Spotorno - Cemento dopo il rogo
L'accusa è pesante: aver messo nero su bianco che alcuni terreni interessati dal tragico incendio avvenuto due anni fa a Spotorno in realtà erano stati risparmiati dalle fiamme... A scriverlo è stato il Comune spotornese in un'attestazione del 29 febbraio 2008 che adesso è agli atti di un ricorso al Tar proposto da un privato che si oppone a una lottizzazione proprio sui terreni di località Rive dove le fiamme uccisero un uomo e distrussero quasi 500 ettari di bosco. Una svista? Un errore? Un falso? Saranno i giudici a valutarlo. Di certo questa attestazione cozza con i dati di fatto: mettendo a confronto la foto della collina annerita poche ore dopo il rogo e la cartografia con i numeri dei mappali indicati dal documento comunale si vede con chiarezza che almeno due terreni sono stati bruciati eccome e altri tre almeno sfiorati. Per il dirigente firmatario, però, nessuno dei mappali risulta "percorso dal fuoco".Come mai? Per il privato che ha fatto ricorso (F. B.) la spiegazione può solo essere una: «O è un falso o un errore voluto - afferma - Se si ammettesse che ci sono terreni bruciati la lottizzazione di località Rive si bloccherebbe. È noto infatti che sui terreni percorsi dal fuoco per dieci anni non si possa costruire. Il dubbio che chiedo ai giudici di verificare, insomma, è che facesse comodo non menzionare come bruciati alcuni mappali che un po' di fuoco lo hanno visto».
La lottizzazione è quella che l'Opera Pia Siccardi e alcuni privati vogliono fare attraverso un piano urbanistico particolareggiato per una ventina di alloggi, in parte convenzionati, e un condominio, su un'area di complessivi 37 mila metri quadrati sulla collina che si vede sulla sinistra del casello autostradale.
Per gli spotornesi contrari «è l'ennesima colata di cemento in un paese che certamente non ha bisogno di nuove case». Per i proponenti e l'Amministrazione «un piano destinato a migliorare la vivibilità della zona, dare nuove case alle famiglie, e pure fare un servizio sociale visto che aumenteranno le potenzialità e l'accoglienza della casa di cura "La Quiete" che c'è inserita». Il Comune, per questo progetto, ha pure ricevuto un finanziamento regionale per il social housing di circa 600 mila euro.
L'accusa del ricorso al Tar chiama in causa proprio il Comune e l'Opera Pia Siccardi (a Spotorno attivissima: fresca l'inaugurazione della nuova sede con il governatore ligure Burlando, e poi il business del futuro centro talassoterapico) attraverso un dettagliatissimo dossier cui sono allegate foto, cartografie e tutto l'iter urbanistico della pratica che dura ormai da anni. Quest'aspetto dei terreni bruciati ma "dimenticati" dal dirigente comunale si è aggiunto negli ultimi tempi ma è ora agli atti ed è uno degli aspetti più controversi non foss'altro perché, carte alla mano, l'anomalia sembra evidente.
In Comune di questa vicenda nessuno parla e il sindaco Bruno Marengo ieri ha chiesto il silenzio in attesa di verificare la situazione. «Non è per cattiva volontà ma non posso parlare di ciò che non so nei termini precisi - è stato l'unico commento del primo cittadino - bisogna chiedere al dirigente che ha scritto quelle cose e si potrà farlo solo lunedì. Penso comunque che se sono state scritte certe cose ci saranno state le dovute verifiche, sarà stata acquisita la documentazione della Forestale, della Provincia. Ripeto, dobbiamo aggiornarci, sono cose delicate di cui non si può parlare a sproposito».
Che la patata del progetto "Rive" però sia bollente lo dicono tanti indizi e il sindaco stesso non ne fa mistero. «C'era già stato un altro ricorso con la sospensiva del Tar, credo che i giudici entro poco dovranno esprimersi nel merito, spero che tutto si risolva al più presto».
Il ricorso del privato è stato curato dallo studio legale Massa di Genova che tecnicamente ha impugnato una serie di atti chiamando in causa il Comune stesso (difeso dall'avvocato Paolo Gaggero) e l'Opera Siccardi (Federico Barbano).
Nello specifico i mappali incriminati sarebbero cinque: 293, 80, 303, 78 e 77. Mappali che il responsabile dell'area urbanistica ha certificato "non percorsi dal fuoco" nonostante le foto del dopo-incendio suggeriscano il contrario. «Da una verifica di ufficio e dai dati inviati da Forestale e Provincia in data 16 marzo 2007 sull'incendio del settembre 2006 - ha scritto - i seguenti mappali ricadenti in zona C2 di Prg non risultano percorsi da fuoco...». Per dovere di cronaca c'è da dire che solo due esterni - il 293 e il 77 - sono evidentemente bruciati, mentre per gli altri tre si vedono solo ombre di cenere.
«Poco o tanto, com'è possibile che il Comune abbia certificato qualcosa di diverso dalla realtà dei fatti?» è la domanda del ricorrente.
Dario Freccero
