La Casa della Legalità - Onlus è un'associazione nazionale di volontariato, indipendente ed opera senza finanziamenti pubblici o sponsor

seguici e interagisci suFACEBOOK TWITTER  YOUTUBE

CASA DELLA LEGALITA' E DELLA CULTURA - Onlus
Osservatorio sulla criminalità e le mafie | Osservatorio sui reati ambientali | Osservatorio su trasparenza e correttezza della P.A.

La Spezia - Rifiuti, un cavillo blocca l'impianto di smaltimento

Un vizio di forma "brucia" l'impianto rifiuti da 24 milioni. Stop del Consiglio di Stato alla Spezia.
Inaugurato lo scorso giugno, per trasformare l'indifferenziata in cdr, non è mai partito. Esultano gli ambientalisti...


LA SPEZIA. Un terremoto. Lo stop del Consiglio di Stato all'impianto di produzione del cdr (combustibile da rifiuti) di Saliceti, nel Comune di Vezzano ligure, rischia di trasformarlo in una cattedrale nel deserto rimettendo in discussione il Piano provinciale dei rifiuti, cavallo di battaglia delle amministrazioni di centrosinistra. Inaugurata in pompa magna lo scorso giugno - dopo mesi di polemiche, di ricorsi al Tar da parte dei comitati ambientalisti tra cui "Vivere bene la macchia", assistiti dall'avvocato amministrativista chiavarese, Daniele Granara, e di controricorsi degli enti locali - la struttura è costata 24 milioni di euro, finanziati in parte da Acam (18) e dalla Regione (6). L'impianto - alternativo alla contestata opzione del forno inceneritore - è stato progettato per accogliere i camion carichi di rifiuti indifferenziati, almeno 90 mila tonnellate all'anno, da trasformare in 45 mila di cdr. Questo va poi bruciato con l'obiettivo di abbattere i costi di gestione del 20% passando da 140 a 110 euro a tonnellata di rifiuti.
Per vedere ultimato (ma non ancora operante per via dei collaudi da perfezionare) l'impianto ci sono voluti oltre tre anni di lavori e 18 mesi di fermo, causa dei ricorsi al Tar degli ambientalisti, sbloccati poi dal disco verde del Consiglio di Stato del luglio del 2006. Ora, i giudici hanno confermato l'incompetenza dell'organo politico nell'approvazione del progetto, di competenza del dirigente tecnico. Da qui l'accoglimento del ricorso dei comitati.
«Non ci aspettavamo una sentenza simile anche perché la prima sospensiva concessa dallo stesso Consiglio di Stato ci sembrava favorevole alle nostre ragioni - commenta il presidente della Provincia, Marino Fiasella - Questo stop è dovuto a motivi procedurali e non di merito. Ci consulteremo con lo studio legale Acquarone sul da farsi anche se credo che verrà avviata la richiesta di sanatoria. Certo che questo intoppo non ci voleva. La situazione è già abbastanza complicata ma non prendo assolutamente in considerazione la possibilità di una chiusura di Saliceti. Sarebbe un disastro».
Opposta e del tutto positiva, paradossalmente, la reazione dell'amministratore delegato di Acam, Ivan Strozzi, e del presidente, Stefano Sgorbini. «In realtà il Consiglio di Stato ha dato ragione a Provincia e Acam stabilendo che la procedura adottata per l'approvazione del progetto, con relativa variante allo strumento urbanistico comunale è corretta, sia dal punto di vista della competenza che da quello urbanistico». Ma al tempo stesso Acam ammette che «esiste un profilo di irregolarità formale rilevato dal Consiglio di Stato nel mancato invio agli intersessati di una nuova comunicazione di avvio del procedimento». Così alla beffa della mancata attivazione dell'impianto, dopo 5 mesi dall'inaugurazione, si apre anche una disputa sulle interpretazioni della sentenza che non fa presagire nulla di positivo.
I numeri di Saliceti, a due passi dal casello autostradale di Santo Stefano Magra, parlano di 25 mila metri quadrati di superficie, 15 persone operative su due turni e 90 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati da trasformare. Il nodo è come smaltire il cdr prodotto e, su questo, va avanti da mesi un acceso dibattito tra le forze politiche. La convenzione stipulata da Acam con la ditta costruttrice prevede che, per tre anni, il cdr venga inviato fuori provincia e smaltito gratuitamente. Poi, si dovrà trovare una soluzione definitiva.
E qui è in corso la "bagarre" perché, tra le ipotesi, c'è quella di bruciarlo nella centrale Enel di Vallegrande, avversata soprattutto dagli ambientalisti e da Rifondazione comunista che paventano un aumento dell'inquinamento ambientale. L'altra evenienza è quella di conferire tutto in un termovalorizzatore che potrebbe essere anche di base regionale. Ma - sostengono i fautori della soluzione-Enel - portare via il cdr costerebbe un sacco di soldi e, come sempre, saranno i cittadini a pagare. Ora, con la pronuncia del Consiglio di Stato, Saliceti attende di conoscere il suo futuro. La motivazione della sentenza non è ancora nota ma il ricorso di Provincia e Acam contro il verdetto del Tar ligure è stato respinto e questo fa cantare vittoria agli ambientalisti e agli abitanti della zona che da sempre si sono opposti alla costruzione dell'impianto. «Siamo soddisfatti della sentenza - dichiara entusiasta il presidente del comitato "Vivere bene la Macchia", Carla Bertolotti - è la prova che le nostre battaglie erano giuste. E oggi raccogliamo i frutti».
Amerigo Lualdi
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Stampa Email

Frammenti sulla Liguria

Frammenti su altre Regioni

Dossier & Speciali

I siti per le segnalazioni

Osservatorio Antimafia
www.osservatorioantimafia.org

Osservatorio Ambiente e Salute
www.osservatorioambientesalute.org

Osservatorio sulla
Pubblica Amministrazione
www.osservatoriopa.org

 

e presto online

sito in fase di allestimento