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Il business di Sanremo: costruire sulle frane

LA LIGURIA E I CANTIERI. Una modifica al piano regolatore e oltre 70 ettari tornano edificabili...

Frana a San RemoFERRUCCIO SANSA

SANERMO
Per costruire ci vogliono una ruspa e del cemento. Ma soprattutto serve un pennarello verde. Così una zona di 72 ettari che era stata classificata come «frana attiva» da Alfonso Bellini, uno dei geologi più noti d'Italia, con un tratto di colore diventa edificabile. E moltiplica esponenzialmente il valore (da queste parti un appartamento costa 10 mila euro al metro quadrato). È successo a Sanremo, la «Città dei fiori».

Bisogna venire qui per capire cosa stia avvenendo in Liguria: di fronte c'è la vista vertiginosa del mare, poi il vento, i colori accesi dell'autunno. Ma il rumore che si sente nell'aria è quello delle ruspe. Una lotta all'ultimo centimetro libero che l'anno scorso era sfociata in un episodio farsesco: il presidente del consiglio comunale, Bruno Marra, litigò con un vicino per una costruzione davanti alle finestre di casa, piombò nel cantiere in auto, sgommò tra gli operai e finì ingloriosamente nello scavo di un garage.

Ecco Sanremo 2008. Forse anche per questo la variante del piano regolatore è passata quasi inosservata. Via, un voto alle 22,03 del 21 gennaio 2008 e il cancellino passa sul 64 per cento delle «frane» e le rende edificabili. Caso chiuso? No, perché adesso la parola spetta alla Provincia di Imperia, e negli uffici tecnici più d'uno confida il timore di mettere la firma sul documento. Perché a Sanremo tutti hanno ancora negli occhi le immagini di via Goethe, a due passi dal municipio, trasformata dalle piogge (proprio come quelle di questi giorni) in un fiume di fango e pietre. Era il 1998 e una donna, Maria Lupi, morì: «Me la ricordo come fosse adesso. Quella specie di lava fredda la trascinò per trecento metri. Per miracolo non morirono altre persone», racconta uno dei soccorritori di allora. Non basta: la Riviera di Ponente, come quella di Levante, è zona colpita in passato da terremoti.

Insomma, quella di Sanremo è una terra splendida, ma delicata. Si spacca, scivola su se stessa, frana. Così adesso in tanti cominciano ad avere paura di quella delibera, anche se allora tutti - o quasi - diedero il loro assenso: la maggioranza di centrosinistra compatta votò "sì", il centrodestra si divise tra astenuti e consiglieri che uscirono dall'aula un decimo di secondo prima del voto. Contrari: «Uno, il consigliere Marco Lupi della Lega», testimonia il verbale della seduta. Ma il documento va letto tutto. L'esordio è un tipico esempio di burocratese: «La variante al piano regolatore si rende necessaria per uniformare la normativa delle attuali zone 3 di rischio sismico con la normativa introdotta dai piani di bacino relativamente alle aree interessate da suscettività al dissesto di grado elevato».

In concreto che cosa significa? «Sinteticamente - prosegue il documento pubblico, visibile sul sito del comune - la superficie delle aree in origine» definite zone 3, cioè «frane attive», era pari a 1.123.978 metri quadrati (112 ettari), mentre in base ai nuovi piani di bacino della Provincia risulta essere pari a 40 ettari. In pratica, conclude il documento, c'è stata una riduzione del 64 per cento. Prima il terreno era "rosso", classificato zona "3", con un voto e un nuovo pennarello è diventato "verde" con il nome "2b". Ma come è possibile che in vent'anni - i precedenti rilievi risalivano a fine anni Ottanta - una frana attiva sia diventata edificabile? L'assessore all'Urbanistica, Andrea Gorlero, nel suo intervento la spiegò così: «In vent'anni la tecnica ha prodotto una serie di modificazioni. Sono poi in vigore i piani di bacino della Provincia... e alcune zone che erano state individuate come zone a rischio sismico 3 (allora era il massimo, ndr) sono state declassate, perché non rientravano tra le aree a grave dissesto». È lo stesso Gorlero che si difende dalle accuse: «È ingeneroso parlare di apertura alle lobbies dell'edilizia». Ma mette le mani avanti: la decisione arriva dalla Provincia.

Provincia di Imperia o Comune di Sanremo, chi ha trasformato le "frane attive" in zone edificabili? «Di solito noi siamo restrittivi, estendiamo le aree a rischio per evitare guai. Anche in questo caso abbiamo compiuto tutti gli accertamenti possibili», assicura Ennio Rossi, geologo della Provincia. Franco Solerio (Pdl), assessore provinciale all'Urbanistica, giura: «I nostri piani di bacino sono studiati per garantire la massima sicurezza ai cittadini. È il criterio utilizzato anche per Sanremo. Quelle zone, secondo i geologi, non sono franose».

Marco Lupi (solo omonimo di Maria Lupi, travolta dall'alluvione del 1998), l'unico che votò "no", non è d'accordo: «Per la redazione dei piani di bacino la Provincia si rivolge a professionisti privati. Bravi, bravissimi, per carità, ma sono gli stessi che poi magari progettano operazioni immobiliari o mega-porticcioli. È un cortocircuito». E il dibattito in consiglio comunale come andò? Va letto, anche questo. Tra distinguo, perplessità e battute di qualcuno che confidava nel clima cameratesco: «Io voto sì, ma da quelle parti i bambini non ce li porto nemmeno a giocare», scherzava il consigliere Luigi Patrone (Udc).

Una cosa è certa: il geologo Alfonso Bellini salta sulla sedia appena gli dici che le «frane attive» da lui censite negli anni Ottanta sono diventate edificabili. Nessuno gliel'aveva detto. «Nelle zone 3 il terreno è "malato"», spiega. Poi aggiunge: «La situazione geologica può essere mutata. Però devo dire che in provincia di Imperia i cambiamenti dal cattivo al buono sono molto frequenti». In città tutti già puntano gli occhi sulla zona: «Appena sarà votato il nuovo piano regolatore partiranno le ruspe», sorride amara Giulia Zanotelli, pensionata milanese che da trent'anni viene a Sanremo. Ma i partiti sembrano d'accordo. Tutti. Non importa che la Liguria pur perdendo abitanti sia la regione dove si costruisce di più: in dodici anni si è mangiata il 45 per cento delle zone ancora libere. E sono in programma altri tre milioni di metri cubi di cemento.

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