I camalli senza cassa.
I camalli senza cassa. Il nuovo presidente dell'Autorità Portuale Luigi Merlo e il segretario Giambattista D'Aste non hanno firmato la richiesta (ancora datata 2007) che avrebbe dato il via libera alla cassa integrazione straordinaria delle compagnie portuali Culmv e Pietro Chiesa. Una decisione che nelle scorse settimane ha determinato fortissime tensioni - con uno scontro sulle scale di Palazzo San Giorgio tra i sindacalisti e lo stesso D'Aste - ma che, visti gli ultimi risvolti dell'inchiesta dei magistrati della procura sul porto, è stata avveduta, mentre si profila un restyling in grande stile nei posti-cardine dell'Autorità...I precedenti segretari generali, Erido Moscatelli e Alessandro Carena, sono stati infatti indagati per truffa aggravata ai danni dell'Inps. A giudizio della magistratura, avrebbero favorito entrambe le compagnie nell'ottenere gli ammortizzatori sebbene, sempre secondo i pubblici ministeri, non ne avessero diritto.
Il punto è il solito: qualificate come «operatori portuali», Culmv e Pietro Chiesa per legge non potrebbero essere considerate anche «prestatori di manodopera», l'inquadramento che consente di beneficiare della cassa integrazione straordinaria, in pratica un compenso per le giornate senza lavoro ma nelle quali camalli e carbunin (come vengono tradizionalmente chiamati i soci della "Pietro Chiesa") sono rimasti a disposizione. Netta e uniforme la replica dei lavoratori e dei sindacati: «Esiste da sempre un vuoto normativo e soprattutto sono stati stipulati "patti per il lavoro", con il via libera della prefettura, che regolamentavano in modo provvisorio la situazione, dando diritto alla "cassa" per i portuali».
E però i Pm Enrico Zucca, Walter Cotugno e Mario Morisani hanno chiesto al giudice per le indagini preliminari il sequestro cautelativo di beni personali per un totale di più di due milioni e mezzo di euro (790 mila euro per Carena, un milione e 800 mila per Moscatelli). Neanche il caso di dire che se Merlo e D'Aste avessero dato il semaforo rosso alle nuove richieste, si sarebbero ritrovati nella stessa situazione. L'istanza della cassa per il 2008, infatti, era l'ultima eredità di Moscatelli.
Comprensibile la rabbia dei portuali. Ma le mosse della nuova dirigenza dell'Autorità sono costantemente determinate e in qualche modo scandite dai tempi dell'indagine giudiziaria.
Merlo ha per esempio stoppato la seconda tranche del maxi-versamento (una specie di compenso per la "gestione transitoria" del terminal Multipurpose) che sarebbe dovuto transitare dalle casse dell'Autorità a quelle della Culmv. Ritenuto illegittimo dalla magistratura, che ha già tentato di sequestrare la prima rata e soprattutto accusato di truffa sia l'ex numero uno di palazzo San Giorgio Giovanni Novi sia il console Paride Batini.
La sfida sui moli si fa dunque sempre più incandescente. Tenuto conto che, per gli effetti perversi determinati dall'abnorme politica del personale durante l'era Novi (che gli ha fruttato, fra le altre, un'iscrizione sul registro degli indagati per abuso d'ufficio, ipotesi collegata alle assunzioni per compiacere le raccomandazioni di alcuni "potenti"), diventa ora difficile coprire pure le esigenze più immediate.
Il ministero ha dato il via libera, infatti, solo ad alcune nuove integrazioni d'organico, e a tempo determinato, per affrontare le emergenze più impellenti nei settori del demanio e dei lavori pubblici. Ma nulla di più.
Non solo. Merlo sta organizzando, proprio in questi giorni, un valzer nei ruoli «apicali», cioè i più importanti, dell'Autorità portuale. Sarà una rivoluzione soft, nel senso che cercherà di partire dai dirigenti ormai prossimi alla pensione. Uno svecchiamento complessivo delle mansioni gestito con l'obiettivo di evitare, per quanto possibile, fratture e traumi in una realtà già sufficientemente devastata e frammentata come quella del porto di Genova.
Difficile quindi prevedere che piega prenderà l'inchiesta sulla cassa integrazione, sebbene appaia improbabile che le responsabilità si possano attribuire in modo così netto agli ex segretari. Tra le centinaia di documenti sequestrate dalla Finanza, c'è infatti il fitto carteggio fra l'Autorità portuale e il ministero dei Trasporti, che certifica come il secondo fosse pienamente a conoscenza dei problemi e del "vuoto normativo" dello scalo genovese, e del controverso inquadramento delle due compagnie. Non è un mistero, insomma, che in procura si guardi con attenzione a Roma e all'operato di chi ha dato il via libera anche dalla capitale alla "cassa".
È invece notizia delle ultime ore la predisposizione della richiesta di rinvio a giudizio per il filone Multipurpose, la spartizione (i pm sostengono illegale) della maxi-banchina dalla quale si è originato tutto il terremoto. Nella lista degli indagati, ricordiamo, ci sono nomi-cardine nella gestione recente della portualità ligure: non solo l'ex presidente Giovanni Novi ma, fra gli altri, ancora Alessandro Carena, il superconsulente Sergio Maria Carbone, l'armatore Aldo Grimaldi e l'imprenditore Aldo Spinelli.
MATTEO INDICE e MARCO MENDUNI
