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Rapporti di affari di Lazzarini, amico e coinquilino di Burlando

inchiesta
Libro analizza i rapporti di affari di Lazzarini, amico e coinquilino di Burlando. Lui: «Falsità»

«Banche e Ds, incroci pericolosi»

di Ferruccio Sansa


Genova. Un'altra tegola per il finanziere genovese Franco Lazzarini (che, però, smentisce tutte le accuse). Un altro motivo di disagio per il presidente della Regione Claudio Burlando che, come emerso recentemente, è ospite (pagante, assicurano gli interessati) in casa di Lazzarini e da anni ha in uso la sua automobile. Ma soprattutto per la prima volta sembra essere stata ricostruita la partecipazione di «un uomo di area diessina» alla scalata Telecom. Un finanziere, Lazzarini appunto, che è stato socio del raider bresciano Chicco Gnutti (quello coinvolto nelle indagini sui furbetti del quartierino) e dalla privatizzazione gestita dal governo D'Alema avrebbe ricavato lauti incassi. Di più: Lazzarini e l'ambiente politico dei Ds genovesi vengono descritti come snodo di rapporti economici e politici tra uomini vicini a Massimo D'Alema.
Èâ??tutto riportato nel libro "Capitalismo di rapina" (Chiarelettere) scritto da tre dei più noti giornalisti di inchiesta italiani Paolo Biondani, Mario Gerevini e Vittorio Malagutti. Centinaia di pagine che ricostruiscono le scalate bancarie finite in Procura con molti documenti inediti. Fino al capitolo che riguarda direttamente Genova. Titolo: «Il partito trasversale degli affari». Sottotitolo: «Pista Ds». Si parte: «Nel novembre 2001, concluso l'affare Telecom con profitti memorabili, nella cerchia dei fortunati scalatori va in scena un nuovo copione. Molti bresciani reinvestono i guadagni proprio nella Holinvest di Gnutti, sottoscrivendo un aumento di capitale. E così quest'ultima società diventa una specie di clone della Hopa con cui condivide decine di azionisti», esordisce il libro. Che poi punta dritto verso la Liguria : «Attenzione, però, c'è anche una sorpresa. Una quota di Holinvest dell'1 per cento circa risulta intestata a un personaggio nuovo: Franco Lazzarini, classe 1950. Il signor Lazzarini si occupa di assicurazioni e non è certo un finanziere famoso. Non è nemmeno di Brescia o di Mantova come tutti i soci di Gnutti. È come se fosse un infiltrato. A Genova, la sua città, dirige la Italbrokers , di cui è anche il principale azionista. In apparenza, quindi, è un investitore come tanti. Se non fosse che dalle sue parti Lazzarini si è fatto una certa fama per gli stretti rapporti di amicizia con il più noto esponente ligure dei Ds, Claudio Burlando, parlamentare, ministro dei Trasporti e poi presidente della Regione. Insomma, questo nuovo socio di Gnutti, che spunta subito dopo la vendita di Telecom a Tronchetti, può essere definito un imprenditore di area diessina». Niente di penalmente rilevante, però avvicinando la lente di ingrandimento i tre giornalisti ricostruiscono una rete di rapporti molto articolata che avrebbe come centro Lazzarini. E, si dice, i Ds. Il tutto passando attraverso Genova: «Altre curiose coincidenze sembrano confermare questa ipotesi. Lazzarini frequenta da molti anni la famiglia di Glauco Lolli Ghetti, grande armatore genovese, scomparso nel 2006, che una trentina di anni fa si trasferì nel rifugio dorato di Montecarlo. Alberto Lolli Ghetti, unico figlio maschio di Glauco, compare tra i finanziatori del gruppo Italbrokers, di cui a suo tempo prese in pegno (poi estinto) una quota del 16,6 per cento, come garanzia di un credito. Ebbene, lo stesso Lolli Ghetti junior, cittadino monegasco dal 2002, era azionista di rilievo della London Court, una finanziaria nata su iniziativa di Roberto De Santis, salentino come Massimo D'Alema, di cui è amico fraterno. Non per niente, tra il 1999 e il 2000, quando Guido Rossi attaccò l'allora capo del governo parlando di una "merchant bank di Palazzo Chigi", proprio la London Court venne maliziosamente indicata dall'ex presidente Francesco Cossiga come «una piccola, ma coraggiosa banca d'affari» inserita nella «ragnatela di potere dei Ds». A quel tempo De Santis si era già guadagnato qualche titolo sui giornali, perché si scoprì che proprio lui aveva venduto la barca a vela Ikarus a D'Alema, grande appassionato di regate.
Ma i punti di contatto tra ambienti diessini e finanza bresciana non finirebbero qui: «Lazzarini è in affari con un altro professionista genovese, Dario Garbarino, anche lui legato a Lolli Ghetti. Garbarino siede al vertice di un gran numero di società come amministratore o sindaco ed è molto attivo anche a Montecarlo. Dunque, Lazzarini, socio di Gnutti in Holinvest, si trova al centro di un crocevia di rapporti personali e interessi che in vari modi rimandano a D'Alema. Va detto che Genova, dove si è sviluppato questo network di relazioni, è una città molto importante per l'ex premier diessino che vi ha trascorso gli anni giovanili, frequentando il liceo D'Oria, nel periodo in cui suo padre Giuseppe guidava il Pci ligure. Su questo scenario resta sospeso un interrogativo: come arriva Lazzarini fino a Gnutti? Va ricordato che Holinvest non è una società quotata in Borsa. Chi vuole comprarne le azioni deve trattare con un socio disposto a cederle. E nell'ottobre del 2001 l 'unico azionista di Holinvest è Gnutti. Oppure, e sembra l'ipotesi più probabile, la teoria del santo in paradiso vale anche per Lazzarini: l'uomo d'affari genovese ha rivenduto un pacchetto Olivetti e investito parte del ricavato in Holinvest, proprio come hanno fatto decine di investitori bresciani, quelli del giro di Hopa. Questa singolare catena di coincidenze autorizza qualche sospetto. Da una parte un noto professionista di area diessina. Dall'altra la finanziaria che servì a remunerare gli amici di Gnutti. E le sorprese non sono finite. Perché tra i soci di Holinvest, confuso tra decine di ricchi imprenditori delle valli bresciane, compare con una minuscola partecipazione (meno dello 0,1 per cento) anche un altro genovese, tale Giancarlo Gardella, classe 1940. Lazzarini lo conosce bene: Gardella è il suo socio di minoranza nel gruppo Italbrokers. Il gran viavai intorno a Holinvest si esaurisce in poche settimane. Nel dicembre 2001 Hopa ne riprende il controllo totalitario comprando tutte le azioni in mano ai soci minori a due euro l'una. Si chiude il cerchio: gli amici di Gnutti trasformano i loro titoli in denaro contante».
La grande scalata a Telecom è stata più volte oggetto dell'attenzione dei pm milanesi che avevano anche ricevuto una segnalazione anonima sul ruolo di finanzieri vicini ai Ds (ma non erano stati poi trovati riscontri giudiziari). Ma non si è arrivati a nulla di concreto. E dopo tanti anni tutto sarebbe destinato alla prescrizione.
Franco Lazzarini respinge le accuse su tutta la linea: «È una notizia falsa. Io ho comprato soltanto un miliardo di azioni Olivetti e ci ho anche perso un sacco di soldi. Lo stesso vale per il mio amico Gardella. Non conosco Chicco Gnutti. Tirano sempre fuori questa storia soltanto perché conosco Massimo D'Alema. Ma adesso sono stufo di queste storie...».

FERRUCCIO SANSA Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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