Tre arresti per le minacce ai testimoni del delitto Siri
HANNO CONTATTATO e incontrato almeno un paio di testimoni del feroce assassinio accaduto nella notte tra l’uno e il due febbraio scorsi nel pieno centro di Cairo, quando a calci venne selvaggiamente ucciso Roberto Siri. Li hanno prima minacciati verbalmente, poi in un caso sono passati alle vie di fatto colpendo il testimone, nel tentativo di convincerlo a ritrattare le dichiarazioni rese ai carabinieri, con il calcio di una pistola. Un solo colpo, sembra, ma violento, alla testa. Tanto che a seguito di quella “botta” l’uomo ha riportato gravi lesioni che gli hanno procurato la perdita parziale della vista...
Una vera e propria escalation di intimidazione e violenza, alla quale ieri
mattina all’alba hanno posto fine i carabinieri di Cairo. I quali hanno
notificato ordini di custodia cautelare in carcere a tre persone: Jonny Caruso,
ventiduenne cairese che già si trova rinchiuso al Sant’Agostino di Savona a
seguito di una violenta aggressione a colpi di mazza da baseball effettuata una
decina di giorni fa, Cristian Loi, 23 anni, originario di Teramo, e Vincenzo De
Fazio, 21 anni, di Lamezia Terme, entrambi operai trasfertisti che proprio per
motivi di lavoro negli ultimi anni hanno vissuto parecchio in Valbormida,
abitando tra Cairo e Carcare. I militari li hanno sorpresi nel sonno, ospiti
nelle abitazioni di alcuni colleghi di lavoro abitanti a Carcare. Per tutti e
tre l’accusa è di concorso in minacce e lesioni personali. «Siamo riusciti a
far rinchiudere in carcere tre persone che si sono rese responsabili di
avvertimenti e comportamenti in chiaro stile mafioso», commenta soddisfatto il
colonnello Giovanni Garau, comandante provinciale dell’Arma.
I tre ordini di custodia cautelare in carcere notificati ieri mattina
all’alba rappresentano l’ultimo tassello, almeno per il momento, delle lunghe e
laboriose indagini che i carabinieri della compagnia di Cairo, guidata dal
capitano Carlo Caci, hanno effettuato in questi ultimi mesi per individuare e
soprattutto dimostrare la colpevolezza di coloro che in quella tragica notte di
inizio febbraio causarono la morte di Roberto Siri. Un assassinio per il quale
gli investigatori stanno cercando il presunto autore, Arian Quku, immigrato
albanese di 23 anni che ha fatto perdere le sue tracce subito dopo l’episodio,
mentre si trova già chiuso in carcere Samuel Costa, 22 anni, cairese, che
avrebbe fatto parte della spedizione punitiva.
Ed è proprio durante un incontro avvenuto all’interno del carcere di Savona tra
Samuel Costa e Jonny Caruso (dal marzo al luglio scorsi rinchiuso nella casa
circondariale Sant’Agostino per un’altra vicenda giudiziaria), che secondo il
mosaico accusatorio composto dai carabinieri e condiviso dal sostituto
procuratore della Repubblica Ubaldo Pelosi sarebbe nato il progetto di
intimorire, con minacce verbali e non solo, i testimoni di quanto accaduto
quella notte a Cairo. E così, circa un paio di settimane fa, due giovani
valbormidesi (uno abitante a Cairo, l’altro a Carcare) che avevano effettuato
nei mesi passati le loro deposizioni di fronte ai carabinieri sono stati
contattati da Jonny Caruso e dai suoi due complici che li avrebbero “invitati”,
minacciando pesanti ritorsioni personali, a modificare le testimonianze già
rese e soprattutto ad evitare di fornire agli investigatori ulteriori
informazioni. L’episodio più grave è stato senza dubbio accaduto a Carcare,
quando il testimone dopo esser stato minacciato e insultato era stato anche
colpito alla fonte con il calcio di una pistola impugnata dallo stesso Caruso.
Un colpo violento, a seguito del quale il giovane carcarese ha riportato una
lesione che gli ha procurato la perdita parziale della vista. «L’atteggiamento
tenuto da questi personaggi - commenta il comandante provinciale dei
carabinieri Giovanni Garau - è di chiaro stampo mafioso. Per fortuna il
meticoloso lavoro investigativo effettuato dai militari della compagnia di
Cairo ha consentito di scoprirlo e di poter così procedere a questi tre
arresti».
Gianluigi Cancelli
