per il pieno esercizio della giurisdizione''. Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione Vitaliano Esposito ha informato oggi, con una nota, il Presidente della Repubblica dell' intesa raggiunta tra i responsabili dei due uffici giudiziari. "In attuazione dell' Alto auspicio espresso nel comunicato della Presidenza delle Repubblica il 4 dicembre scorso a che gli organi di vertice dell' ordine giudiziario volessero assumere 'specifiche iniziative dirette a superare la paralisi della funzione processuale' - spiega il comunicato della Procura Generale della Suprema Corte, firmato dal segretario Pasquale Ciccolo - il giorno successivo sono convenuti, nell' ufficio del Procuratore Generale della Corte di Cassazione, i Procuratori Generali di Catanzaro e Salerno; che entrambi consapevoli della estrema delicatezza e gravità della situazione venutasi a determinare, hanno raggiunto con grande senso di responsabilità istituzionale, una intesa per superare tale situazione; che l'intesa si è poi concretizzata in un incontro, svoltosi a Salerno nella giornata di ieri, tra i magistrati dei due uffici inquirenti, che ha consentito il ripristino, mediante idonee iniziative processuali, delle 'condizioni per il pieno esercizio della giurisdizione''.

Presidente Napolitano "Un passo importante". Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, informa una nota del Quirinale, "ha vivamente apprezzato la comunicazione ricevuta dal Procuratore Generale della Corte di Cassazione dell'intesa, tempestivamente promossa dallo stesso Procuratore Generale, raggiunta tra le Procure di Catanzaro e di Salerno. La risoluzione, assunta dagli organi di vertice degli Uffici giudiziari nell'esercizio delle attribuzioni previste dalle disposizioni vigenti - prosegue la nota - costituisce un significativo passo verso il superamento della grave situazione di paralisi delle rispettive funzioni processuali creatasi a seguito dell'aspro contrasto tra le due Procure".

Cossiga "Accordo tra Procure una vergogna". "L'accordo tra le procure con il ritiro dei reciproci ordini di sequestro è una vergogna aggravata dal ridicolo". Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. "Siamo - spiega - alla risoluzione 'a trattativa privata' dei conflitti di competenza e per di più in sede di giurisdizione penale. So che sembrerà presuntuoso che io dica: 'l'avevo previstò, ma è così: appena il Governo ha annunziato di voler presentare disegni di riforma del sistema giudiziario la magistratura si è ricompattata; ed a gridare 'Osanna! Osanna!' è stato, si vede in veste di paciere, il nuovo procuratore generale della Cassazione che in questa fase non doveva impicciarsi di nulla, e che sembra abbia già spedito, quale suo regalo natalizio, al sostituto procuratore di Catanzaro 'denudato': un nuovo pigiama da notte che gli era stato strappato di dosso. E pensare che questo dott. Esposito mi era stato dipinto da due o tre membri 'seri' del Csm che l'hanno votato, come una persona seria".

Bergamo (CSM) "Noi andiamo avanti." "Abbiamo preso atto con favore del ravvedimento operoso tra le due procure ma questo non ridimensiona i fatti accaduti. Non sposta minimamente i nostri necessari approfondimenti". Lo ha detto il presidente della prima commissione del Csm Ugo Bergamo in una pausa delle audizioni dei pm di Salerno e Catanzaro. "Nulla può rilevare - ha aggiunto - né sulle procedure avviate né sulla loro conclusione"

Atti dissequestrati, le inchieste continuano. Le inchieste Why Not della Procura di Catanzaro e quella di Salerno su presunti illeciti legati sempre alle inchieste del Pm De Magistris proseguiranno nelle rispettive competenze della procura calabrese e di quella campana. L'impasse è stata sbloccata grazie ad un doppio dissequestro degli atti compiuto innanzitutto dalla Procura generale di Catanzaro e successivamente da quella di Salerno, in seguito all' intesa raggiunta tra i responsabili dei due uffici giudiziari. La complessa mediazione tra la Procura generale di Catanzaro e la Procura della Repubblica di Salerno, dopo l' intervento del Procuratore Generale della Cassazione per trovare una via d' uscita in linea con le indicazioni del Capo dello Stato, è stata svolta per due giorni dal procuratore generale di Salerno Lucio di Pietro. Il procuratore generale ha convocato il procuratore di Salerno Luigi Apicella e un delegato del procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli. L'impasse giurisdizionale, che aveva bloccato entrambe le inchieste, secondo quanto si è appreso, non consentiva alcuna scappatoia legale. A quanto si è appreso la mediazione del procuratore generale di Pietro avrebbe convinto i vertici delle due procure in conflitto a trovare tale accordo. La Procura di Salerno potrà quindi acquisire copia degli atti che interessano la propria indagine e quella di Catanzaro continuare gli accertamenti sulle inchieste Why Not e Poseidone.

