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Un complotto fermò il Pm che indagava su Mastella

La richiesta di archiviazione della posizione dell'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, inizialmente indagato da Luigi De Magistris nell'inchiesta "Why not", è finita sotto la lente dei magistrati della Procura di Salerno, che ora hanno iscritto sul registro degli indagati diversi soggetti, tra cui molti magistrati in servizio a Catanzaro. Al procuratore generale di Catanzaro, Enzo Iannelli e ai sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo vengono contestati, in particolare, i reati di concorso in abuso d'ufficio, falso ideologico, favoreggiamento e calunnia, «con riguardo all'illecita richiesta di archiviazione nei confronti dell'ex ministro della Giustizia Mastella». Ma l'elenco delle persone a cui nella giornata di ieri sono stati notificati gli avvisi di garanzia è molto più corposo. Ta loro, infatti, figurano tra gli altri anche il procuratore aggiunto di Catanzaro Salvatore Murone, il sostituto Salvatore Curcio e l'imprenditore Antonio Saladino, il re della Compagnia delle opere, fulcro centrale dell'inchiesta Why Not...


La procura di Salerno, nei decreti di perquisizione e sequestro notificati ieri, evidenzia che «l'iscrizione di Mastella nel registro degli indagati da parte di De Magistris fu doverosa in quanto vi erano plurimi elementi indiziari per procedere nei suoi confronti». «De Magistris - sempre secondo i magistrati campani - È stato oggetto di calunnia in quanto si è voluto far credere che egli avesse un conflitto di interesse nei confronti dell'allora ministro Mastella, il quale chiedeva il trasferimento del pm che faceva indagini in un procedimento che vedeva coinvolto anche lo stesso Guardasigilli».

Quindi un colpo di scena per quanto riguarda la posizione del pm Luigi De Magistris, trasferito dopo il procedimento disciplinare del Csm a Napoli, con compiti non giudicanti. Infatti, secondo i magistrati della procura campana: «La sottrazione dei procedimenti Poseidone e Why Not all'ex magistrato catanzarese e la loro successiva gestione è servita a fermare il pm calabrese, danneggiare lui, consulenti tecnici e persone informate sui fatti, ostacolare le inchieste, smembrarle, disintegrarle e favorire taluni indagati»'.

L'indagine Why not, su una presunta loggia "coperta", un comitato d'affari fatto di politici, imprenditori, uomini delle istituzioni, che si sarebbe occupato di distrarre fiumi di denaro pubblico, provenienti da Bruxelles e diretti in Calabria, passando per Roma, registrò il colpo di scena nel luglio 2007, quando venne iscritto come indagato anche l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

Il successivo 14 ottobre fu iscritto nel registro degli indagati anche l'allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, il cui nome era emerso nell'inchiesta già nei mesi precedenti. Mentre per quanto riguarda il caso Poseidone, quest'ultimo scoppiava, precisamente, il 16 maggio 2005, con la notifica di 12 avvisi di garanzia: fra gli indagati l'ex presidente della Regione Calabria nonché ex commissario per l'emergenza ambientale, Giuseppe Chiaravalloti; l'ex responsabile unico del procedimento presso l'Ufficio per l'emergenza e consigliere d'amministrazione dell'Anas, Giovanbattista Papello; l'ex assessore all'Ambiente Domenico Basile. Ma molti altri nomi di primo piano vennero coinvolti nel corso dei mesi nell'inchiesta. Fra essi, quello dell'avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli, gia' coordinatore di Forza Italia in Calabria. Un intreccio quindi politico - mafioso - massoneria che scatenò persino gli ispettori del ministero di Grazia e Giustizia che invio in Calabria gli ispettori.

Laconico il commento del Procuratore generale di Catanzaro Enzo Ianelli, finito anche lui sotto inchiesta per essersi rifiutato di mandare gli atti relativi a Poseidone eWhy Not richieste dalla procura di Salerno. «Di quanto accaduto oggi ho informato il capo dello Stato, il Csm ed il ministro della Giustizia con i quali mi terrò in contatto». Poi prima di lasciare il palazzo di giustizia il capo della procura generale ha detto: «Per quanto riguarda l'attività svolta dalla procura di Salerno negli uffici giudiziari di Catanzaro - ha aggiunto - non si può rilasciare alcuna dichiarazione». Nessun commento, invece, da parte degli investigatori giunti da Salerno: un centinaio di carabinieri guidati dal procuratore capo Luigi Apicella e dai suoi sostituti Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi. I militari dell'Arma hanno sequestrato atti, computer e dischi rigidi in uso a magistrati della procura di Catanzaro, altri computer sono stati sequestrati anche nelle case e negli uffici di altri indagati tra cui Antonio Saladino e ad un commercialista di Cosenza.

Filippo Cutrupi

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