Catturato il boss De Stefano. Latitante dal 2003 era con moglie e figli
L'arresto di Giuseppe De Stefano, che era indicato tra i primi 30 latitanti più pericolosi d'Italia, è certamente un anello grosso della catena criminale di questa città". Il capo della Squadra mobile Renato Cortese ha tratteggiato la figura dell'arrestato, "sulle cui spalle erano ricadute le responsabilità di comando del clan De Stefano che certamente possiamo definire uno dei casati storici della storia della 'ndrangheta calabrese''. Renato Cortese, inoltre, ha fornito alcuni particolari dell'operazione che hanno condotto alla cattura di Giuseppe De Stefano. "Abbiamo seguito per tanto tempo un sorvegliato speciale suo fiancheggiatore che abbiamo arrestato. Si tratta di Giovanni Tavella, uno dei fedelissimi del boss latitante. Egli stesso abitava nello stabile dove abbiamo catturato De Stefano, al quarto piano. De Stefano invece, in compagnia della moglie e dei due figli, lo abbiamo individuato al sesto piano quando siamo riusciti a capire che in quell'appartamento vi erano certamente dei bambini. Giuseppe De Stefano infatti, nelle festività principali e durante i periodi estivi era solito ricongiungersi alla propria famiglia. Quando ha capito che lo avevamo raggiunto, ci ha aperto la porta, non ha fatto alcuna resistenza e ci ha riferito che non era in possesso di armi. Probabilmente - ha concluso Renato Cortese - Giuseppe De Stefano in queste ultime settimane aveva deciso di rimanere stabilmente nel suo territorio, forse a causa di alcune lotte intestine che si sarebbero verificate all'interno della sua cosca di appartenenza". Il procuratore capo della Repubblica Giuseppe Pignatone, durante l'incontro con i giornalisti in Questura, ha manifestato la propria "soddisfazione per il prezioso lavoro perseguito dalla squadra mobile. Oggi è stato conseguito un risultato di particolare valore perché Giuseppe De Stefano - ha sottolineato il procuratore Pignatone - significa top della 'ndrangheta. Siamo riusciti a raggiungerlo anche grazie a molti indizi fornitici a suo tempo dal collaboratore di giustizia Fiume a suo tempo uno dei suoi piu' fidati collaboratori. Da oggi in poi - ha proseguito Pignatone - cominceremo alacremente a lavorare per ulteriori obiettivi. Nei prossimi giorni comunque, con il prosieguo delle indagini, cercheremo di capire quali ripercussioni avranno gli assetti di mafia in città con l'arresto di Giuseppe De Stefano. Certamente andremo avanti, faticando anche per la limitatezza di risorse, poiché un punto é chiaro: i grandi latitanti preferiscono rimanere ancorati al territorio di origine. Quel legame è fondamentale per dirigere i traffici illeciti. Questa teoria trova conferma piena con quanto già avvenuto con la cattura di Pasquale Condello".
L'arresto. La Polizia di Stato ha arrestato a Reggio Calabria Giuseppe De Stefano, ritenuto il capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta. De Stefano era inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi diramato dal Ministero dell'Interno. Giuseppe De Stefano è stato arrestato dalla Squadra mobile di Reggio Calabria in un appartamento nel centro della città. L'uomo che ha 39 anni, è ricercato dal 2003 per associazione di stampo mafioso e altri reati. De Stefano deve scontare una pena a 10 anni di carcere.
Era con moglie e figli. Era con la moglie e i figli in un appartamento del quartiere Pietrastorta di Reggio Calabria, Giuseppe De Stefano, il latitante a capo della cosca omonima arrestato dalla squadra mobile. De Stefano, che si incontrava con la famiglia eludendo i controlli delle forze di polizia, quando e' stato arrestato non era armato
Al boss tolta la patria potestà. Giuseppe De Stefano, il boss della 'ndrangheta arrestato dagli agenti della squadra mobile a Reggio Calabria, aveva perso, proprio per la sua condizione di latitante, la patria potesta' sui suoi due figli. La decisione era stata adottata dal Tribunale dei minori di Reggio Calabria che aveva motivato sostenendo che "il padre finora appare essere rimasto estraneo all'educazione dei figli, che è stata gestita totalmente dalla moglie. Il suo prolungato stato di latitanza ha privato i figli dell'ineliminabile figura paterna e del ruolo che essa è chiamata a svolgere nell'equilibrata formazione del carattere". I giudici del Tribunale dei minori hanno sostenuto che la latitanza di De Stefano ha condotto ad una "pressoché sua totale assenza dalla vita dei figli e, quindi, in un atteggiamento che per i suoi gravi effetti sui figli medesimi, deve essere sanzionato con la perdita della potestà". Giuseppe de Stefano è figlio di Paolo, già a capo della cosca, che venne ucciso in un agguato nel 1985
Grasso "Prosegue lotta ai clan". ''L'arresto del latitante Giuseppe De Stefano è la dimostrazione che il contrasto alle cosche prosegue non solo con il sequestro dei beni ma anche con la cattura dei capimafia". Lo dice il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, commentando l'arresto di Giuseppe De Stefano avvenuto oggi a Reggio Calabria. Il capo della Direzione nazionale antimafia si è anche congratulato con la Polizia di Stato e con gli agenti della Squadra mobile di Reggio Calabria che hanno eseguito il blitz. "L'opera incessante delle forze dell'ordine - conclude Grasso - prosegue per togliere uomini collusi e risorse economiche alla 'ndrangheta''.
Napoli "Serve adeguata attività di contrasto". La componente della commissione parlamentare antimafia, Angela Napoli, in una nota evidenzia che la cattura del latitante Giuseppe De Stefano e' un "importante abbattimento del potere delle cosche mafiose". "Non v'é dubbio - aggiunge - che la cattura di latitanti, peraltro quale quella della "caratura" del boss Giuseppe De Stefano, va a merito della capacità investigativa delle Forze dell'Ordine, in questo caso degli uomini della Squadra Mobile della Polizia di Stato di Reggio Calabria". "Tuttavia - prosegue Napoli - il lungo tempo di latitanza, gli agi degli appartamenti nei quali vivono, la permanenza sul territorio di residenza, la possibilità di movimento e di rapporto con le rispettive famiglie, il mantenimento del "dominio" su ogni attività, impongono un'analoga attività di contrasto per colpire tutti coloro che con le varie coperture favoriscono i criminali"
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