Genova, nuove accuse per Novi. "Ha assunto al Porto 4 raccomandati di Scajola"
Le intercettazioni: il ministro chiede un posto di lavoro per il suo biografo.«Mi scusi, ma quel Di Stefano, lei ha un curriculum... o qualcosa? Io sono stato da Scajola sabato sera... mi fa delle teste così»...
Ventidue ottobre 2007. I pm genovesi impegnati nell'inchiesta sulle concessioni demaniali del porto di Genova intercettano un colloquio che apre un filone del tutto nuovo e inatteso: quello delle raccomandazioni eccellenti. E la chiacchierata telefonica porta nell'inchiesta il nome di Claudio Scajola. L'allora parlamentare e oggi ministro non è indagato, ma, raccontano gli atti depositati e soprattutto le intercettazioni telefoniche dei dirigenti, «ha raccomandato quattro persone e sono state tutte assunte». E non quattro tizi a caso, perché uno di questi è Rino Di Stefano, giornalista ligure in pensione, ma soprattutto biografo ufficiale di Scajola, autore di un libro dal titolo «Oltre l'orizzonte, da passato al futuro nell'avventura politica di Claudio Scajola».
Quelle quattro assunzioni sono costate a Giovanni Novi l'iscrizione al registro degli indagati per abuso d'ufficio.
L'interesse di Scajola per l'assunzione del proprio biografo, secondo gli inquirenti, emergerebbe da quel colloquio registrato alle 10,47 del 22 ottobre. Già, perché a parlare non sono due persone qualsiasi. A un capo del filo c'è Giovanni Novi (il presidente del Porto di Genova arrestato tre mesi più tardi), dall'altro Danilo Cabona, uno dei dirigenti. Ed è proprio Novi a sottolineare che Scajola gli «fa una testa così con Di Stefano».
Ma non basta. Nell'informativa dedicata alle "raccomandazioni eccellenti" i finanzieri della Stazione Navale di Genova dedicano pagine e pagine a Claudio Scajola. L'allora parlamentare non compare direttamente nelle telefonate, ma il suo nome ricorre spesso. «A mantenere i contatti con Novi - scrivono gli agenti - è il dottor Guerrera». Sì, proprio il braccio destro di Scajola. Quel Guerrera che la procura di Sanremo ha indagato per corruzione perché, sostiene il pm Francesco Pescetto, avrebbe intascato una mazzetta da 70mila euro per fare aggiudicare a un'impresa l'appalto per la sistemazione di una pista ciclabile.
Ed ecco la telefonata del 31 ottobre 2007 che Novi e Guerrera dedicano interamente a discutere su come piazzare le quattro pedine. C'è una consulente che, ricorda Guerrera, «doveva avere un contratto più a lungo termine». E Novi spiega come risolvere il problema: «La spostiamo per far posto a Di Stefano». Poi si passa a trattare di un ingegnere da designare alla Geam, la società controllata dalla municipalizzata Amiu che si occupa della pulizia del porto di Genova. Guerrera tra un passaggio e l'altro lascia cadere lì una frase: «Non ho ancora riferito a Scajola».
Novi parla senza sospettare minimamente di essere intercettato. Nelle sue conversazioni chiama in causa anche l'ex sindaco di Genova, Beppe Pericu: «Ho accennato brevemenete a Beppe della facenda del Di Stefano, mi ha detto "fallo senz'altro"».
È lo stesso Novi a definire l'operazione una "raccomandazione": «È arrivata la raccomandazione Guerrera-Scajola», racconta l'8 novembre 2007. Ed è Marco Manzitti, consulente nominato da Novi alla guida dell'Agenzia per il Waterfront e anch'egli sponsorizzato da Scajola, che spiega i vantaggi dell'operazione: «Mi sembra che possiamo fare bella figura con Claudio (Scajola, secondo gli inquirenti, ndr)». In fondo l'autore del tomo sulla vita di Scajola «si accontenta di poco... 1.000... 1.500 euro al mese».
Ferruccio Sansa
