«L'amianto? Non l'ho mai visto»
«Mai lavorato a contatto con l'amianto». Lo ammettono candidamente, affiancati dai rispettivi avvocati, di fronte al sostituto procuratore Luca Scorza Azzarà. Hanno firmato «carte preparate dai sindacati», su informazioni «avallate dai dirigenti dell'azienda»: «Pensavo mi spettassero i benefici della legge, almeno così mi è stato detto», è il refrain che ricorre. Presi a campione nel lotto degli oltre cento indagati nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Genova sullo scandalo amianto, pensionati e lavoratori stanno collaborando, confermando le tesi dell'accusa. Almeno la gran parte di quelli sfilati negli ultimi due giorni di fronte al pm e ai poliziotti del commissariato di San Fruttuoso...È l'ultimo colpo di scena di un'inchiesta che ne ha già riservati già molti a partire dalle prime perquisizioni, scattate in seguito alle rivelazioni del funzionario di un patronato genovese coinvolto in una truffa ai danni di invalidi e pensionati costretti a pagare per pratiche gratuite o impossibili. Al momento il lavoro degli inquirenti è concentrato su tre filoni: quello delle pensioni elargite a lavoratori che non avevano diritto agli sgravi contributivi previsti per chi ha operato a contatto con la fibra cancerogena dell'asbesto; quello sulla classificazione del rischio aziendale, stimato al ribasso con la presunta compiacenza dell'ente assicuratore per risparmiare sui premi; e quello riguardante la cartolarizzazione degli immobili degli enti pubblici coinvolti, venduti a privati per sanare i bilanci.
Ma l'aspetto più «sconvolgente» sotto il profilo sociale, per stessa ammissione degli inquirenti, riguarda quelle migliaia di lavoratori a riposo da tempo, il cui assegno mensile è stato dichiarato dall'Inps «provvisorio» per via dei controlli scattati sui presupposti che ne hanno portato all'erogazione. Controlli della Procura, ma anche disposti in autonomia dagli stessi enti pubblici. Su questo aspetto il segretario regionale del Pd, l'onorevole Mario Tullo ha presentato una interrogazione al governo «per sapere se è a conoscenza della pesante decisione assunta dalla sede provinciale dell'Inps di Genova; e se non ritenga necessario aprire un tavolo di confronto istituzionale per affrontare la questione senza fare cadere nel panico e nell'incertezza molte famiglie».
Una trentina di pensionati, tutti ex dipendenti dell'Ansaldo (la prima delle grandi aziende genovesi coinvolte nell'inchiesta), ha ricevuto nei giorni scorsi la notizia del blocco dei pagamenti e la richiesta del rimborso degli arretrati. Cifre esorbitanti per famiglie di ex operai che su quei soldi hanno contato per tirare a campare. Si parla di oltre settantamila euro da restituire.
Una ventina di persone ieri mattina all'alba si è presentata per protesta davanti ai cancelli di Ansaldo Energia: «Io ho firmato delle carte che mi sono state presentate dall'azienda - è la posizione di alcuni di loro - Se devo tornare a lavorare, toccherà ad Ansaldo riassumermi». La società non commenta la manifestazione così come le notizie dell'inchiesta: «Abbiamo scelto la linea del totale silenzio stampa». Da indiscrezioni pare che le riassunzioni, in caso di revoca delle pensioni, non potranno che essere disposte in via di urgenza da un giudice del tribunale civile. Si annuncia una messe di ricorsi e di cause dall'esito tutt'altro che scontato.
Gli interrogatori che si stanno susseguendo in procura potrebbe avere sviluppi già dalle prossime ore. A essere ascoltate in qualità di indagati sono state diverse figure, scelte a campione nel lotto del migliaio di posizioni Ansaldo prese in esame.
Si tratta di capi reparto, la cui testimonianza fu decisiva per il riconoscimento da parte dell'Inail dell'esposizione all'amianto di certe categorie di lavoratori. Pensionati, già beneficiati degli sgravi contributivi previsti dalla legge. E lavoratori tuttora in servizio che sono in attesa di ritirarsi grazie agli "scivoli" e costretti a prolungare la propria attività, dall'inchiesta e dal blocco disposto da Inail e Inps a nuove concessioni di benefici relativi all'asbesto. A seguire ci saranno i sindacalisti che seguirono i vari casi. Non risultano al momento indagati tra i vertici delle aziende toccate, prima di tutto Ansaldo. Ma l'esito delle testimonianze raccolte in questi giorni potrebbe portare al coinvolgimento anche dei manager che erano al comando della società negli anni degli "esodi", resi possibili da una applicazione a pioggia dei benefici della legge sull'amianto.
Sotto esame ci sono gli atti di indirizzo - quelle linee guida disposte dal governo negli anni caldi della crisi delle Partecipazioni statali - che avrebbero dovuto restringere il campo di concessione degli "scivoli" ma che, con interpretazioni estensive e concordate a livello politico-sindacale, finirono per premiare categorie mai entrate in contato con l'amianto.
Graziano Cetara