Le richieste di giudizio dell'inchiesta Why Not erano pronte. Il fascicolo Why not è stato sequestrato dalla procura di Salerno, quando erano già pronte una sessantina di richieste di rinvio a giudizio e di misure cautelari da parte dei Pm di Catanzaro. E' quanto hanno sostenuto gli stessi Pm calabresi nel corso della loro audizione davanti alla prima commissione del Csm. I magistrati - a quanto si è appreso - avrebbero espresso la convinzione che i colleghi di Salerno avrebbero agito in quel momento proprio per bloccare la loro iniziativa e avallare il "teorema del complotto" contro l'ex Pm di Catanzaro Luigi De Magistris. I Pm Domenico De Lorenzo, Alfredo Garbati e Salvatore Curcio hanno inoltre riferito che, prima che la procura di Salerno disponesse il sequestro dei loro fascicoli, loro avevano già mandato ai colleghi campani l'incartamento "Poseidone". Ed hanno spiegato che invece sul fascicolo Why not la procura di Salerno non aveva fatto, sino al momento del sequestro, una richiesta formale di acquisizione. I Pm di Catanzaro avevano comunque dato la disponibilità a consegnare copie degli atti e avevano invitato i loro colleghi a prenderne visione a Catanzaro.Un invito caduto nel vuoto, visto che è poi scattato invece il sequestro con la perquisizione a Palazzo di Giustizia.

Csm e Cassazione erano stati informati. La Corte di Cassazione ed il Consiglio superiore della Magistratura erano stati informati delle richieste di atti dell'inchiesta Why Not avanzate dalla Procura di Salerno e delle risposte date dalla Procura Generale di Catanzaro. Il particolare emerge dal decreto di sequestro degli atti delle inchieste Why Not e Poseidone emesso dalla Procura della Repubblica di Salerno. In particolare il 13 marzo scorso il Procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, ha inviato una risposta ai magistrati della procura di Salerno nella quale comunicava che non avrebbe provveduto alla trasmissione degli atti dell'inchiesta Why Not. La nota fu inviata anche al Csm ed al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

I legali di Saladino chiederanno remissione processo. L'avvocato Francesco Gambardella, difensore di Antonio Saladino, principale indagato nell'inchiesta Why Not, chiederà alla Corte di Cassazione che sia un giudice diverso quello delle sedi di Catanzaro, Salerno a Napoli a decidere su eventuali richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione che giungeranno a conclusione delle indagini. "A seguito - afferma Gambardella - delle ben note ed incresciose diatribe istituzionali sfociate nel contrasto tra due diverse Procure della Repubblica, una volta che si verificheranno le condizioni richieste dalla legge processuale, verrà probabilmente avanzata una richiesta di rimessione, sussistendo palesemente i presupposti di situazioni oggettive che potrebbero turbare lo svolgimento del processo, non altrimenti eliminabili". "Di ciò - prosegue - verrà, pertanto, investita, con apposita richiesta, la Suprema Corte di Cassazione. Il Supremo Collegio dovrà, quindi, risolvere la questione, designando il giudice che, in deroga alla competenza territoriale e tenendo nel debito conto che il processo, ove dovesse essere riconosciuta la causa legittimante la remissione, dovrà essere celebrato in sedi diverse da Catanzaro, Salerno e Napoli".

