Sviluppo Genova nel caos. Pisani sbatte la porta
Gianni Pisani si è dimesso da presidente della Sviluppo Genova spa. Ma non si tratta di un semplice avvicendamento ai vertici della società pubblico-privata che si occupa di bonifiche e ristrutturazioni di aree dismesse, di gare delicatissime dove ballano milioni di euro. No, le dimissioni di Pisani sono l'ennesima scossa del terremoto che da mesi sta agitando Genova e la sua classe dirigente. Già, perché alla base della decisione del presidente della "Sviluppo Genova", almeno secondo l'interessato, ci sarebbe un esposto che Pisani ha presentato in Procura per una gara «sospetta». Un atto che, sostiene Pisani nella lettera di dimissioni, di fatto gli ha reso la vita impossibile all'interno della società...La lettera i Gianni Pisani - noto imprenditore assicurativo nominato alla guida della Sviluppo Genova dalla Regione e considerato vicino a Claudio Burlando anche se lo stesso Pisani oggi smentisce - è giunta ieri sulle scrivanie dei tre principali azionisti della società: Regione, Comune di Genova e Provincia. I tre enti pubblici infatti detengono il 52 per cento della Sviluppo Genova (il restante 48 per cento è diviso tra società pubblico-private e le banche). E, c'è da scommetterci, i destinatari devono aver fatto un salto sulla sedia. Pisani, infatti, attacca a testa bassa: parla dei motivi che lo hanno portato ad accettare l'incarico, dei grandi investimenti previsti per Cornigliano. Ma poi subito sterza verso il nodo del contendere: due impiegate mesi fa si sono presentate da lui parlandogli di una gara «sospetta». Un episodio che Pisani racconta di aver denunciato subito alla Procura. E qui, sostiene il presidente dimissionario, sarebbero cominciati i guai: per le due impiegate che hanno denunciato l'episodio e per lo stesso presidente. «Da allora - racconta Pisani - nessuno mi informa più di che cosa succede nella società. Sono diventato perfettamente inutile. Non servo a niente. Continuare a lavorare così non ha alcun senso. Per questo, per quella gara che ho portato in Procura, il clima è cambiato. E io ho deciso di presentare le mie dimissioni irrevocabili», conclude Pisani.
Al centro della vicenda c'è l'appalto per la bonifica di un capannone dell'ex Ilva di Cornigliano. Una gara che all'interno della Sviluppo Genova fa storcere il naso a più di una persona. Tanto che due dipendenti decidono di inviare una lettera al presidente Pisani e all'amministratore delegato, Alberto Ghio. La missiva inizia così: «A seguito di fatti da noi ritenuti anomali verificatisi durante la consegna di buste di gara relative a tre diversi bandi ad evidenza pubblica...». Il punto chiave si legge nel paragrafo "Gara A5, sublotto 1". Il termine utile per la presentazione delle buste di gara, raccontano le due dipendenti, era fissato per le 12 del 30 gennaio 2008. «Successivamente, intorno alle 13, il personale di segreteria ha lasciato l'ufficio per la pausa pranzo». Le due donne rientrano in ufficio una alle 14,04, l'altra alle 14,57. «Le tre persone presenti - è scritto agli atti - rilevano la presenza di una busta su una delle scrivanie della segreteria, busta della ditta S., che accertano essere destinata alla partecipazione alla gara terminata ufficialmente alle 12». Le due dipendenti non hanno dubbi: «Al momento di lasciare gli uffici per il pranzo la busta non era assolutamente presente». Che cosa accade a quel punto? Ecco la denuncia: «Il dottor Salvatore Saffioti (direttore amministrativo della Sviluppo Genova) in persona, presentatosi in segreteria, ordinava di inserire tale busta nel protocollo generale, adducendo come giustificazione che la busta era stata "gettata" nel portone di ingresso, da lui stesso rinvenuta e da lui stesso appoggiata sulla scrivania». Ancora: «Mi indicava anche l'ora esatta, le 11,55, che avrei dovuto apporre sul timbro del protocollo generale». Ma succede un'altra cosa: alle 14,40 arriva un'altra busta. Saffioti - sempre secondo la versione delle due dipendenti, contenuta nella lettera ora nel fascicolo del pm Francesco Pinto - vuole invece che questa sia registrata con l'orario esatto.
Non è finita qui. In almeno due occasioni precedenti, raccontano ancora le dipendenti, altre buste sono arrivate in ritardo. Saffioti «ci ordinava di procedere all'inserimento ordinandoci di apporre un orario diverso da quello effettivo». Per altre buste "ritardatarie" il destino, però, non era analogo: «Dopo averle visionate» Saffioti ordinava invece di registrare l'orario effettivo, «impedendone l'ammissione alla gara». Da qui il via all'indagine di Pinto. Che ha indagato Saffioti per turbativa d'asta, insieme a un fattorino che ha testimoniato un diverso orario di consegna del plico rispetto a quello riscontrato dagli investigatori. E non basta, perché, dopo la denuncia, le due dipendenti sostengono di non essere più riuscite a lavorare. Per questo è stato aperto anche un fascicolo per mobbing.
Ieri Saffioti ha preferito non commentare. Ma in passato ha sempre respinto le accuse delle dipendenti: «Io le ho denunciate, le due segretarie! Per calunnia! E taccio sulla ferita umana». E ha aggiunto: «Da quando è arrivato Pisani, qui succedono cose strane. Non c'è più il clima giusto». Alberto Ghio (ex vice-sindaco della giunta Pericu poi nominato alla Sviluppo Genova dal Comune) invece si stupisce: «Ho saputo che Pisani si è dimesso dai revisori dei conti. Certo, i rapporti tra noi hanno avuto alti e bassi, ma sono molto sorpreso». La scossa, dunque, non era attesa. Ma il terremoto continua.
Ferruccio Sansa
