Omicidio Alpi, il gip riapre le indagini
Il magistrato ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di RomaUlteriori accertamenti sul duplice omicidio a Mogadiscio il 20 marzo del 1994
Omicidio Alpi, il gip riapre le indagini
"Omicidio su commissione probabile"
Secondo il giudice la morte della giornalista del Tg3 e del suo operatore serviva ad impedire
che le notizie su traffici di armi e rifiuti tossici "venissero portate all'opinione pubblica italiana"
ROMA - "No all'archiviazione delle sull'omicidio di Ilaria Alpi". Il gip Emanuele Cersosimo, infatti, è convinto che la giornalista del Tg3 fu assassinata perché aveva raccolto notizie e informazioni che non potevano essere divulgate. Il magistrato ha quindi accolto la richiesta dell'avvocato Domenico D'Amati, che assiste la famiglia, e ha respinto la richiesta di archiviazione dell'indagine-bis avanzata dalla procura di Roma. Il procuratore aggiunto Franco Ionta avrà ora sei mesi di tempo per svolgere ulteriori accertamenti sui mandanti del duplice omicidio, avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo del 1994, soprattutto alla luce degli elementi che secondo i genitori della Alpi sono emersi anche dalla commissione parlamentare guidata da Carlo Taormina.
"Da un'analisi complessiva degli elementi indiziari fino a oggi raccolti dagli inquirenti - è la spiegazione del giudice Cersosimo secondo quanto reso noto dall'avvocato D'Amati -, la ricostruzione della vicenda più probabile e ragionevole appare essere quella dell'omicidio su commissione, attuato per impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in ordine ai traffici di armi e rifiuti tossici avvenuti tra l'Italia e la Somalia venissero portati a conoscenza dell'opinione pubblica italiana".
La procura aveva chiesto l'archiviazione del secondo procedimento ritenendo infruttuosi gli accertamenti investigativi sui mandanti. D'Amati, però, nella camera di consiglio del 27 novembre scorso, ha presentato al gip nuovi elementi che possono essere preziosi per trovare la verità. L'unico condannato a titolo definitivo per questa vicenda è il miliziano somalo Omar Hashi Hassan, che sta scontando in un carcere del nord d'Italia 26 anni di reclusione.
