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Caltanissetta Beni per 265 mln dell'ex presidente Costruttori

Confiscato l'intero patrimonio all'imprenditore Di Vincenzo...
Lillo Leonardi

Caltanissetta

I giudici della sezione misure di sorveglianza del tribunale di Caltanissetta hanno confiscato beni per un valore complessivo di 265 milioni di euro all'imprenditore Piero Di Vincenzo, ex presidente regionale dell'Associazione costruttori. Il collegio ha accolto in pieno la richiesta che era stata avanzata dal procuratore Sergio Lari che si era presentato in udienza lo scorso giugno a sostenere l'illecita provenienza dei beni dell'imprenditore. Nel 2006 i beni erano stati sequestrati e adesso i giudici ne hanno disposto la confisca. Si tratta di uno dei più grossi provvedimenti emessi dall'autorità giudiziaria su confisca di beni. L'accusa aveva prodotto al tribunale le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, l'analisi economica delle società che facevano capo a Di Vincenzo e l'esame svolto sui bilanci da parte della Guardia di Finanza.La confisca disposta dai giudici del tribunale di Caltanissetta dei beni dell'imprenditore Piero Di Vincenzo riguarda 47 società, fra cui imprese immobiliari ed edili. Questo enorme patrimonio economico è gestito dall'amministratore giudiziario Elio Collovà. Alcune società confiscate gestiscono non solo grandi immobili sparsi in tutta la Sicilia, ma anche dissalatori che forniscono acqua a diverse città dell'Isola. Di Vincenzo (ex presidente di Confindustria di Caltanissetta), 55 anni, era stato assolto dal tribunale di Roma dall'accusa di associazione mafiosa, ma era stato sottoposto a sorveglianza speciale. L'imprenditore ha finito già di scontare la misura, ed è libero.

La proposta di confisca dei beni scaturiva dal processo per concorso in associazione mafiosa istruito dalla Dda di Roma e che in primo grado vide la condanna dell'ing. Di Vincenzo a 1 anno e 8 mesi di reclusione. Ma nello scorso aprile la Corte d'appello di Roma lo mandò assolto «perché il fatto non sussiste», dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Era stato lo stesso procuratore generale a chiedere l'assoluzione. Per l'inchiesta di Roma, condotta dalla Dia, Di Vincenzo era stato arrestato nel 2002 e detenuto per 80 giorni, successivamente gli erano stati sequestrati tutti i beni. Il procedimento nel quale era rimasto coinvolto riguardava presunti collegamenti tra imprenditori e mafiosi per condizionare una serie di appalti fra i quali il Porto-rifugio di Gela. Tra i beni confiscati all'imprenditore nisseno, le quote di proprietà di otto holding capogruppo e le relative partecipazioni in ulteriori 40 società, impegnate nel settore edile e in quello delle costruzioni di opere pubbliche e private, gestione di impianti per il trattamento delle acque e dei rifiuti. Sottoposti a confisca, inoltre, una decina di immobili.

Commentando il provvedimento di confisca dei beni, il sen. Giuseppe Lumia (Pd), ha affermato: «Si conferma quanto da anni la Commissione antimafia ha sostenuto in ordine a rapporti mafia ed economica nella provincia di Caltanissetta»

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