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Operazione della DIA nel cosentino, 11 arresti

Arresti DIA, nelle indagini estorsione al costruttore Longo ucciso sulla ss280. Spagnuolo "Accordi tra cosche sugli appalti"... 10 set 08 C'é anche un'estorsione fatta ai danni di Antonio Longo, il costruttore ucciso il 26 marzo scorso mentre era alla guida della sua auto lungo la statale 280, negli atti dell'inchiesta che ha portato all'operazione Terminator, con l'arresto di 11 persone. E' quanto è stato riferito nel corso della conferenza stampa fatta a Catanzaro dai magistrati della Dda e dagli investigatori della Dia per illustrare i particolari dell'operazione. Longo fu sottoposto ad estorsione tra il 2000 ed il 2001 dalle cosche capeggiate da Vincenzo Dedato, che all'epoca era il "cassiere" della 'ndrangheta cosentina e che e' uno dei pentiti dell'inchiesta sfociata negli arresti della scorsa notte, e Domenico Cicero. La richiesta di denaro scattò nel momento in cui l'imprenditore ottenne l'appalto per i lavori di restauro del centro storico di Cosenza. Nell'inchiesta si fa anche riferimento all'omicidio di Sergio Perri e della moglie Silvana De Marco, uccisi a Rende (Cosenza) il 16 novembre del 2000. Perri era cognato di Vittorio Marchio, il presunto affiliato alla 'ndrangheta ucciso sempre a Cosenza nel 1999.

Spagnuolo "Accordi tra cosche sugli appalti". "I gruppi criminali si consorziano per grandi affari e qui l'affare enorme è quello del condizionare gli appalti pubblici". Lo ha detto il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Mario Spagnuolo, commentando gli esiti dell'operazione Terminator che ha portato all'arresto di 11 ordinanze di custodia cautelare per omicidi e estorsioni. "L'operazione è estremamente importante - ha aggiunto Spagnuolo - perché consente di riscontrare ancora una volta l'idea di fondo che abbiamo in Dda e cioé che vi sono accordi dei singoli gruppi criminali che vanno ben al di là della competenza territoriale. Il dato che emerge, in definitiva, è che più gruppi si consorziano tra di loro al fine di conseguire il

10 set 08 Dalle prime ore di questa mattina la Direzione investigativa antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria ha dato esecuzione a 14 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo, 11 quelle eseguite. Nell'operazione, denominata Terminator, i reati contestati sono quelli di omicidio, estorsione e violazione della legge sulle armi, commessi con l'aggravante dell'appartenenza all'associazione mafiosa. L'indagine, che ha impegnato per oltre un anno la Dia di Catanzaro, è stata coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Mario Spagnuolo. In particolare, l'inchiesta ha documentato tra l'altro quali furono le ragioni che determinarono alcuni omicidi. Tra gli omicidi di cui sono stati scoperti i responsabili ci sono quelli di Marcello Calvano, ritenuto a capo delle cosche della zona di Paola (Cosenza), e di Vittorio Marchio, esponente di vertice della criminalità cosentina, uccisi rispettivamente il 24 agosto del 1999 e il 26 novembre del 1999, il primo a San Lucido (Cosenza) e il secondo a Cosenza. La 'ndrangheta cosentina, in quegli anni, come hanno avuto modo di accertare gli investigatori della Dia di Catanzaro, dopo lo scompaginamento subito a seguito di diverse inchieste giudiziarie aveva avviato una complessa riorganizzazione interna, fatta di nuove alleanze e che richiedeva l'eliminazione fisica di quanti vi si opponevano. Tra i soggetti colpiti dal provvedimento cautelare ne figurano alcuni ritenuti ai vertici delle organizzazioni criminali della provincia di Cosenza, come Domenico Cicero, di 51 anni, Tommaso Gentile (50), Domenico Andreoli (53), Guido Africano (42), Luigi Muto (46) e Mario Scofano (48).

Gli arresti. Sono 11, rispetto alle 14 emesse su richiesta della Dda di Catanzaro, le ordinanze eseguite dalla Dia nell'ambito dell'operazione fatta la scorsa notte contro la 'ndrangheta in provincia di Cosenza. L'inchiesta si basa, oltre che sull'attività investigativa, sulle rivelazioni di quattro collaboratori di giustizia grazie ai quali sono state ricostruite le vicende della criminalità organizzata cosentina alla fine degli anni '90. Dalle indagini e' emerso in particolare che Marcello Calvano e Vittorio Marchio furono uccisi nell'ambito dello scontro tra gli esponenti cosentini e quelli della zona tirrenica della 'ndrangheta per il controllo degli appalti pubblici per la realizzazione di lavori lungo la strada statale 18. In particolare lo scontro riguardo ' la realizzazione della galleria Coreca ad Amantea. Sette delle ordinanze di custodia cautelare sono state notificate in carcere a persone già detenute. Tra loro il boss Domenico Cicero, di 51 anni, presunto capo dell'omonima cosca di Cosenza, e Luigi Muto (46), figlio del boss Francesco Muto, detto il "re del pesce" e capo della cosca di Cetraro. Degli altri sette provvedimenti, tre non sono stati eseguiti perché i destinatari si sono resi irreperibili. In carcere le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate anche a Mario Gatto, di 39 anni; Tommaso Gentile (50), Giacomino Guido (41), Domenico Andreoli (53) e Guido Africano (42). Tra le quattro persone che erano libere e che sono state arrestate c'é Dino Posteraro (49), titolare di un'impresa che ha eseguito buona parte dei lavori di ammodernamento del tratto cosentino dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Posteraro, in passato, è stato coinvolto nell'operazione Tamburo, condotta sempre dalla Dda di Catanzaro, proprio sui presunti illeciti negli appalti per i lavori di ammodernamento dell'A3 in provincia di Cosenza. Le altre tre persone arrestate sono Angelo Colosso, di 34 anni, Walter Marsico (41) e Mario Scofano (48). L'inchiesta ha consentito anche di individuare i responsabili di alcune estorsioni tra cui quelle fatte ai danni degli imprenditori Antonio Coccimiglio e Giuseppe Rossi, rispettivamente per i lavori di costruzione della galleria Coreca e del porto di Amantea.

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