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Violazione segreto? Condannati e ce ne vantiamo

L’EDITORIALE DEL DIRETTORE

CONDANNATI E CE NE VANTIAMO

di Lanfranco Vaccari

C’è un maniaco in circolazione. Si nasconde negli antri dei palazzi, aspetta che arrivi una ragazzina.Quando lei apre la porta dell’ascensore, la sbatte dentro e, brandendo un coltello,la palpeggia. Nell’arco di due anni e qualche mese, fra il 2004 e il 2006, ha compiuto una ventina di aggressioni a sfondo sessuale.

La città è in preda alla psicosi. Vengono arrestati tre giovani che non c’entrano nulla. Decine di ragazzi sono fermati, sottoposti al test del dna e poi rilasciati. Agenti di polizia e psicologi tengono lezioni nelle scuole permettere in guardia le adolescenti e, in qualche modo, rassicurarle. Il capo della Mobile distribuisce un decalogo di comportamento (fra cui: controllare se c’è qualcuno alle spalle, uscire in gruppo) e chiede alla stampa di darne la massima pubblicità.

I giornali (due: il Secolo XIX e il Corriere Mercantile) fanno anche di più. Riescono a ottenere gli identikit ricostruiti dagli investigatori e li pubblicano. Svariate associazioni ritagliano quelle foto segnaletiche e le affissano sui muri della città. Una arriva a metterle su internet. È quello che succede nei Paesi normali, dove è la stessa polizia a diffondere gli identikit, poi trasmessi nei servizi televisivi.

L’incubo finisce il 26 settembre dello scorso anno, quando il maniaco (Edgar Bianchi, 28 anni, barista) viene arrestato per strada.

In un Paese normale, magari i due giornali ottengono una menzione di merito per aver svolto un servizio di pubblica utilità. Non in Italia. Ieri il tribunale di Genova ha condannato sette giornalisti del Secolo e sei del Mercantile per aver violato l’articolo 684 del c.p., che riguarda la pubblicazione di atti coperti dal segreto. In totale, per me e gli altri sei colleghi, 117 giorni di carcere, tramutati in una multa di 5.586 euro.

È già tutto abbastanza surreale. Ma il peggio deve arrivare. Il Senato sta esaminando un disegno di legge (già passato alla Camera) in cui le multe per i giornalisti vengono alzate fino a 100mila euro e allargati i casi per i quali si va direttamente in prigione. Non solo questo è un Paese che funziona al contrario,ma cerca anche dimettere il bavaglio a chi, come noi in questo caso, fa solo il proprio mestiere. E bene.

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