I casalesi sfidano lo Stato
Un agguato studiato nei particolari per lanciare la sfida, la più dura, allo Stato nel Casertano. Proprio nel giorno in cui si schieravano i paracadutisti della Folgore, i killer della camorra dei Casalesi sono entrati in azione alzando nuovamente il tiro. Questa volta la vittima è Stanislao Cantelli, 60 anni, zio del collaboratore di giustizia Luigi Diana, uno dei primi del clan a gettare la spugna...E proprio l'attacco ai pentiti è l'ultima strategia della camorra di Terra di Lavoro, con vendette trasversali anche a distanza di molti anni. Com'è successo appena giovedì scorso, con l'uccisione del collaboratore di un imprenditore che si era rifiutato nel 1991 di pagare il "pizzo".
L'omicidio è avvenuto all'interno di un circolo ricreativo per anziani di corso Umberto I, la lunga e più importante strada di Casal di Principe, comune tristemente noto per essere il centro propulsore dell'attività dei Casalesi. Il sessantenne era incensurato ed era da poco andato in pensione: è stata freddato mentre giocava a carte. I sicari hanno agito fra la gente utilizzando solo pistole calibro 9, l'arma tipica dei Casalesi nelle spedizioni di morte.
La potente organizzazione camorrista è divisa in varie fazioni, ma alla sua testa c'è ancora Francesco Schiavone detto "Sandokan", in carcere da circa 10 anni, la cui moglie è finita in manette recentemente per associazione camorristica. A un gruppo di fuoco della cosca, invece, secondo gli inquirenti va attribuita la responsabilità della strage di Castelvolturno del 18 settembre scorso: sei africani uccisi e un settimo, che sta aiutando carabinieri e la procura antimafia, scampato miracolosamente alla morte.
Luigi Diana è stato negli anni scorsi prima reggente della fazione guidata da uno dei capi storici dei "casalesi" Francesco Bidognetti, detto "Cicciotte e mezzanotte", e poi si era messo a disposizione del superboss "Sandokan". Anche grazie alle dichiarazioni del pentito è scattato il clamoroso blitz della settimana scorsa, con 127 arrestati tra i quali due dei presunti responsabili della strage di Castelvolturno.
Intanto, in tuta mimetica e armati, i paracadutisti del 186esimo reggimento della Folgore sono operativi da ieri mattina, al fianco delle forze di polizia. Per ogni turno sono una quindicina le pattuglie dei soldati impegnati nei controlli lungo la statale domiziana e nei comuni dell'agro aversano. Del contingente militare fanno parte anche undici donne, tra cui una tenente d'Accademia comandante di plotone. I militari inviati nel Casertano hanno in media un'anzianità di servizio di dieci anni: personale in servizio permanente effettivo in forza al reggimento di stanza a Siena, che ha compiuto già diverse operazioni fuori area. I mezzi impegnati sono dei "VM" per il trasporto della truppa e dei "Defender" e sono stati dispiegati con posti di blocco sia a Castel Volturno sia che a Casal di Principe.
Gli abitanti della zona hanno reagito in modo positivo alla presenza dei soldati. «Qui i militari non dovrebbero stare solo tre mesi - dice un geometra di Baia Verde - ma dieci anni. La gente perbene non ha nulla da temere». Ma c'è anche chi, pur giudicando positivamente la presenza dei soldati, ritiene che occorrerebbero maggiori sforzi investigativi per stanare i latitanti del clan dei Casalesi: «I camorristi cercheranno di evitare i posti di blocco. Speriamo che oltre alle multe in più per gli automobilisti distratti si possa davvero colpire i malavitosi».
È critico invece il ministro ombra del Partito Democratico, Marco Minniti. «Purtroppo, al di là di qualche facile ottimismo, il delitto a Casal di Principe ci fa comprendere quanto sia difficile ristabilire il dominio dello Stato su quel territorio. L'omicidio in pieno giorno del parente di un collaboratore di giustizia ci conferma, malgrado l'impegno di magistrati e forze di polizia e i risultati positivi conseguiti come l'arresto del gruppo di fuoco responsabile delle recenti stragi, la forza sanguinaria dei clan dei casalesi».
Luigi Sannino
