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Cornigliano, viaggio al termine dell'acciaio

Si cammina su un tappeto soffice di terra e la giornata di sole regala persino un'immagine inaspettata: uno stormo di gabbiani si posa a bere dalle pozzanghere che riflettono il cielo azzurro. Ma la poesia non c'entra. Questo era un posto di sudore e di ghisa e ora è un buco nero nel cuore della citta che cambia. E, come un buco nero, può assorbire e distruggere speranze e ambizioni. Così come può rappresentare il definitivo decollo del Ponente genovese, dopo lo smantellamento degli impianti a caldo delle acciaierie di Cornigliano. L'importante è capire che cosa si vuole fare, uscire dal pantano che non impasta solo le suole delle scarpe, ma anche la capacità di decidere. Sono 270 mila metri quadrati che si estendono dalla mole splendida della Villa Bombrini al fronte del mare. Interrotti solo dalla linea della ferrovia, accanto alla quale, seguendone dolcemente il tracciato, sfilerà la nuova strada a mare, e dai containter di Spinelli...
 
Spiega la tabella di marcia che a fine anno tutti i vecchi manufatti delle acciaierie, fino al confine di quel che resterà delle lavorazioni (a freddo) di Riva, saranno spianati. Poi c'è tempo fino alla metà del 2010 per bonificare tutta l'area e la conclusione della lavorazione dovrebbe coincidere con la partenza di Spinelli e dei suoi contenitori. È una storia delicata e complessa, quella di Cornigliano. Ma ora le priorità sono due. La strada a mare, e forse qualche ragione c'è. Un numero del Gazzettino Sampierdarenese del 1973 annunciava il via libera, per l'appunto, alla strada a mare e alla risistemazione di lungomare Canepa. Sono passati 35 anni e forse l'ora di accelerare è arrivata. E poi decidere, decidere che cosa fare di parte di quest'area, quella che resterà tra la restituzione al quartiere della splendore della Villa Bombrini e le aree dell'Autorità portuale. Sospira Alberto Ghio, amministratore delegato di Sviluppo Genova, che sta curando il dopo-acciaierie: «La verità è che, dopo il definitivo smantellamento degli impianti, qualcuno dovrà dirci come dev'esser fatta la bonifica. Se no è ben difficile partire». Al di là di tecnicismi oziosi per il lettore, Simona Brun, direttore tecnico, riassume in una battuta: «Se nascerà un ospedale, le prescrizioni sono molto severe, con scavi e guaine isolanti, indagini ambientali, analisi del rischio. Per un parcheggio può bastare un'asfaltatura ben fatta». Anche se, garantisce, «rispetto all'uso che è stato fatto di quest'area, le contaminazioni sono localizzate, non abbiamo trovato il disastro che si poteva temere». Ma intanto la decisione non arriva mentre il cielo si rannuvola, metaforicamente. Sviluppo Genova finisce prima in una brutta storia sull'apertura delle buste di una gara che fa scattare l'inchiesta del pm Francesco Pinto. Poi si dimette il presidente Gianni Pisani e anche il cda sembra andare a gambe all'aria. È solo il ripensamento in zona Cesarini di un membro che lo salva, in tempo per far decollare, in piena estate, il maxi appalto da 102 milioni di euro per la strada a mare. Nel frattempo si addensano nuvoloni anche sull'area concessa a Spinelli, già oggetto di infinite polemiche politiche. Perché (preannunciata già dalle parole del gip dell'ordinanza che portò ai domiciliari l'ex presidente dell'autorità portuale Giovanni Novi) su quello spazio s'incentrerà anche la fase due dell'inchiesta dei pm Cotugno e Zucca.

I tempi, però, sono rispettati, giurano Ghio e i suoi collaboratori. Così il Secolo XIX è entrato nell'area per constatare che cosa sta accadendo. Il secondo gasometro è in fase di demolizione. Il primo fu fatto saltare con l'esplosivo nell'aprile 2007; per il secondo, più grande, si è scelto di agire con più calma, per evitare pericoli.

Rimane in piedi la torre piezometrica, che svetta sopra la ferrovia. Verrà giù anche quella, anche se il colpo d'occhio suggerirebbe il fascino di una terrazza panoramica. Gli operai, casco protettivo e fiammo ossidrica, stanno tagliando a pezzi altri manufatti. Restano i piedi le quattro gigantesce torri Cowper di ferro e refrattario, così massicce da conferire un'atmosfera da film a tutto l'ambiente. Anche loro sono destinate alla fine, in tempi stretti.

Per il resto rimane la terra tra tanto spazio libero. La strada a mare correrà, sopraelevata, accanto alla ferrovia dopo aver scavalcato con un ponte il Pocevera, per poi abbassarsi, inabissarsi sotto la massicciata dei binari e concludersi in una rotatoria davanti alla stazione ferroviaria di Cornigliano. Questo il progetto. Quello che, a tutti i costi, deve marciare.

E alle polemiche di chi sostiene che i lavori sono in grave ritardo (come una documentazione filmata messa su internet dalla Casa della Legalità) il direttore del cantiere Dario Menini ribatte: «Potremmo essere in ritardo al massimo di 15 giorni su un lavoro di due anni e mezzo». Ancora Ghio: «Tutti i tempi saranno rispettati. Se, ovviamente, ci sarà detto in tempi stretti che cosa si vuole che sorga in quest'area e che tipo di intervento di bonifica dev'essere approntato e realizzato». Polemiche che irritano anche Mario Margini, assessore comunale ai lavori pubblici e all'attuazione dei grandi progetti viari, intercettato davanti agli stand della Festa dell'Unità democratica alla Foce: «Vadano, vadano a vedere come stanno le cose a Bagnoli, dove sono partiti con anni e anni di anticipo. Quando dico che i tempi saranno rispettati, non ne racconto di storie».

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