Acquasola, il peccato originale. Sulla scelta l´ombra delle tangenti: spunta un nuovo ricorso
Resta il fatto che quella società venne scelta non per indubbie capacità costruttive o per aver garantito il miglior prezzo, ma dietro pressioni partitiche e pagamento di tangenti. Quelle confermate dalla condanna - confermata in appello - per concussione e corruzione contro Giovanni Bagnara, allora assessore dc alle strade del Comune, ritenuto altrettanto responsabile dalla Corte dei Conti, che anche in appello, nel luglio scorso, ha ribadito la condanna a 400 mila euro di danno erariale, di cui centomila per danno d´immagine al Comune.
E se da un lato questo elemento è la chiave su cui si incentra un secondo ricorso al Tar, ancora in attesa di pronunciamento, presentato dall´avvocato Mattia Crucioli per conto di una ventina di residenti della zona, dall´altro l´intera vicenda viene segnalata in una lettera inviata due settimane fa dagli stessi ricorrenti alla sindaco Marta Vincenzi e al consulente per i servizi pubblici Maurizio Maresca. Nella lettera si invita il Comune ad autotutelarsi revocando, proprio per queste ragioni, la concessione e la gestione dell´impianto la cui realizzazione è peraltro sempre più improbabile.
«La magistratura ha fatto ciò che noi non potevamo fare» ha commentato la sindaco alla notizia della sentenza del Tar che ha dato ricorso agli ambientalisti. ma già due settimane fa, i residenti-ricorrenti scrivevano: noi ricorriamo al tribunale, ma siamo persuasi «che una buona amministrazione pubblica non debba necessariamente attendere l´esito di un ricorso giurisdizionale per modificare proprie scelte errate».
E quindi, vedete voi amministratori come annullare in autotutela tutti i provvedimenti autorizzativi del progetto; se peraltro, dopo una nuova valutazione, si insistesse nel voler realizzare lì un parcheggio interrato, si ricordi, cara sindaco, che due delibere del 12987 - giunta Campart - prevedevano il rispetto dei principi di evidenza pubblica per al scelta del concessionario e del relativo progetto.
Un altro mondo? Sì, ma a volte ritornano. L´avvocato Crucioli ha scavato in migliaia di delibere comunali, carte societarie, sentenze delle corti d´assise e d´appello e di Genova sulla tangentopoli genovese, e ancora della Corte dei Conti. Punto di partenza: l´assegnazione del 12 marzo 1990 alla Sistema parcheggi srl (allora costituita da Ansaldo, Consorzio Genova Domani, Coopsette, Genova Sviluppo, Garaventa Spa, Gepco, Autopark Genuense) della costruzione e gestione del sistema di parcheggi in sottosuolo in piazza della Vittoria, piazzale Kennedy, largo Santa Maria dei Servi, Spianata Acquasola, piazza Palermo, piazza Paolo da Novi.
Considerati positivamente l´esperienza specifica e le condizioni economiche; la storia, però, ci avverte che le cose, in realtà andarono diversamente. Che i costruttori vennero avvicinati da esponenti della Dc e del Psi che li avvertirono come il loro progetto non era proprio il migliore ma che un buon pagamento ai partiti avrebbe significato la concessione seduta stante. Concussi, quindi, non corruttori: la condanna segnò invece, tra gli altri, Giovanni Bagnara, che ammise di aver preso mazzette. Fu invece assolto Claudio Burlando, arrestato da sindaco in carica, che era stato accusato solo di abuso d´ufficio.
E negli anni la Sistema Parcheggi, a forza di spostamenti e subentri, ha cambiato soci e rappresentanti; l´ultima scheda, risalente al mese scorso, comprende le società Beler Gardella, Carena, Sci e Gambino. Ma quello che non va, si legge nella lettera inviata alla Vincenzi e che fa riferimento al ricorso dell´avvocato Crucioli, è che la transazione decisa dal Comune, nel corso della prima giunta Perìcu, conferma tutti gli elementi definiti nella prima concessione: quella che invece, proprio per le vicende giudiziarie che la riguardarono, avrebbe dovuto essere rimessa in discussione.
Ma non è finita: perché il 3 luglio scorso anche la giunta Vincenzi ha stipulato un patto integrativo che prevede termini ulteriormente migliorativi per la Sistema Parcheggi, in termini di posti auto da realizzare, durata della concessione, diritti di superficie e altri elementi. certo, tutto questo potrebbe non avere alcun valore, se il parcheggio non verrà mai realizzato. ma se la sistema parcheggi, com´è probabile, ricorrerà al Consiglio di stato e se l´ultima sentenza gli desse ragione? Ecco perché il Comune dovrebbe autotutelarsi e cancellare tutto.
Donatella Alfonso
