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Revocato il 41 bis al boss Araniti, mandante omicidio Ligato

18 nov 08 Niente più carcere duro, dopo nove anni di isolamento, per il boss della 'ndrangheta Santo Araniti, condannato all'ergastolo per essere stato tra i mandanti dell'omicidio dell'ex presidente delle Ferrovie dello Stato e parlamentare democristiano Lodovico Ligato, ucciso nell'agosto 1989 nella sua casa al mare alla periferia di Reggio Calabria... Lo ha deciso la Cassazione respingendo il ricorso del Procuratore della Corte di Appello di Torino che chiedeva, appoggiato dal parere favorevole espresso dal Ministero della Giustizia, il ripristino del 'carcere duro' per Araniti a causa della sua perdurante pericolosità e del ruolo di capocosca che tuttora ricoprirebbe. Senza successo il Pg di Torino ha sostenuto - nel suo ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di sorveglianza del capoluogo piemontese che a gennaio ha revocato il 41 bis ad Araniti - che la cosca del boss "é tuttora attiva, che perdura la latitanza di Pasquale Condello, sodale di Araniti e complice dell'omicidio Ligato, che Araniti è indagato per concorso in un altro omicidio". La Suprema Corte - con la sentenza 43028 depositata oggi e relativa ad una udienza a porte chiuse svoltasi lo scorso 16 ottobre - gli ha risposto che quella della revoca è stata una decisione assunta "correttamente". Per i giudici di Piazza Cavour è valida la conclusione del Tribunale di sorveglianza in base alla quale "il decorso del tempo passato al regime di rigore (quasi nove anni) erode progressivamente il fondamento indiziante" dell'appartenenza alla "consorteria mafiosa". Lo scorso 22 maggio la Dia di Reggio Calabria aveva sequestrato beni per due milioni e 750 mila euro a due presunti affiliati alla 'ndrangheta, uno dei quali, Consolato Arconte, ritenuto dagli inquirenti un prestanome dello stesso Araniti. In questi anni, nella faida tra le 'ndrine, sono stati uccisi alcuni familiari di Araniti. Tra loro, nel luglio 2004, il cugino Pietro Araniti, ex assessore regionale all'urbanistica e il nipote Orazio Modafferi, colpito a morte a giugno dello stesso anno.

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