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Lamezia - Ucciso in pieno centro con 14 colpi di pistola

Lamezia Erano le 19 quando i killer hanno fatto fuoco, compiuta la missione di morte hanno gettato l'arma e si sono allontanati su una moto. Bruno Cittadino era sospettato d'essere affiliato al clan Torcasio-Giampà e aveva sposato una Gualtieri...
Giuseppe Natrella

Lamezia

A tre mesi dall'ultimo omicidio, quello di Gino Benincasa, ucciso il 30 aprile sorso, le armi della criminalità organizzata tornano a farsi sentire in maniera prorompente a Lamezia. La 'ndrangheta torna in azione uccidendo Bruno Cittadino, 37 anni, imparentato con i Gualtieri.

La vittima, secondo quanto s'è appreso dagli investigatori, era il genero di Nicola Gualtieri. Un figlio di quest'ultimo, Giovanni Gualtieri, è stato ucciso il 13 novembre del 2004, mentre si trovava in una sala giochi situata nel centro della città. Anche quella volta l'uomo fu ammazzato con alcuni colpi di pistola.

Bruno Cittadino è stato ucciso poco dopo le 19 in una centralissima via del quartiere Nicastro, in Via Duca D'Aosta, con diversi colpi di pistola che l'hanno raggiunto alla testa e nella parte destra del corpo. L'uomo è morto sul colpo. Vano è stato il tentativo di prestargli soccorso. Sul posto, infatti, era arrivata un'ambulanza del 118. Il medico intervenuto per prestare i primi soccorsi non ha potuto fare altro che constatare il decesso.

Contro la vittima sono stati esplosi ben 14 colpi di pistola calibro 9x21 sparati da una distanza ravvicinata, sei dei quali l'hanno colpito mortalmente, mentre il resto sono andati a finire dentro un negozio specializzato nella vendita di apparecchi sanitari e dal quale probabilmente stava uscendo la vittima. Il corpo di Cittadino è stato trovato riverso con il volto verso l'alto e vicino alla vetrina dell'esercizio commerciale infranta da uno dei colpi di pistola. L'arma è stata abbandonata sul luogo del delitto, ad un paio di metri dal corpo di Cittadino. La pistola, secondo quanto s'è appreso è stata rubata quattro anni fa a Brescia. Un indizio che è stato possibile riscontrare subito perché sull'arma non è stata cancellata la matricola. Un dato che lascia supporre che l'assassino abbia utilizzato una pistola "pulita" cioè non utilizzata per altri omicidi.

Resta da stabilire se sull'arma il killer abbia lasciato impronte. Questo aspetto sarà accertato nei prossimi giorni dagli esami scientifici che saranno effettuati dai carabinieri del Ris. Se sull'arma non verrà trovata nessuna impronta vuol dire che l'assassino ha agito con dei guanti. Il che lascia supporre che l'omicidio era pianificato da tempo e che il commando è entrato in azione dopo avere studiato le abitudini ed i comportamenti della vittima.

L'omicidio è avvenuto alla vigilia di una sentenza del Gup distrettuale di Catanzaro, attesa per oggi, su 12 esponenti del clan Torcasio-Gualtieri.

Sul luogo del delitto sono arrivati anche i familiari di Cittadino che si sono abbandonati a scene di disperazione, gridando anche contro passanti e curiosi che si ammucchiavano intorno al luogo del delitto.

Si è trattato di un'azione fulminea. Colpi che si sono rivelati immediatamente mortali. Secondo gli inquirenti, Cittadino non ha avuto neanche il tempo di accorgersi che era finito sotto il fuoco del suo killer che è entrato in azione appena l'ha visto uscire dal negozio dove per alcuni anni ha lavorato.

Probabilmente l'omicida era nascosto vicino al negozio a bordo di una motocicletta guidata da un complice, ed ha atteso di entrare in azione. Oppure il commando ha portata a termine la sua missione di morte a bordo di un'auto. Ma l'ipotesi più probabile è che il killer fosse a bordo di una moto di grossa cilindrata da cui ha sparato contro Cittadino. Un omicidio commesso da professionisti che subito dopo l'agguato si sono dileguati facendo perdere le loro tracce.

Le indagini sono state affidate ai carabinieri e saranno coordinate dal sostituto procuratore della repubblica Marianna Falvo. Ma non è escluso che l'inchiesta possa essere trasferita alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro considerate le modalità mafiose dell'agguato, ma anche per il fatto che gli investigatori ritengono che l'omicidio di Cittadino sia riconducibile ad uno scontro tra i gruppi della criminalità organizzata locale. Per i carabinieri s'è trattato di un omicidio studiato a tavolino da tempo forse con la complicità di qualche basista locale che ha favorito la fuga dei killer.

A dare l'allarme sono stati alcuni vicini che hanno avvisato gli investigatori giunti sul posto immediatament. Sul luogo del delitto insieme ai suo uomini il capitano della Compagnia dei carabinieri Rodrigo Micucci, il comandante provinciale Claudio D'Angelo e il maggiore Enrico Maria Grazioli che guida il nucleo operativo del comando provinciale. Anche se le indagini sono state affidate ai carabinieri, sul posto sono arrivati anche gli agenti del commissariato lametino, e il responsabile della polizia giudiziaria Angelo Padano. Sulla scena del crimine anche il responsabile della squadra Mobile della questura Francesco Rattà.

Le indagini si presentano difficili e complesse. Gli uomini dell'Arma si stanno muovendo a 360 gradi per stabilire anche il movente dell'omicidio. Un delitto di difficile lettura anche se gli inquirenti propendono per la matrice mafiosa. Le indagini si stanno concentrando in diversi ambienti, e non viene esclusa nessuna ipotesi investigativa. Si scava anche nel passato recente di Cittadino a proposito del suo coinvolgimento in alcune inchieste.

Il 9 dicembre del 2002 fu arrestato per associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta "Tabula rasa" contro le cosche Torcasio, Giampà, Iannazzo e alcune famiglie considerate satellite dagli inquirenti, come quelle dei Gualtieri, Pagliuso, Cannizzaro, Da Ponte e Anello di Filadelfia. Nell'ambito dell'inchiesta "Tabula rasa" la procura antimafia aveva chiesto il rinvio a giudizio di Cittadino imputato di affiliazione alla cosca Torcasio-Gualtieri-Giampà. L'udienza preliminare è in programma per il prossimo settembre.

Bruno Cittadino, tra l'altro, era sospettato di avere tentato nel 2000 di corrompere un testimone portandogli soldi della cosca Torcasio per indurlo a ritrattare le sue dichiarazioni contro i clan.

 

Chi era

Bruno Cittadino, 37 anni, è stato freddato ieri con 14 colpi di pistola. I killer avrebbero agito in moto e compiuta la loro missione hanno gettato a terra l'arma. L'uomo era genero di Nicola Gualtieri, considerato esponente di spicco della 'ndrangheta locale.

La vittimaera imputata di associazione mafiosa nell'inchiesta "Tabula Rasa" in cui nel 2002 finirono 55 presunti affiliati alle cosche della Piana lametina.

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