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Sgominata la cosca dei Talia-Rodà nel reggino

10 arresti tra cui un assessore comunale.
Mancini "Calabria protettorato della ndrangheta"

21/07 C'é anche l'assessore ai Lavori pubblici del Comune di Bruzzano Zeffirio, Antonino Vitale, di 32 anni, eletto con una lista civica, tra le dieci persone arrestate la scorsa notte dalla Polizia e dai carabinieri con l'accusa di avere fatto parte della cosca Talia-Rodà della 'ndrangheta. Secondo quanto hanno riferito i magistrati della Dda di Reggio Calabria e gli investigatori, il coinvolgimento di Vitale nell'operazione non ha alcuna attinenza, comunque, con la sua attività di assessore. L'inchiesta che ha portato agli arresti della scorsa notte è stata avviata dopo gli omicidi, a Bruzzano Zeffirio, di Pasquale e Paolo Rodà, padre e figlio, uccisi i 2 novembre del 2004. Successivamente altri spunti per le indagini sono venuti dall'omicidio di Giuseppe Talia ed Antonia Lugarà, accaduto anche questo a Bruzzano Zeffirio il 17 settembre del 2005 nelle vicinanze del cimitero. Le indagini si sono concentrate, in particolare, su Alessandro Rodà, indicato come il capo dell'omonima cosca, che tra il 1995 ed il 2006 ha scontato una condanna per omicidio. Dalle indagini è emerso, tra l'altro, il tentativo dei Talia-Rodà di identificare i responsabili dell'assassinio di componenti del gruppo per attuare la propria vendetta. L’operazione che ha portato agli arresti gli affiliati alla cosca Talia-Rodà, collegata a quella dei Mollica-Morabito, che detiene il controllo delle attività illecite nel territorio è terminata alle prime luci dell’alba. Alle persone coinvolte nell'operazione, condotta dalla Squadra mobile di Reggio Calaria, viene contestata l'associazione per delinquere di tipo mafioso, aggravata dalla consistente disponibilità di armi e finalizzata alle estorsioni ai danni sopratutto di imprenditori. Le ordinanze di custodia cautelare, che sono state tutte eseguite, sono state emesse dal gip di Reggio Calanbria su richiesta dei sostituti procuratori della Dda Filippo Leonardo ed Adriana Maria Fimiani. L'operazione ha consentito di sgominare una delle cosche della 'ndrangheta considerate dagli investigatori piu' attive nel territorio della Locride.

In dotazione alla cosca anche dei Kalashnikov. Avrebbe avuto la disponibilità anche di molti mitra kalashnikov la cosca Talia-Rodà sgominata la scorsa notte nel corso di un'operazione coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. L'operazione che ha portato all'esecuzione delle dieci ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip distrettuale Filippo Leonardo, su richiesta del sostituto procuratore della Dda Adriana Maria Fimiani, è stata condotta dalla Squadra mobile e dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Polizia e carabinieri hanno seguito, nel corso delle indagini, due diversi filoni investigativi che sono poi sfociati nell'operazione della scorsa notte. Tra i dieci arrestati figura anche Alessandro Rodà, di 35 anni, indicato dagli investigatori come il capo della cosca al centro dell'inchiesta.

Mancini “Calabria protettorato della ndrangheta”, ''La Calabria è diventata un protettorato della 'ndrangheta dove le leggi dello Stato sono calpestate e dove impera l' illegalità e l' immoralità". A sostenerlo è stato il deputato Giacomo Mancini, dello Sdi, in vista della missione della Commissione antimafia a Reggio Calabria di lunedì e martedì prossimo. "In questa regione - ha proseguito il capogruppo socialista in Commissione - si è realizzata una terrificante saldatura tra la 'ndrangheta, l' organizzazione criminale più forte dal punto di vista economico e militare, ed il comitato politico e affaristico che depreda i fondi provenienti dall' Unione Europea contando su una rete di protezione trasversale ai due schieramenti politici e che è estesa a settori della magistratura e ad altri organi dello Stato". "Ed è per questo - ha sostenuto Mancini - che la Commissione antimafia, se vuole fare prevalere le leggi della Repubblica contro quelle dell' antistato, ha il dovere di mandare alla Calabria e all' intero Paese un messaggio chiaro: non c' è collusione, contaminazione e compromissione tra organizzazioni criminali e pezzi delle istituzioni che non possa essere debellata e sconfitta". "Se l' Antimafia non avrà questa determinazione - ha concluso Mancini - la Calabria sarà condannata a rimanere un protettorato della 'ndrangheta''

In due settimane sette operazioni. E' stata intensa l'attività svolta nelle ultime due settimane dalle Forze dell'Ordine nel reggino. Dal 9 luglio scorso, infatti, e fino a stamani carabinieri e polizia hanno compiuto sette operazioni, eseguendo numerosi arresti di esponenti delle cosche, tra cui il latitante Giuseppe Bellocco, e sequestri di beni riconducibili alla criminalità organizzata. La serie di operazioni ha avuto inizio con l'arresto di quindici persone che avrebbero condizionato gli appalti dei lavori di ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Il 14 luglio gli agenti della Polizia di Stato sequestrano a Polistena dei beni per un valore complessivo di tre milioni di euro. Il 16 luglio, dopo dieci anni di latitanza, i carabinieri del Ros arrestano nel vibonese Giuseppe Bellocco, trovato in una masseria mentre stava presiedendo una riunione con altre otto persone. Il giorno successivo il personale della Dia ha sequestrato beni mobili ed immobili per un valore di 46 milioni di euro ad un imprenditore di Polistena. Il 19 luglio i militari della Guardia di finanza sequestrano beni per un valore di cinque milioni di euro a sei persone vicine alla cosca Libri che avevano interessi nella gestione dei rifiuti. Ieri gli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria hanno arrestato 15 persone, ritenute vicine al clan Libri, tra cui anche un agente di polizia ed attuale consigliere comunale di An. Stamani, infine, la Polizia di Stato ha compiuto una operazione nella Locride contro la cosca Talia-Rodà, collegata a quella dei Mollica-Morabito.

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