"Villa Raggio non si vende" Il Tar stoppa il business
A rischio l´intera operazione con Fintecna. Ignorato il vincolo di destinazione ospedaliera, il tribunale ha accolto il ricorso...MASSIMO CALANDRI
IL Tar ligure ha accolto la domanda di sospensione della vendita di Villa Raggio, uno dei cespiti più importanti del patrimonio immobiliare dell´Asl 3 ceduto dalla Regione Liguria a Fintecna per 203 milioni di euro. A questo punto l´ordinanza rischia di far saltare tutto il business. Perché è un po´ come se dopo aver comprato un appartamento, all´improvviso vi dicessero che il balcone vista mare se l´è ripreso il vecchio proprietario e dovete rinunciarvi.
La chiave di lettura di questa storia sta in una piccola formula: "vincolo di destinazione". Villa Raggio, una suggestiva dimora gentilizia nel quartiere di Albaro, era stata donata quarant´anni fa da una famiglia torinese. Ad una precisa condizione: che fosse utilizzata a scopi "ospedalieri". Nel tempo ha ospitato una clinica per malati di tubercolosi, poi un Sert, sale per la riabilitazione ortopedica, un centro di salute mentale. Ultimamente funzionava da ambulatorio pediatrico e Medicina scolastica. Con la cartolarizzazione si è improvvisamente cambiato pagina. La Regione ha venduto la struttura per fare cassa - «Un grande risultato», l´ha definito Claudio Burlando, Governatore - e i nuovi padroni hanno tutto il diritto di infischiarsene del passato. Vogliono ricavarne appartamenti residenziali, impreziositi dal parco che circonda la struttura, in via Pisa 56, trovando anche lo spazio per un bel parcheggio. Ma, attenzione: perché c´è quella piccola formula. Il vincolo di destinazione.
Nelle quattro pagine sottoscritte dal presidente Enzo Di Sciascio (gli altri due giudici sono Antonio Bianchi e Luca Morbelli), il tribunale ha accolto il ricorso contro quattro soggetti - Società di Cartolarizzazione Liguria, Arte Genova, Asl 3, Regione Liguria - e nei confronti della Fintecna. La camera di consiglio ha preso atto del fatto che la Regione Liguria ha venduto Villa Raggio senza consultare la famiglia che l´aveva donata, e soprattutto senza prendere in considerazione i termini della donazione. E sostenendo che le sue rivendicazioni hanno una "ragionevole previsione di accoglimento", ha sostenuto il ricorso di Jole Edvige Oberti, erede legittima di quella Giulia Oberti "già azionista della società donante l´immobile oggetto dell´odierna controversia". La famiglia torinese si è affidata ad uno dei più prestigiosi studi legali del capoluogo piemontese, quello che fa capo al professor Paolo Emilio Ferreri. Facendo presente una cosa: la villa l´avevano donata alla fine degli anni Settanta per uno scopo ben preciso. E se qualcuno invece ci vuole semplicemente fare i soldi, allora se la riprendono indietro. Subito. Hanno intentato due cause, secondo un sistema che gli addetti ai lavori definiscono "doppio binario". Una civile, per impugnare gli atti di vendita dell´edificio di Albaro. L´altra amministrativa, per impugnare la delibera con cui la Giunta regionale aveva deciso di vendere Villa Raggio: il Tar si è pronunciato giovedì scorso.
Metri quadri 3.078, terreni per 15.518 metri quadri catastali. Per la pubblica amministrazione il valore dell´Istituto San Giorgio - perché è anche così che è conosciuta Villa Raggio - sarebbe di poco inferiore ai tre milioni di euro. Risulta però che un noto immobiliarista ne avesse offerto undici.
