"La 'ndrangheta cresce come al Qaeda"
La Relazione annuale dell'Antimafia: il contagio delle 'ndrine va da Rosarno all'Australia.Il presidente Forgione: "Confindustria Calabria non collabora"...
ROMA
La 'ndrangheta cresce e si espande «alla maniera di al Qaeda, con un'analoga struttura tentacolare priva di una direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica, di una vitalità che è quella delle neoplasie, e munita di una ragione sociale di enorme, temibile affidabilità». È quanto si legge nella prima relazione annuale sulla 'ndrangheta approvata all'unanimità dalla Commissione parlamentare Antimafia.
In Calabria la 'ndrangheta non può essere sconfitta «senza la ricostruzione di un'etica pubblica» e l'affermarsi di «un processo di riforma radicale della politica, a partire dalla selezione delle classi dirigenti dei partiti e delle loro rappresentanze istituzionali, sulla cui trasparenza e moralità pubblica non deve esistere alcuna ombra». «Nella Calabria di oggi - si legge nella Relazione, in tutto 233 pagine - gran parte delle attività economiche, imprenditoriali e produttive sono condizionate, infiltrate e alcune dirette dalla cosche della 'ndrangheta». La Calabria, da anni, è «investita da una drammatica questione morale». «La forza della 'ndrangheta - si legge nel documento di cui è stato relatore il presidente dell'Antimafia, Francesco Forgione - è l'altra faccia della debolezza della politica. Ma le ragioni di questa non possono essere cercate fuori da sé. La debolezza è l'elemento centrale di un sistema clientelare di potere che per riprodurre consenso e voti non può essere messo in discussione, pena la crisi dell sua presa sociale». Il porto di Gioia Tauro, l'autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Sanità, sono tre momenti assurti (i primi due come metafora) dalla Commissione per descrivere la situazione in Calabria.
Forgione: Confindustria Calabria non collabora
«Dalla Confindustria calabrese non abbiamo sentito nemmeno una delle parole pronunciate dalla Confindustria siciliana sugli imprenditori che pagano il pizzo». Il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, non ha usato giri di parole per denunciare l'assenza in Calabria di una collaborazione attiva nella lotta alla mafia da parte del ceto imprenditoriale locale. «Nessuno denuncia le estorsioni - ha spiegato Forgione - ma la cosa più grave è che nessuno invita a denunciare». Un problema, ha sottolineato Forgione, che in Calabria è evidenziato anche dal fatto che la Confindustria a livello locale è commissariata e dalla circostanza che recentemente il vicepresidente dell'organismo che rappresenta gli imprenditori a livello regionale ha chiesto un patteggiamento in un procedimento giudiziario per un reato di mafia.
Goia Tauro porto franco per i clan
«Perdura» il controllo diretto o indiretto da parte della 'ndrangheta sul porto di Gioia Tauro e buona parte delle attività economiche riconducibili all'area interessata e la capacità delle cosche di utilizzare le strutture portuali per traffici illeciti e anche leciti, di varia natura. Per la Commissione antimafia, permangono inoltre «scelte e comportamenti di poca trasparenza degli enti titolari di competenze sull'area portuale e sull'adiacente area di sviluppo industriale». Una situazione, sottolinea l'Antimafia - che in assenza di rimedi, è inevitabilmente destinata ad aggravarsi in relazione agli ingenti investimenti che nei prossimi anni interesseranno l'intera area di Gioia Tauro e lo sviluppo dello scalo portuale che rappresenta, insieme all'autostrada Salerno-Reggio Calabria tra le opera che hanno drenato i maggiori investimenti al Sud negli ultimi quarant'anni.
I tentacoli delle 'ndrine
È uno dei simboli concreti del controllo del territorio attuato dalle 'ndrine. L'autostrada realizzata in meno di 10 anni tra la metà degli anni 60 e la metà degli anni 70, «doveva unire il Sud al resto d'Europa e rappresentare una sorta di via di uscita da sottosviluppo e arretratezza». Le inchieste della magistratura hanno però dimostrato, si legge nella relazione dell'Antimafia, che «la 'ndrangheta controlla metro per metro, casello per casello, grazie ad una spartizione-accordo i lavori perenni di ammodernamento ed ampliamento della struttura, sostenuti da finanziamenti pubblici nazionali ed europei interminabili, con continui incrementi di previsioni di spesa e relativi aggiornamenti dei bandi di gara».
Il buco nero sanità in Calabria
La sanità in Calabria costituisce ormai il vero buco nero della regione ed un «segno evidente del degrado» nonchè «la metafora dello scambio politico-mafioso, del disprezzo delle persone e del valore della vita» nella regione. È il duro 'jaccuse della Commissione sulla sanità calabrese, dove quella privata è contraddistinta dalle incursioni della 'ndrangheta e dove «i suoi condizionamenti e le sue infiltrazioni appaiono in tutta la loro devastante profondità». Una fotografia devastante confermata dai casi delle prime due Usl sciolte, quella di Taurianova e di Locri (due volte in 20 anni) e gli accertati casi di «convenzioni e appalti» controllati dalle famiglie criminali che spesso dicono l'ultima parola anche sugli organigramma dei dipendenti di Usl e ospedali.
