Amianto sui treni, l'Inail accusa
Quattromila domande per la concessione dei benefici contributivi della legge sull'amianto in sospeso da almeno due anni. Sono quelle presentate dai ferrovieri liguri e che l'Inail, l'istituto che certifica l'esposizione dei lavoratori alla micidiale fibra dell'asbesto, non può esaminare in gran parte per la «scarsa collaborazione» da parte di Trenitalia. «Manca ancora la metà dei curriculum necessari a ricostruire la storia lavorativa di ciascuno. E soprattutto mancano le carte per poter approfondire le diverse attività svolte e i luoghi nei quali venivano portate a termine», spiegano dalla direzione provinciale dell'ente assicuratore...Arrivano carte insufficienti se non proprio inutilizzabili e questo impedisce all'organo tecnico dell'Inail, il Contarp, di esprimersi sulla presenza o meno di un'esposizione all'amianto superiore alla soglia massima di 100 fibre per litro, mentre alcuni operai sono già morti per tumori legati all'asbesto. Di più. I documenti consegnati sono duramente contestati dalle organizzazioni sindacali, e in particolare la Filt Cgil, perché dichiarano, come rivelato ieri dal Secolo XIX, una circostanza smentita dagli stessi documenti aziendali: «A partire dall'anno 1984 - scrivono le ex Ferrovie - tutte le lavorazioni in presenza del rischio amianto sono state espletate negli impianti dove nel frattempo sono stati utilizzati locali confinati e protetti». «È falso», attacca Guido Fassio, segretario regionale della Cgil trasporti: «È una vergogna questo atteggiamento dell'azienda che nega un'evidenza dimostrata dalle analisi ambientali eseguite negli anni Ottanta e Novanta». Si fa qui riferimento a un dossier sull'amianto in ferrovia che lo stesso Inail preparò a cavallo tra il 2005 e il 2006, intitolato "Linee guida per la valutazione tecnica dell'esposizione all'amianto per i lavoratori delle Ferrovie", in possesso del Secolo XIX. L'analisi dei consulenti dell'ente pubblico, in sintesi, rivelava che «dopo il 1983/1984 iniziò una robusta campagna aziendale per mettere in sicurezza le operazioni di decoibentazione e gli interventi di riparazione più contaminati dall'amianto - si legge - Restano incerte le date e le aree di lavoro interessate dall'effettiva cessazione dell'esposizione alla fibra in concentrazioni superiori alle 100 unità per litro». Fu una «cessazione graduale» che durò fino ai primi anni Novanta.
Ma nelle quasi 50 pagine di dossier emergono comunque particolari molto interessanti. Sono intanto 5 le categorie delle lavorazioni a rischio che vengono individuate dagli esperti Inail: la manutenzione ciclica del materiale rotabile; la manutenzione corrente sempre del materiale rotabile; la manutenzione della massicciata, ovvero dell'armamento ferroviario; la manutenzione degli impianti elettrici di linea; la manutenzione degli impianti di sicurezza (per esempio i passaggi a livello). L'amianto è presente in tutte queste operazioni. Le tre categorie di lavoratori che vengono sottoposti quindi ad analisi sono: il personale di macchina; il personale viaggiante; il personale di stazione. Illuminanti alcuni passaggi del dossier: a proposito della manutenzione del materiale rotabile, per esempio, cioè delle carrozze, si sottolinea che «solo in casi di rappezzi estesi dopo l'83 si faceva ricorso, ove prevista alla sala di bonifica». E si aggiunge che «secondo la documentazione per migliorare i tempi di completamento, alla bonifica partecipano, oltre alle grandi officine, anche alcuni impianti delle manutenzioni correnti». E, più avanti, la frase che smentirebbe la tesi sostenuta dalle Ferrovie, a proposito delle date: «Il pieno recepimento della direttiva per la prevenzione del rischio amianto può considerarsi concluso entro il 1990-1991».
Sono questi i retroscena che emergono scavando a fondo sul caso degli operai delle officine delle ex Ferrovie dello Stato genovesi. Centinaia di lavoratori (adesso ne rimane in servizio una novantina) ai quali non è stato ancora riconosciuto il diritto ai benefici della legge sull'amianto che, invece, a pioggia ha favorito il prepensionamento di altre categorie. Delle 4.000 pratiche attualmente in sospeso all'Inail ligure, duemila riguardano lavoratori che per la quasi totalità sono stati dichiarati dall'azienda «non esposti all'amianto». Per i duecento operai delle officine che hanno chiesto gli scivoli previdenziali previsti, Trenitalia ha fornito la storia professionale di ciascuno con la precisazione contestata sugli ambienti "confinati" e "protetti".
Ora che l'inchiesta della Procura di Genova ha scoperchiato casi di abusi e corruzione, sui quali sono in corso le indagini dei sostituti procuratori Vittorio Ranieri Miniati e Luca Scorza Azzarà, i lavoratori attraverso i loro rappresentanti sono usciti allo scoperto. «Abbiamo avuto negli ultimi anni almeno cinque morti per mesotelioma pleurico, malattia legata all'esposizione all'amianto, tra gli operai che hanno lavorato nelle officine genovesi», rivela Guido Fassio. «Portiamo avanti questa battaglia da anni purtroppo senza vederne la fine - aggiunge Fabrizio Castellani, segretario Cgil comparto ferrovie - i curriculum consegnati dall'azienda sono sostanzialmente tutti uguali e dichiarano che le lavorazioni dal 1984 sono state sempre svolte in sicurezza. Non è vero».
Trenitalia chiamata a replicare precisa: «La nostra azienda è stata la prima in Italia ad applicare tutti i protocolli per la gestione delle bonifiche e delle lavorazioni in ambienti contaminati e il nostro esempio è stato applicato da tutte le più grandi aziende. I dati sulla presenza di fibre nelle officine si riferiscono ad analisi a campione ma non hanno un valore che è possibile ritenere costante nel tempo. E poi certe concentrazioni di fibre devono essere accertate per otto ore lavorative al giorno».
Su questi temi il braccio di ferro azienda-sindacati continua ed è destinato a proseguire nelle aule giudiziarie, in particolare di fronte alla Corte dei conti, che tratta i contenziosi degli ex lavoratori statali delle ferrovie: «Abbiamo una quindicina di cause pendenti e un'altra quindicina pronte a partire - spiega l'avvocato Agostino Califano, legale dei ferrovieri Cgil - e almeno una causa di risarcimento danni per una morte dovuta al mesotelioma è in corso. Evidentemente è questo che l'azienda vuole scongiurare, vale a dire la responsabilità penale e civile per le malattie professionali e per le morti legate all'esposizione all'amianto dei suoi dipendenti».
dall'inviato Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
