G8-Bolzaneto, condanna a metà: solo violenze, niente torture
Dopo oltre 11 ore di camera di consiglio, è arrivata la sentenza al processo sulle presunte violenze nella caserma di Bolzaneto. Gli imputati erano 45, 30 sono stati assolti, 15 condannati, 24 gli anni complessivi di pena (su 76 richiesti). Le pene comminate variano fra i 5 mesi e i 5 anni...La condanna più pesante è stata emessa nei confronti di Antonio Biagio Gugliotta, ex ispettore capo della polizia penitenziaria all'interno della caserma di Bolzaneto, al quali stati comminati 5 anni di reclusione. La condanna più lieve è stata inflitta a Giuliano Patrizi che dovra scontare 5 mesi di reclusione. Alessandro Perugini all'epoca dei fatti vicequestore della Digos di Genova è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Nei confronti di tutti gli imputati, il collegio giudicante ha disposto l'interdizione temporanea dai pubblici uffici. I giudici (tranne che per Gugliotta) non hanno riconosciuto le accuse di abuso d'ufficio e falso e hanno invece riconosciuto l'abuso di autorità su persone in carcere. Due ministeri sono stati condannati al risarcimento. I condannati dovranno risarcire in totale 2 milioni e mezzo di euro alle 155 parti civili.
Gli altri condannati sono l'ispettore Anna Poggi, a 2 anni e 4 mesi di reclusione; Daniela Maida, ispettore superiore ad 1 anno e 6 mesi di reclusione; Antonello Gaetano, a 1 anno e 3 mesi, gli ispettori della polizia di Stato Matilde Arecco, Natale Parisi, Mario Turco e Paolo Ubaldi ad 1 anno di reclusione ciascuno. Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia di Stato a 3 anni e 2 mesi di reclusione; Barbara Amadei a 9 mesi, Alfredo Incoronato a 1 anno, Giuliano Patrizi a 5 mesi. Sono inoltre stati condannati i medici Giacomo Toccafondi ad 1 anno e 2 mesi di reclusione e Aldo Amenta a 10 mesi.
I giudici non hanno riconosciuto le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti e futili, assimilabili in sostanza al reato di tortura, che in Italia non è riconosciuto con una legge specifica. Ma la corte ha sentenziato che vi furono violenze e abusi d'autorità, a cominciare dallo stato di ingiusta detenzione delle persone trascinate a forza a Bolzaneto, per la quasi totalità senza alcun addebito. Per questo motivo i detenuti di Bolzaneto dovranno essere risarciti dai ministeri degli Interni e di Giustizia.
Il primo commento a caldo del pm Ranieri Miniati è stato: «L'impianto accusatorio ha retto, qualcosa di grave è effettivamente successo. Il tribunale ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. Complessivamente è un giudizio di soddisfazione a conclusione del processo e dopo un'istruttoria che ci ha impegnato per anni».
I giudici del tribunale penale presieduto da Renato Delucchi erano entrati in camera di consiglio alle 10 per decidere la sentenza al processo sui presunti soprusi e violenze nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001, che vedeva imputate 45 persone tra appartenenti al personale della polizia penitenziaria, forze dell'ordine e medici. La sentenza è stata letta poco dopo le 21.30.
I reati contestati agli imputati, a vario titolo, erano abuso d'ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorità nei confronti di detenuti o arrestati, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
I pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano chiesto complessivamente 76 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione. Stamani la pubblica accusa ha formalmente rinunciato alle repliche: la rinuncia era stata depositata presso la cancelleria del tribunale il 19 giugno scorso. Il tribunale ne ha preso atto e si è riunito in camera di consiglio.
Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 la caserma di Bolzaneto, dove furono condotte le persone arrestate nei giorni del G8, è stata descritta dai pm «Un girone infernale» e un luogo di tortura fisico e psichico. Secondo l'accusa sarebbero avvenuti episodi di vera e propria tortura che avrebbero violato la dignità umana e i più significativi diritti alla persona. Anche in infermeria, medici e agenti avrebbero inflitto vessazioni agli arrestati feriti.
I pm, nella loro lunga requisitoria, raccolta in una memoria di 600 pagine, affermarono che nella «caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano `trattamenti inumani e degradanti´». L'accusa però, non potendo contestare il reato di tortura, che non esiste nel nostro ordinamento, ha scelto di chiedere per i vertici apicali preposti alla struttura l'art.323 (abuso d'ufficio) oltre alla violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, abuso d'autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni. I reati contestati saranno tutti prescritti nel 2009, ma le eventuali condanne consentiranno alle parti civili di chiedere un risarcimento o ottenere già oggi una provvisionale, chiesta da tutti i loro legali.
Nel «girone infernale», descritto dai pm, c'erano ragazzi e ragazze picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione, un salame usato come manganello, una mano divaricata e spezzata. Le ragazze erano chiamate «troiè, «puttane» come accadde a Sara Bartesaghi a cui agenti dissero anche, ricordando la morte di Carlo Giuliani: «Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare cento».
C'è poi la testimonianza di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento.«Gli agenti mi hanno preso in giro - ha raccontato al processo - per la mia bassa statura, insultandomi con `Nano buono per il circo´, `Nano di merda´, `Nano pedofilo´». Il pm ha ricordato che Massimiliano per un'ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perché gli impedirono di pulirsi. Un altro episodio riguarda Katia L., minacciata dagli agenti di farle fare la stessa fine di Sole (Maria Soledad Rosas), l'anarchica argentina che si suicidò in carcere dopo la morte del compagno, entrambi arrestati nell'ambito dell'inchiesta sugli attentati contro la Tav in Valle Susa. La ragazza si sentì male e vomitando sangue venne portata in infermeria dove un medico le somministrò dell'ossigeno. Al rifiuto della ragazza di sottoporsi ad una iniezione il medico la liquidò:«Vai pure a morire in cella».
C'era grande attesa nell'aula bunker di palazzo di giustizia per la sentenza. Tra il pubblico, numeroso, era presente l'europarlamentare Vittorio Agnoletto all'epoca portavoce del Genoa Social Forum. Tra gli avvocati di parte civile figura anche l'onorevole Alfredo Galasso che assiste due parti lese.
