Carignano contro il padiglione B
In Carignano il malumore serpeggia da settimane «per quel capannone che ci ha tolto la vista del mare»...Il capannone è il nuovo padiglione B della Fiera, opera di Jean Nouvel, una delle star dell'architettura mondiale, e per la verità non è ancora completato, perchè l'attuale copertura in lamiera blu dovrebbe essere provvisoria, visto che nel progetto originale compare una superficie a specchio. Dettaglio non da poco, visto che anche l'ex presidente degli architetti genovesi (ora nel consiglio nazionale), Domenico Podestà, parla pure lui di «capannone, così com'è».

Dettaglio non da poco perchè Podestà, assieme a Benedetta Spadolini e a Bruno Gabrielli formava la terna incaricata di scegliere i progetti presentati per sostituire il vecchio padiglione e proprio da lui arriva, indirettamente, una sponda per gli abitanti di Carignano e non solo: «Ci siamo posti il problema di chi camminava in corso Saffi e l'assicurazione era stata che non avrebbe per la sua altezza oscurato il mare». E invece. «Invece non si vede più la linea tra cielo e mare e non si vedono le navi entrare in porto». Architetto, ma cosa è successo? «Mah, ricordo che uno dei progetti presentati lo scartammo proprio perchè avrebbe avuto quel risultato».
L'opera comunque non si discute, conclude Podestà: «L'intenzione era quella di dare alla fiera un segno architettonico che non aveva, al di là del palasport con quella sua forma da disco volante. Basta guardare il Padiglione C, è un'oscenità, andrebbe perlomeno camuffato».
Tornando al B, di padiglione, il sospetto è che, in corso d'opera, l'altezza prevista sia lievitata. «Tutto è possibile», è il parere di Benedetta Spadolini, preside della Facoltà di architettura, «ma non credo assolutamente in un abuso, parliamo di un ente sempre sotto controllo, può anche essere che un po' di vista sia sparita, ma a mio parere l'impatto è dovuto a quella copertura celestona, mentre noi abbiamo approvato una superficie riflettente in cui tutto si specchiava, creando un'atmosfera magica».
Ora non è così. «Diciamo che l'effetto capannone è evidente, ma ho sentito parlare di copertura provvisoria per il Salone nautico, con quella originale era garantito l'effetto hangar, e diciamolo, l'opera è molto bella, il rischio sarebbe stato quello, che so, di una torre».
Il dubbio, dunque, resta: il padiglione è più alto di quanto doveva essere?
È quanto tenteranno di appurare decine di abitanti di Carignano che stanno rispondendo con lettere e mail al professor Lorenzo De Angelis, genovese, ora docente di diritto commerciale nella prestigiosa facoltà di Ca' Foscari a Venezia. Il professore ha infatti deciso di intraprendere una vera e propria battaglia, magari anche a colpi di carte bollate, per scoprire se disattenzione c'è stata. «Faremo una riunione con tutti quelli che mi hanno scritto, per prima cosa occorre nominare un amministrativista per avere un parere sulla legittimità di una possibile azione», spiega De Angelis, «quindi occorre verificare a livello tecnico se sono intervenute modifiche, se, per esempio, il rialzo è dovuto al cambio del materiale di copertura».
Difficile immaginare che, dopo una così lunga gestazione, si rimetta mano all'edificio. O no? «Se hanno costruito in difformità dovranno abbassarlo eccome, giuridicamente si parla di "esecuzione in forma specifica dell'appaltatore". L'intervento sarà magari oneroso ma non impossibile».
Resta poi la strada di un possibile "risarcimento vista". De Angelis non la esclude:«Intanto valutiamo tutti assieme se possiamo fare qualcosa, le contromosse possono essere diverse».
Scatenato, sull'argomento, è Matteo Rosso, consigliere regionale di Forza Italia, che ha pure organizzato un banchetto per la raccolta delle firme fuori dalla chiesa. «Sono stufo di questa continua disattenzione verso la città e i suoi abitanti, e non parlo solo di noi residenti di Carignano - spiega - se c'è abuso si deve tornare indietro, siamo pronti a una lunga battaglia legale».
Arrabbiato è pure l'ex presidente della Regione e ora senatore, Sandro Biasotti. Che la prende alla lontana: «E pensare che proprio la mia giunta finanziò il piano industriale e quindi dal governo Berlusconi arrivarono soldi per la Marina 2 e non solo, ma eravamo a fine mandato. L'opera è bella ma...». Ma? «Siamo in una città di mare e il mare è bello vederlo, che senso ha gettare lo sguardo su un tetto di lamiera blu?».
Non esita a parlare di «danno per la città» Biasotti, per concludere che «potevano farlo più basso il padiglione, certe scelte posso capirle a Milano, non qui, dove il colpo d'occhio ha una sua parte fondamentale...»
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