I PM di Salerno restano indagati. I sette magistrati della Procura di Salerno resteranno indagati per abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio anche dopo il dissequestro degli atti dell'inchiesta Why Not. Lo si è appreso in ambienti giudiziari. L'inchiesta, avviata dalla procura generale di Catanzaro con il relativo sequestro degli atti già sequestrati da Salerno, dovrebbe essere inviata alla Procura di Napoli competente ad indagare per i reati commessi dai magistrati di Salerno. Nel decreto di perquisizione però viene citato più volte il nome di Luigi De Magistris, il pm che avviò l'inchiesta Why Not, attualmente giudice del tribunale della libertà di Napoli. Proprio per questo motivo l'inchiesta della Procura generale di Catanzaro potrebbe finire a Roma.
Per i legali non sussistono reati. L'avvocato Francesco Saverio D'Ambrosio, difensore dei sette magistrati di Salerno indagati dalla Procura generale di Catanzaro, ha depositato una memoria difensiva per chiedere al Gip di non convalidare il sequestro degli atti dell'inchiesta Why Not. Gli atti sono stati controsequestrati dalla Procura generale del capoluogo calabrese dopo che a loro volta erano stati sequestrati dalla Procura campana. Alla base della memoria difensiva c'é "l'insussistenza delle ipotesi di reato - ha detto D'Ambrosio - ed anche il fatto che la Procura Generale di Catanzaro non poteva indagare i magistrati di Salerno. I magistrati della Procura generale, infatti, svolgono le funzioni di Pm per quanto riguarda l'inchiesta Why Not e non poteva svolgerla anche per indagare i loro colleghi di Salerno". "Ultimo elemento che va considerato - ha concluso - è che non c'é nessuna connessione tra i miei assistiti e le vicende relative a Why Not".

De Magistris "Momento delicato, non parlo". "E' un momento delicato, un momento in cui è opportuno non esprimere alcuna dichiarazione, al momento opportuno anche io dirò la mia". Così l'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, attualmente giudice del riesame di Napoli, ai cronisti che gli chiedevano un parere sul conflitto istituzionale tra le procure di Salerno e Catanzaro. De Magistris era presente oggi come imputato davanti al gip del Tribunale di Salerno Maria Teresa Belmonte nell'ambito dell'udienza preliminare in cui il giudice é chiamato a decidere su una opposizione ad una richiesta di archiviazione chiesta dalla procura di Salerno per De Magistris ed altri giudici.

De Magistris "Intercettato illegalmente". "Ho sempre avuto anche il sospetto di essere sottoposto ad intercettazioni illegali". E' quanto ha riferito l'ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, in una deposizione fatta ai magistrati di Salerno il 12 novembre del 2007. "Probabilmente - ha aggiunto - perché spesso ho avuto l'impressione di essere in qualche modo anticipato in alcune scelte che stavo facendo, perché io avevo accelerato soprattutto il lavoro non solo con il dottor Genchi (uno dei consulenti di De Magistris, ndr), che io pressavo affinché facesse presto, ma soprattutto ho avuto una riunione molto importante qualche giorno prima a Roma con il dottor Sagona, che é il mio consulente in materia bancaria, economico-finanziaria e societaria, e con il gruppo di lavoro costituito presso l'ufficio cambi, cioé che parliamo della principale struttura in materia dello Stato e in materia di verifiche patrimoniali".

Legale del PM Apicella "Non risulta PM denudato": "A me non risulta che il sostituto procuratore Salvatore Curcio sia stato denudato durante la perquisizione". Lo ha detto a Catanzaro l'avvocato Francesco Saverio D'Ambrosio, legale dei magistrati della procura di Salerno indagati dalla Procura generale del capoluogo calabrese. "Le modalità operative delle perquisizioni - ha aggiunto - sono state corrette ed in ossequio a quanto previsto dalla legge. Da ciò che mi risulta la perquisizione personale di Curcio è avvenuta in cucina mentre il magistrato di Salerno si trovava in un'altra stanza. Devo inoltre evidenziare che, subito dopo le perquisizioni non è stata lamentata nessuna modalità anomala"

PM Curcio conferma "Mi hanno denudato". Davanti alla Prima commissione del Csm il sostituto procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio ha confermato di essersi dovuto spogliare nel corso della perquisizione avvenuta nella sua abitazione e disposta dalla Procura di Salerno. La circostanza era già stata riferita al Csm dal pg di Catanzaro Enzo Jannelli. Oggi Curcio ha confermato che è stato un poliziotto a chiedergli di alzare la felpa ed abbassare il pantalone del pigiama per una perquisizione personale. Il fatto è avvenuto in una stanza del suo appartamento, diversa da quella nella quale si trovava il pm di Salerno Centore, che sovrintendeva all'operazione di perquisizione. Curcio ha anche raccontato che due dei suoi tre figli sarebbero stati fermati sulla porta di casa mentre si apprestavano ad uscire per andare a scuola, per poter compiere controlli anche all'interno dei loro zainetti. Ma il sostituto procuratore catanzarese avrebbe comunque difeso il comportamento del collega Centore, spiegando che questi ha ripreso il vice questore che aveva fermato i ragazzi.

