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Don Ciotti: ''Scommettere sulla vita non e' giocare d'azzardo''

C'è un dato preoccupante: in Italia il fatturato del gioco d'azzardo è passato dai 12 miliardi di lire del 1994 agli odierni 50 miliardi di euro, portando l'Italia al secondo posto per volume d'affari dopo gli Usa. Il dato è stato rilevato dal Gruppo Abele che aggiunge: "Ad essere sempre più coinvolti sono gli strati svantaggiati della popolazione...

... che vi ricorrono per soddisfare la necessità di denaro". Gioco d'azzardo come "ultima spe" per molti per risollevarsi da situazioni socio economiche al di sotto della media di un Paese civile. Un dato, sempre secondo il Gruppo Abele, che neppure l'ampliamento dell'offerta del gioco legale sembra in grado di incidere significativamente sulla diffusione del mercato illegale. Conclusione amara del Gruppo Abele: "Le conseguenze? Se il gioco aumenta, aumenta di apri passo anche la domanda di denaro liquido e cresce esponenzialmente il rischio dell'indebitamento e del il ricorso agli usurai".

Un lungo preambolo per introdurre i contenuti dell'incontro, organizzato dalla Diocesi e con il patrocinio della segreteria Lavoro (presente il responsabile Pier Marino Mularoni) , l'altra sera a Borgo, sui rischi della dipendenza dal gioco d'azzardo. Relatore proprio Don Luigi Ciotti, uno dei fondatori del Gruppo Abele che ha sottolineato come le problematiche del gioco, comuni a tutti i paesi occidentali, sono in crescita anche a San Marino. Campanello d'allarme il disagio familiare e giovanile che si sta radamente allargando "Una dipendenza, che sta coinvolgendo non poche persone, sottraendo loro, progressivamente, la libertà umana e rovinandone la condizione economica e sociale", il commento generale. Don Ciotti ha insistito "Le patologia da gioco hanno ricadute pesanti non solo sul giocatore, spesso un ammalato, ma anche sulla sua famiglia; è necessaria un'ampia riflessione". Don Ciotti si è soffermato sugli aspetti sociali, mentre il vescovo Luigi Negri avuta nel suo intervento una linea più politica: "Il gioco d'azzardo è una devianza enorme e dobbiamo tutti farcene carico. Ci sono istituzioni che invece non lo contrastano specie quando sono coinvolti i più giovani; la Chiesa non potrà mai accettare tali situazioni".

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