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Porto, si indaga anche sul passato

La Finanza sequestra migliaia di carte del periodo pre-Novi...

Ora il quadro della maxi-inchiesta sul porto è delineato. Diciannove indagati nei vari filoni. E dal Multipurpose (la spartizione dei moli di Sampierdarena) l'inchiesta base si è poi allargata alle aree delle ex acciaierie di Cornigliano, al Vte di Voltri e alla tranche sulle assunzioni e le raccomandazioni durante l'era di Giovanni Novi all'Autorità portuale.

La grande novità è che il filone principale sta procedendo anche a ritroso. Prima ancora dell'arrivo di Novi a Palazzo San Giorgio. Migliaia le carte sequestrate dalla Guardia di Finanza. L'ultimo sviluppo dell'indagine sul Multipurpose riguarda l'iscrizione sul registro degli indagati della Culmv, la compagnia dei portuali, in quanto tale, e non solo del suo rappresentante, il console Paride Batini. Anche la Culmv è accusata di truffa, per i fondi ricevuti dall'Autorità portuale e, secondo i pm dell'inchiesta, non dovuti. È proprio questa la fase in cui il sequestro dei documenti ha portato alla scoperta di irregolarità da accertare nel periodo pre-Novi. Il precedente presidente dell'autorità portuale è stato Giuliano Gallanti, che il Secolo XIX ha tentato ieri di contattare senza successo. Sono già al vaglio delle Fiamme Gialle. Perché l'intenzione dei magistrati è quella di chiudere in tempi stretti l'intero "pacchetto" del Multipurpose (compresa quindi questa appendice) per poi concentrarsi sulle aree di Cornigliano, sul Vte e sulle raccomandazioni.

È inoltre previsto un summit tra i sostituti procuratori che si occupano di reati nella pubblica amministrazione, proprio perché, più avanza, più l'indagine diventa magmatica e tecnica; la chiusura dell'ultimo grande processo sul G8 (il blitz alla scuola Diaz, la cui senza è prevista giovedì prossimo) "libererà" inoltre le energie di pm che in questi anni vi si sono dedicati quasi a tempo pieno. La relazione della Finanza, che ha portato all'iscrizione della Culmv tra gli indagati, è recente: data infatti, come riportano i documenti giudiziari, lo scorso 2 settembre. È il giorno in cui i militari perquisiscono gli uffici della Compagnia. E annotano, all'inizio del verbale, la frase: «Il presidente del consiglio di amministrazione Paride Batini ha dichiarato che l'ente non ha adottato alcun modello organizzativo volto a impedire la commissione di reati».

La tributaria conclude poi annotando che «anche la Compagnia Unica si è resa responsabile dei reati, commessi nel suo interesse e nel suo vantaggio». A palazzo di giustizia si convincono di questa impostazione. Il reato ipotizzato è la truffa. La conseguenza? «Aver ricavato un profitto di rilevante entità». Per i pm, in maniera scorretta. La procura della Repubblica nel frattempo ha depositato tutti i verbali degli interrogatori condotti negli ultimi mesi. E ne spuntano alcuni che gli investigatori erano riusciti a "blindare" in maniera perfetta e dei quali non era mai trapelato (praticamente) nulla.

In particolare la polemica fra Tirreno Bianchi, il presidente del consiglio di amministrazione della Compagnia portuale Pietro Chiesa, i cosiddetti carbunìn, e il patron dell'Ilva Emilio Riva. Bianchi accusava Riva di aver scaricato sulle sue banchine materie prime sulle quali la Pietro Chiesa vantava una sorta di "esclusiva". Una vera battaglia per contendersi il lavoro, testimonianza dei rapporti spesso assai "spigolosi" tra le varie realtà che convivono nell'universo portuale genovese.

«Al presidente Novi riferii - spiega Bianchi - che secondo me l'Ilva sbarcava in autoproduzione (organizzandosi da sola, ndr) grossi quantitativi di materiale come perlite, bauxite, ghisa e loppa. Gli manifestai i miei dubbi sul fatto che questa operazione fosse consentita e la volontà della Pietro Chiesa di eseguire quel lavoro. Novi mi disse che si sarebbe interessato e che avrebbe chiamato Riva». A questo punto, secondo la ricostruzione della magistratura, Novi si sarebbe proposto come mediatore per dirimere la questione (sebbene Bianchi non ottenne mai aggiornamenti specifici) cercando di "convincere" Riva a utilizzare gli uomini della Pietro Chiesa.

L'interrogatorio di Emilio Riva avviene il 25 gennaio 2008 alle 12 nell'ufficio del pm Walter Cotugno. Le risposte sono lapidarie: «Nell'agosto 2007 o in epoca successiva non ho ricevuto alcuna richiesta o contestazione delle attività né da Novi né in genere dall'Autorità portuale, in relazione agli sbarchi di materiali sulle banchine Ilva. Apprendo ora il fatto che ci fosse un accordo per indurmi ad affidare parte dei lavori alla compagnia Pietro Chiesa».

Riva insiste: «Escludo categoricamente di aver ricevuto una telefonata di tal genere, non posso rispondere per i miei familiari o collaboratori. Devo però dire che sono notoriamente indisponibile a sottostare a ricatti di sorta». Il finale è, se possibile, ancora più categorico: «Non conosco la compagnia portuale Pietro Chiesa e non conosco Tirreno Bianchi».

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