Tangenti a Taggia, corsa contro il tempo
Mentre accusa e difesa sono impegnate a perfezionare le rispettive strategie per quello che si annuncia come il più importante processo per corruzione mai celebrato nel ponente ligure, il collegio giudicante ha già stabilito la scaletta del dibattimento che si aprirà la mattina del 7 ottobre, con alla sbarra nove imputati, tra i quali l'imprenditore Giuseppe Bianchi, l'ex sindaco di Taggia Lorenzo Barla e l'ex assessore regionale Piero Gilardino, e tredici capi d'imputazione per corruzione appunto, concussione, truffa, turbativa d'asta, false fatturazioni ed usura...Con l'obiettivo di arrivare a sentenza tra la fine di dicembre e le prime due settimane di gennaio, il calendario sarà molto serrato con almeno cinque udienze al mese che costringeranno a un tour de force non indifferente tutti i protagonisti del processo. A cominciare dall'accusa, che in questo caso sarà rappresentata da due pubblici ministeri: il sostituto procuratore Marco Zocco e il collega che lo ha coadiuvato durante la lunga inchiesta Vittore Ferraro. Una ventina i difensori cui andrà ad aggiungersi l'avvocato Luca Ritzu, che si costituirà parte civile per il Comune di Taggia. Sarà una battaglia anche contro il tempo: la prospettiva è che su alcuni episodi possa intervenire la prescrizione prima che il procedimento arrivi in Cassazione. In particolare, una serie di reati che si sarebbero consumati prima del 2002. Riguardo all'usura, invece, il "colpo di spugna" non sarebbe a stretto giro di posta: 12 anni e mezzo i termini di prescrizione. In caso di condanna (l'usura non rientra nei reati condonati dall'indulto) diventerebbe un'impresa non scontare la pena.
La posizione più critica è quella di Bianchi, che figura in nove capi d'imputazione. E' accusato di corruzione, turbativa d'asta, truffa, reati fiscali e usura. Per ottenere corsie preferenziali e, in alcuni casi, concessioni edilizie illegittime, avrebbe versato tangenti a politici, amministratori e funzionari comunali. In particolare all'allora sindaco di Taggia Lorenzo Barla (in un caso 25mila euro, una somma imprecisata in una seconda occasione, e la donazione di un Rolex Daytona del valore di circa 9mila euro); e ai funzionari del Comune, Marco Merlo e Carmine Spedale, che avrebbero percepito una «dazione complessiva non inferiore ai 20mila euro». Le mazzette riguardavano la pratica del centro commerciale Nordiconad-Leclerc. Merlo e Spedale sono accusati di concorso in corruzione, come del resto Barla. Il quale, però, dovrà difendersi anche dall'accusa di concussione insieme al geometra Massimo Allaria, in relazione alla pratica per il rilascio delle autorizzazioni edilizie del Parco commerciale. Il "prezzo" pagato dalla promotrice dell'operazione, Aurora De Iulis, sarebbe stato quello di riconoscere una parcella di 60mila euro allo studio legale di Barla per la predisposizione di un atto unilaterale che, secondo le tariffe medie indicate dall'Ordine degli avvocati, non avrebbe dovuto superare i 4mila euro.
Nell'ambito della gestione "tangentizia" dell'edilizia privata, il reato di corruzione viene contestato anche a un altro funzionario dell'ufficio tecnico comunale, Paolo Basso, e all'ex assessore regionale di Forza Italia, Piero Gilardino. Quest'ultimo sarebbe stato beneficiario - da parte di Bianchi - di una cosiddetta "mazzetta mascherata" sotto forma di sconto per l'acquisto di un appartamento al settimo piano delle Torri di Colombo. Corruzione anche per il maresciallo della finanza Gaetano Moccia, arrestato in flagrante dopo aver ricevuto negli uffici della Bianchi Spa una busta con 5mila euro. Infine l'usura: il prestito di un miliardo di lire a tassi di interesse astronomici all'imprenditore Sandro Gasparetto, da parte di Bianchi, del suocero Pier Maria Porzio e del "re della spazzatura" Carlo Ghilardi: quest'ultimo già condannato a tre anni di reclusione al termine del processo con rito abbreviato.
Fabio Pin