Decisioni su De Magistris rinviate al 16 dicembre. Il gip del Tribunale di Salerno, Maria Teresa Belmonte, deciderà il prossimo 16 dicembre sulla opposizione alla richiesta di archiviazione per l'ex pm Luigi De Magistris e per i giudici Alberto Iannuzzi, ex gip a Potenza e Rocco Pavese gip al Tribunale di Potenza, in relazione alla conduzione dell' inchiesta "Toghe Lucane". Il giudice per le indagini preliminari al termine dell'udienza di oggi (erano presenti sia De Magistris, sia Iannuzzi) si è riservata la decisione spiegando che dovrà acquisire dalla procura della Repubblica di Salerno una nota con cui il pm Gabriella Nuzzi informava il Csm del coinvolgimento nel procedimento del giudice Vincenzo Montemurro, attualmente pm a Salerno. La posizione di Montemurro è stata stralciata nei mesi scorsi e inviata per competenza all'ufficio gip del Tribunale di Napoli. Presente all'udienza anche il giudice del Tribunale di Roma Licia Genovese difesa dall' avvocato Antonio Russo. I magistrati sono indagati, a vario titolo, per calunnia e diffamazione dopo una denuncia della stessa Genovese e di altri imputati coinvolti nell'inchiesta sulle cosiddette "toghe lucane" avviata dallo stesso De Magistris quando era pm alla procura di Catanzaro. I legali del giudice Genovese avevano chiesto preliminamente durante l'udienza di oggi la trasmissione degli atti al gip di Napoli ritenendo illegittimo lo stralcio compiuto dalla procura di Salerno che aveva inviato a Napoli soltanto il fascicolo relativamente alla posizione del giudice Montemurro. La difesa di De Magistris rappresentata dall'avvocato Stefano Montone ha invece ritenuto legittimo lo stralcio per il solo Montemurro spiegando che il fascicolo che riguarda gli altri magistrati deve restare di competenza del Tribunale di Salerno. Anche su questo aspetto procedurale il gip si pronuncerà il 16 dicembre prossimo.

Mastella "Anche io decisi su PG Catanzaro". "C'erano state ispezioni che duravano da mesi e non da quando io ero arrivato. Queste ispezioni esistevano precedentemente, però si dimentica che in quella circostanza io attuai una procedura che è la stessa che ha utilizzato ora la I commissione del Csm cioé decisi per De Magistris, ma anche (che è decisione di questi giorni) per il trasferimento del procuratore della Repubblica di Catanzaro". A ricordarlo è l'ex Guardasigilli Clemente Mastella conversando con Maurizio Belpietro su Canale 5. "E avvenne per le condizioni che si erano create - aggiunge - quelle che mi che erano state palesate, riscontrate dagli ispettori che si erano recati là...". Mastella poi ribadisce di essere stato vittima di "un complotto". "I fatti di questi giorni - afferma - forse testimoniano che io sono finito in una sorta di imbuto dove mi hanno precipitato. Io ho fatto semplicemente il mio dovere". E questo, prosegue, "forse non piaceva ad alcuni". "Credo - osserva - che in questi giorni vengano fuori, emergano casi abbastanza eclatanti ed evidenti". L'ex ministro continua a difendersi dalle accuse che gli sono state mosse ("io non ho mai fatto affari con nessuno"), ma fa notare che se conosce lui "una persona diventa un problema. Se la stessa persona la conoscono altri miei colleghi di governo, come si è visto in questi giorni, là non c'é censura, non c'é un atteggiamento di natura moralistica" nei loro confronti, "mentre rispetto a me c'é stata sempre una valutazione di tipo contrario". E sempre a proposito della vicenda di De Magistris, Mastella sostiene che il Csm in questa occasione "é stato molto veloce, rapido. In altre circostanze questa velocità non si è riscontrata". "Sento parlare di complotto - sottolinea - ma l'unico complotto che è avvenuto, probabilmente, è avvenuto contro di me". Per l'ex Guardasigilli "ora è urgente una riforma della giustizia" che andrebbe fatta d'intesa tra maggioranza e opposizione". La separazione delle carriere non "é un grandissimo problema", ma è senz'altro una questione "che si pone"

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