Sfruttava le ragazze, «Con 50 mila euro la libertà»
Arrestata una nigeriana. Le giovani africane attirate con la promessa di un lavoro e costrette a prostituirsi...Il "joint" era il luogo designato dalla maman. Era lei che lo assegnava ad ogni ragazza. Un lembo di carreggiata, via Cisa a Sarzana, nello spezzino. Qualche metro di asfalto tra i campi, "costellato" di sporcizia, fazzoletti, preservativi usati. Tutti i giorni, al pomeriggio, le lucciole centro africane raggiungevano il "joint" in treno, da Genova. E all'alba, dall'estremo levante della regione, tornavano al capoluogo ligure con il convoglio delle sei. Nelle loro tasche il denaro racimolato con le "marchette" ci stava poco. Lo voleva tutto la maman. Lei ora è rinchiusa nel penitenziario femminile di Pontedecimo: arrestata dagli uomini della Mobile genovese, agli ordini di Gaetano Bonaccorso.
L'indagine della sezione criminalità extracomunitaria ha raccolto elementi di accusa tali da far spiccare - da parte del gip Carpanini su richiesta del pm Lari - un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Grave e infamante, l'accusa per lei: sfruttamento della prostituzione, aggravata e continuata. Si chiama Irene Omoregie, ha ventotto anni ed è originaria della Nigeria: a Genova è domiciliata da tre anni, nella zona di via Vetrano, Cornigliano, dove sono scattate le manette l'altro ieri mattina.
L'inchiesta non è certo finita. Gli inquirenti stanno effettuando ulteriori accertamenti: forse si aggiungeranno ai capi d'imputazione che incombono sulla donna anche la riduzione in schiavitù, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, le molestie, l'induzione alla prostituzione e il procurato aborto: una delle ragazze sfruttate è finita all'ospedale con un'emorragia interna tale da far presumere che sia stata vittima anche di un'interruzione di gravidanza attuata con metodi cruenti. Si cercano anche i "contatti" che la straniera deve possedere per portare avanti l'introduzione delle ragazze in Italia dalla loro patria.
Nell'agghiacciante, grottesco e triste "vaso di Pandora" che gli investigatori della questura hanno scoperchiato con questa indagine ci sono storie allucinanti. Tutte diverse, ma tutte simili, ognuna con lo stesso epilogo: la strada, i clienti, le botte, le minacce attuate anche con rituali magici e voodoo: la religione animistica diffusissima tra la popolazione centro africana e creola. Vent'anni, o anche meno; carine, tutte in fuga dall'estrema povertà dei loro paesi.
E giunte in Italia, il ricatto. «Ora mi devi 50.000 euro, per il viaggio fino a qui - diceva loro la maman - piano piano, con i clienti, me li restituirai. Ma devi pagare anche le spese di vitto e alloggio: settecento al mese. E quando sarai "affrancata" faremo una grande festa, che pagherai tu: occorreranno altri 5.000 euro. Solo allora ti restituirò i documenti e il passaporto». Le ragazze arrivavano con diverse modalità: con documenti falsificati (un unico passaporto poteva far entrare cinque o sei giovani) o nascoste nelle stive delle navi da carico.
Simone Schiaffino
