«Sequestrate le proprietà di Carena e Moscatelli»
I pm chiedono di congelare 2,5 milioni di euro agli ex segretari del porto...Un sequestro di beni per due milioni e mezzo di euro, «cautelativo» dopo che i due ex segretari dell'Autorità portuale di Genova, Sandro Carena ed Erido Moscatelli, sono stati indagati con l'accusa di aver truffato l'Inps, chiedendo e ottenendo la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori delle compagnie Culmv e Pietro Chiesa senza che ne avessero diritto.
Il provvedimento è stato richiesto al gip dai pubblici ministeri Enrico Zucca, Walter Cotugno e Mario Morisani, e rappresenta l'ultimo sviluppo dello scandalo porto. L'ipotesi della procura è (abbastanza) semplice: siccome Culmv e Pietro Chiesa «hanno continuato a svolgere la loro tradizionale attività, cioè la fornitura di lavoro temporaneo, in modo illegittimo», ecco che diventa irregolare parte degli ammortizzatori sociali ricevuti in questi anni. Nella fattispecie sono finiti nel mirino il biennio 2004-2005 (gestione Carena, 790 mila euro sospetti) e il triennio 2005-2007 (gestione Moscatelli, quasi un milione e 800 mila euro).
Da tempo le attenzioni delle Fiamme Gialle (la prima relazione in materia è del 14 aprile scorso) si erano concentrate sui compensi riconosciuti a camalli e carbuné - così vengono tradizionalmente chiamati i soci di Culmv e Pietro Chiesa - quale integrazione salariale per le giornate non lavorate. Ogni anno infatti il governo stanzia soldi che, sotto forma di cassa integrazione straordinaria appunto, vengono versati ai lavoratori portuali: gli operatori delle compagnie, o comunque i dipendenti di tutte quelle società che forniscono manodopera in porto, sono a disposizione 365 giorni su 365, ma se i traffici languono non sono chiamati e nulla viene riconosciuto in busta paga. Di qui, l'integrazione. Il versamento del denaro passa attraverso la certificazione da parte dell'Autorità portuale dell'ammontare delle giornate non lavorate, dichiarato dalle compagnie stesse.
L'incartamento finisce quindi al ministero che dà il via libera all'Inps - sulla base di quanto riferito a monte dall'Authority - per procedere ai pagamenti. I magistrati alla fine di settembre avevano ascoltato due dei funzionari ministeriali che negli anni avevano seguito le pratiche. E il nodo che i pm cercavano di sciogliere era il solito: se le due compagnie non erano autorizzate, secondo quanto previsto dall'articolo 17 della legge sui porti (per approfondimento vedi articolo a fianco), a fornire manodopera in banchina, avevano diritto davvero ai trasferimenti? E se non era così, chi doveva stoppare le loro richieste? Entrambi i dirigenti romani ribadirono che nei documenti provenienti da Genova, Culmv e Pietro Chiesa risultavano regolarmente autorizzate a quelle mansioni, e di conseguenza legittimate a ottenere i fondi.
Secondo i magistrati la violazione è palese. E inevitabilmente nel mirino sono finiti i due segretari che avrebbero certificato il falso per dare il via libera allo stanziamento. Con annessa richiesta di sequestro «preventivo» (e milionario) per compensare il buco creato nelle casse pubbliche qualora fossero giudicati colpevoli.
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