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La Spezia - Estorsione, due arresti

Avevano estorto denaro ad un giovane imprenditore spezzino - costringendolo addirittura a vendere la macchina che aveva appena comprato - poi, vedendo che lui tergiversava nel "saldo" della cifra pattuita, sono andati a batter cassa dalla madre, una nota commerciante spezzina ma qui ad attenderli c'erano i carabinieri. La donna infatti non si è piegata al volere dei due uomini e li ha fatti arrestare. Adesso i due sono in carcere, a Villa Andreino, con la pesante accusa di estorsione e di minacce gravi...
La vicenda aveva preso il via alcuni mesi fa quando Gioacchino Fruscione, 59 anni, nativo di Lucera in provincia di Foggia ma residente da anni a Torino, e Giorgio Chieregatti, 46 anni, nato e residente nel capoluogo piemontese, avevano rilevato l'azienda di un giovane imprenditore spezzino, poco più che trentenne. All'inizio era andato tutto bene. I due avevano regolarmente pagato i debiti, allargando addirittura l'attività. Poi, quasi improvvisa, la doccia fredda. Anzi gelata. Una grande azienda di servizi che opera nella nostra provincia ha revocato l'appalto che la ditta dei due torinesi era riuscita ad ottenere. I due hanno provato a ricucire lo strappo ma purtroppo per loro, non c'è stato nulla da fare. La loro azienda è finita travolta dai debiti, tanto da dover licenziare gli operai che avevano assunto.

Passare dal benessere al fallimento nel giro di pochi giorni deve essere stato un colpo mortale per Gioacchino e Giorgio che hanno creduto di vedere la causa delle loro improvvise difficoltà nell'imprenditore spezzino che tempo prima aveva ceduto loro l'attività. E così hanno cominciato a vessarlo, a minacciarlo. Si sono inventati di sana pianta un credito che lui aveva con loro: 20 mila euro. E volevano quei soldi. Tutti e subito.

Il giovane, all'inizio, non ha dato grosso peso alla questione, ma le richieste si sono fatte sempre più pressanti. Per lui sono stati giorni, settimane d'inferno. Confidava nella distanza fra Spezia e Torino e soprattutto nel fatto che, col tempo, le pretese dei due terminassero.

Invece sono continuate, sempre più incalzanti, sempre più minacciose. Non lo hanno mai picchiato ma i loro modi, spicci e diretti, lo spaventavano sempre più. «Guarda che noi non abbiamo nulla da perdere - gli dicevano - siamo dei malavitosi. E se non ci paghi ti succederà qualcosa di brutto».

Il trentenne, terrorizzato, anche per il timore che la vicenda potesse finire per coinvolgere la sua famiglia, anziché rivolgersi subito ai carabinieri ha preferito prendere ancora tempo ma ad un certo punto, messo alle strette ha deciso di pagare.

Per trovare i soldi da dare ai suoi aguzzini non ha trovato di meglio che vendere la sua auto, comprata di recente. Oltretutto l'ha venduta sotto costo, ad un prezzo molto più basso di quello reale, per poter realizzare subito denaro contante. Ha ottenuto sei mila euro da quella cessione.

Nelle sue intenzioni quei soldi dovevano servire a togliersi di dosso i due. Definitivamente. Pensava e sperava che avendo subito in mano sei mila euro i due torinesi abbandonassero la presa su di lui.

L'hanno fatto. Ma solo per una manciata di giorni. Poi sono nuovamente tornati alla carica. «Guarda che ci devi ancora 14 mila euro», gli hanno ripetuto. E il giovane imprenditore ha capito che l'incubo non solo non era ancora finito ma probabilmente era appena iniziato. I due hanno continuato a pressare il trentenne per giorni e giorni, fino a quando hanno capito che la polpa era da un'altra parte.

Sì perchè la madre dell'imprenditore è anche lei nel ramo. ha un'azienda sua, di tutt'altro genere rispetto al figlio, e molto ben avviata. Un'attività commerciale redditizia sulla quale i due hanno messo gli occhi.

Così dopo aver tentato ancora un'ultima volta, con il figlio, Gioacchino e Giorgio si sono buttati sulla ditta della madre, una donna non ancora cinquantenne. Hanno provato anche con lei le minacce e le frasi violente: «Dacci i 14 mila euro che ci deve tuo figlio, altrimenti lo massacriamo di botte».

Lei ha finto di stare al gioco ma in realtà ha chiamato i carabinieri. E così quando ieri mattina i due sono andati nell'azienda della madre, hanno trovato i militari dell'Arma che - dopo aver informato dell'accaduto il pm Luca Monteverde - li hanno arrestati per estorsione. Adesso sono in carcere a Villa Andreino in attesa della convalida del gip Alessandro Ranaldi.

Alessandro Franceschini

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