Quattro morti in un'autocisterna di zolfo
Sono stati uccisi dalle esalazioni. Un altro lavoratore in condizioni disperate...BARI - Quattro persone sono morte in un incidente sul lavoro avvenuto in un'autocisterna nella zona industriale di Molfetta. La quinta vittima, che in un primo momento fonti investigative davano per morta, è invece in fin di vita. Il 118 e le stesse fonti spiegano che l'operaio è stato trasferito dall'ospedale di Molfetta a quello di Monopoli e che si trova in una situazione di "gasping", respirazione terminale che segna un punto di "non ritorno". Un'altra persona è rimasta intossicata, ma le sue condizioni non sarebbero gravi.
I NOMI - Le vittime sono Vincenzo Altomare, 64 anni, titolare dell'azienda "Truck Center" che si occupa del lavaggio di autocisterne, Luigi Farinola di 37 anni, Guglielmo Mangano, 44 anni di Andria e un giovane 24enne di Molfetta. Sulle cause dell'incidente indagano i carabinieri diretti dal comandante provinciale, colonnello Gianfranco Cavallo, mentre la procura di Trani ha aperto un fascicolo.
L'INCIDENTE - Secondo una prima ricostruzione dei vigili del fuoco, gli operai stavano lavorando alla manutenzione di un'autocisterna adibita al trasporto di zolfo in polvere. In particolare, dovevano procedere al lavaggio della cisterna. Quando il primo operatore ha accusato un malore all'interno del serbatoio, per soccorrerlo è intervenuto il titolare della ditta, Vincenzo Altomare. A causa delle salazioni, però, Altomare non è riuscito ad aiutare il suo collega e a questo punto sono intervenuti l'autista di un camion di un'altra ditta che opera nella zona industriale e altri due operai. La strage si è compiuta in pochi minuti.
AUTORESPIRATORI - Franco Sarto, vicepresidente dell'Anmelp (Associazione nazionale dei medici del lavoro pubblici), spiega che «quegli operai avrebbero dovuto essere protetti da scafandri. Nelle autocisterne è difficile entrare con le bombole - aggiunge - per questo ci sono gli autorespiratori, collegati all'esterno con dei tubi».
FATALITA' - La dinamica dell'incidente, però, va chiarita. Come spiega infatti il professor Giancarlo Umani Ronchi, ordinario di Medicina Legale all'Università "La Sapienza" di Roma, negli ultimi decenni episodi del genere hanno pochissimi precedenti (tanto che la casistica degli esperti, più che sugli incidenti sul lavoro di età industriale, si fonda ancora sulle vecchie solfatare). «Sinceramente - confessa - in tanti anni è la prima volta che sento un episodio del genere, sono casi rarissimi». Rari, ma fatali: «Quando si formano vapori di zolfo di anidride solforosa o idrogeno solforato - prova a spiegare l'esperto - il sangue non si ossigena più, viene bloccata l'emoglobina, e si muore per asfissia. Non respiratoria, ma sanguigna». E la morte è rapida: «Non c'è molto tempo, quasi subito interviene la perdita di conoscenza, che probabilmente è quello che è capitato agli operai scesi nella cisterna per tentare di soccorrere la prima vittima, e si muore. C'è poco da fare, ci vorrebbe (ma solo se sono passati pochi istanti di esposizione) un'immediata rianimazione e un soccorso con ossigeno, ma anche in questo caso le speranze sono pochissime, lo zolfo è un elemento che una volta respirato non perdona».
