Vincenzi: «Sviluppo Genova, ora ripartiamo da zero»
Dopo le dimissioni di Pisani il sindaco chiede un passo indietro a tutto il consiglio d'amministrazione: «C'èbisogno di trasparenza» ...«Servirebbe un passo indietro di tutti i membri del consiglio di amministrazione della Sviluppo Genova. Penso che dopo le dimissioni del presidente Gianni Pisani anche gli altri componenti del cda dovrebbero dimettersi». Parola del sindaco Marta Vincenzi. Che aggiunge: «Penso che i nuovi consiglieri debbano essere scelti tra figure il più possibile indipendenti dai partiti. Persone di alto profilo tecnico.
La Sviluppo Genova è impegnata in investimenti importanti. Non è bene che ci sia questa atmosfera, c'è bisogno di un'assoluta trasparenza. Subito». Insomma, la decisione di Gianni Pisani - nominato dalla Regione Liguria - potrebbe essere soltanto come la prima pedina di un domino. Caduta questa, tutte le altre poi seguono. Del resto la lettera di addio di Pisani - giunta sul tavolo del sindaco, del presidente della Regione Claudio Burlando e di quello della Provincia, Alessandro Repetto - difficilmente poteva restare senza conseguenze. Le affermazioni che conteneva sono molto, troppo pesanti per non avere un seguito.
Pisani indica infatti con precisione i motivi che lo hanno portato a lasciare l'incarico: la denuncia da lui presentata a proposito di una gara «sospetta» da mezzo milione di euro per la bonifica di un capannone dell'ex Ilva di Cornigliano. Racconta Pisani che, mesi fa, due impiegate si sono presentate da lui parlandogli di una procedura di gara che non le convinceva. Riferivano di un'offerta in busta chiusa comparsa all'improvviso fuori tempo massimo. Una storia che Pisani riporta al pm Francesco Pinto. E da quel momento, sostiene il presidente dimissionario, sarebbero cominciati i guai: per le due impiegate che hanno denunciato l'episodio e per lo stesso presidente. «Da allora - racconta Pisani - nessuno mi informa più di che cosa succede nella società. Sono diventato perfettamente inutile. Continuare a lavorare così non ha alcun senso. Per questo, per quella gara che ho portato in Procura, il clima è cambiato. E io ho deciso di presentare le mie dimissioni irrevocabili», conclude Pisani.
Ma per gli azionisti le dimissioni del presidente potrebbero non essere sufficienti. Questo sostiene il sindaco: «Apprezzo il gesto di Pisani. Ma questa scelta può essere anche un'occasione importante per superare le distinzioni e le divisioni all'interno di una società tanto importante per Genova», spiega Vincenzi. Aggiunge: «Occorre che noi azionisti ci incontriamo. Subito, per non lasciar marcire la situazione e per rimettere immediatamente Sviluppo Genova in condizioni di svolgere il suo compito». La Sviluppo Genova è una società per azioni di proprietà mista, pubblica e privata: il 52 per cento è in mano a Regione, Provincia e Comune. Il 24,5 per cento è suddiviso tra Aeroporto, Camera di Commercio, Associazione Industriali, Sofincoop, Amiu e Filse. Mentre il restante 23 per cento è di proprietà delle banche: Carige, Banco di Chiavari e Bnl.
Ieri il presidente della Regione, Burlando, e quello della Provincia, Repetto, hanno preferito non intervenire sulla vicenda. Altri azionisti, però, manifestano le loro perplessità. Sulle polemiche e su vicende finite sulla scrivania della Procura, come, appunto, la gara per il capannone ex Ilva: «Nella Sviluppo Genova purtroppo esiste il problema degli schieramenti. C'è chi sta con il sindaco e chi con la Regione», sospira Marco Bisagno, presidente dell'Associazione Industriali. E spiega: «Va detto che finora la società ha funzionato. I tempi sono stati rispettati e anche le previsioni di spesa. Però... però c'è sempre questa separazione che tutti conoscono e che è un problema». Marco Arato, presidente dell'Aeroporto (che detiene una piccola quota nella Sviluppo Genova), prende un impegno: «Convocheremo un consiglio dei nostri soci per individuare chi potrebbero essere i nuovi consiglieri di amministrazione. Comunque noi vorremmo dismettere la nostra partecipazione perché non è strategica».
Tra i soci di sicuro l'umore non è dei migliori. Paolo Odone, presidente della Camera di Commercio, racconta: «Non mi sento di condannare il presidente o l'amministratore. Non conosco a fondo la vicenda. Ma bisogna fare chiarezza, noi e la magistratura. Noi intanto convocheremo un'audizione degli organi dirigenti», spiega Odone. Poi parla della città. E sospira: «Certo che in questo periodo, a guardarsi intorno, la situazione appare proprio preoccupante».
Ferruccio Sansa
