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Porto, contratti facili per amici e parenti

Il «forte interesse», come lo definisce la Guardia di finanza, «del parlamentare Claudio Scajola» (l'attuale ministro per lo Sviluppo economico) «nelle assunzioni all'Autorità portuale» è così importante per l'ex presidente Giovanni Novi, che emerge la sua volontà di «raggiungere a tutti i costi l'obiettivo». E se per questo bisogna andare contro accordi sindacali o regole di selezione del personale, non importa. Neppure ci si ferma davanti alla matematica: «Siamo fuori pianta organica», dice Novi al telefono con un funzionario romano, che gli spiega come l'Authority abbia 15 dipendenti più del previsto e in teoria non potrebbe assumere. Eppure...

Ecco il filone più spinoso dello scandalo porto, che mescola politica, raccomandazioni e posti pagati con denaro dei contribuenti ma assegnati senza concorso. E dopo le anticipazioni fornite ieri dal Secolo XIX, è possibile circoscriverlo con precisione. Oltre a Novi, innanzitutto, sono indagate altre tre persone: il direttore finanza dell'Authority Roberto Cepollina, un membro del collegio dei revisori dei conti, Albertina Vettraino, e l'ex direttore dell'Agenzia per il waterfront, Marco Manzitti. Devono rispondere a vario titolo di abuso d'ufficio, sulla base d'una serie di telefonate. In quelle conversazioni - che si riferiscono al 2007, ma emergono nei giorni in cui a Genova migliaia di precari sfilano per difendere il proprio posto di lavoro - si discute di consulenti da prendere senza curriculum, avvocati "amici" da arruolare a tempo indeterminato anche se non si potrebbe, vincoli sindacali dribblati. L'importante è muoversi, insiste Novi: «Scajola mi fa delle teste così».

Pressioni esercitate tramite un segretario per prendere un ex giornalista del Giornale, Rino Di Stefano. Novi non ne sa molto, come si desume dalle prime chiamate a un collaboratore: «Mi scusi, quel Di Stefano, lei ha un curriculum, l'ha mai sentito? Io sono stato da Scajola sabato sera». L'interlocutore pare abbastanza allibito, il curriculum non c'è ma Di Stefano alla fine entra. Raggiunto a casa, ieri pomeriggio, si smarca dalla vicenda: «Sono stato dentro l'Autorità portuale per due mesi, con compiti di pubbliche relazioni nell'Agenzia per il waterfront. Non ho percepito alcun compenso e mi sono dimesso quando è scoppiato il bailamme attorno a Novi. Il mio rapporto con il centrodestra? Ne ho scritto la storia attraverso la figura di Claudio Scajola. Ma di raccomandazioni non voglio parlare». Ne parla, eccome, la Finanza, delineando nelle carte le responsabilità dello stesso Novi: «Si adoperava a ogni modo nell'ottenere l'assunzione di taluni soggetti, senza la prevista selezione e garantendo un ingiusto vantaggio patrimoniale». Ma il problema è che lo ha fatto «su indicazione di soggetti estranei all'Autorità portuale». Albertina Vettraino (contattata, preferisce il «no comment») avrebbe sostenuto «senza alcuna remora la scelta illegittima, nonostante l'ammonimento di un dirigente del ministero del Lavoro». Dopo che Claudio Scajola ha ordinato di provvedere al suo biografo, cioè Di Stefano, tocca ora a Marco Manzitti, fratello dell'ex caporedattore di Repubblica Franco. È quest'ultimo a dirsi «preoccupato per il fratellino» in una telefonata a Novi, il quale rassicura più tardi Marco: «Guerrera (segretario di Scajola) ti sta raccomandando».

Non era un mistero che Novi avesse le sue preferenze tra i giornalisti. E si capisce che, a Repubblica, Marco Preve è «fuori controllo» per gli articoli-inchiesta sul malaffare che avrebbe accompagnato la gestione del porto sotto Novi. In un dialogo tra Sergio Maria Carbone (avvocato e consulente dell'Authority) e Giovanni Novi del 3 febbraio 2008, il secondo dice: «Ti avevo chiamato per dirti questo. Franco (cioè Manzitti) farà un articolo ... in cui rettifica, però gli è scappato di mano questo deficiente di Marco Preve. Di solito con Minella (Massimo Minella, altro cronista di Repubblica) non succede che scappa qualcosa. Franco Manzitti si è scusato ed era inferocito». Minella e Preve al momento preferiscono non commentare, mentre Manzitti dice: «Mi sono comportato da fratello, auto-sospendendomi per evitare strumentalizzazioni».

Per un avvocato Novi tenta disperatamente di strappare un contratto a tempo indeterminato anche se non si potrebbe. Lo confermano Erido Moscatelli (ex segretario generale dell'Authority) e Silvio Di Virgilio, funzionario del ministero dei Trasporti in una telefonata del 24 dicembre 2007: «Siamo sopra organico come pianta», dice il primo. «E allora come fa ad assumere?» ribatte il secondo. «Appunto - chiude Moscatelli - ho voluto chiamarti nell'ipotesi di pararsi il c...». Di Virgilio era stato molto netto: «Dagli congrue giustificazioni (all'assunzione, ndr) sennò vi impallinano». Il misterioso avvocato alla fine ce la fa, a tempo determinato, ma con una lettera di «garanzia» per il prosieguo del contratto, di cui la nuova dirigenza dell'Autorità portuale (insediata dopo l'arresto di Novi) non ha tenuto conto. Per un altro dipendente di cui, dice Novi, «è già arrivata la raccomandazione dal segretario di Scajola», si studia il "rinnovo" migliore, nonostante un funzionario faccia notare che «è già sovradimensionato di tre livelli rispetto a quello che fa». È un dettaglio pure ciò che ribadisce un sindacalista al telefono col segretario generale Moscatelli: «Bisognerebbe informare preventivamente sul metodo che si adotta per le assunzioni» oppure «se si facessero le selezioni arriverebbero almeno sessanta candidati» e a quel punto sarebbe difficile piazzare i prediletti. Qualche volta ce n'è talmente tanti da sistemare, e pressioni così forti da soddisfare, che persino Novi getta la spugna: «Ci sono richieste - ammette con il dirigente finanze Cepollina - che non posso mandare avanti. Oltre i due autisti, ora anche quei tre fattorini»...

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