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La DIA colpisce la ndrangheta nelle tasche

Come fu con Al Capone la DIA colpisce la ndrangheta nelle tasche: sequestrati alle cosche 46 milioni di beni

17/06 La Dia ha sequestrato beni mobili e immobili per un valore di 46 milioni di euro (in un primo momento erano 42) a un imprenditore, Salvatore Domenico Tassone, di 59 anni, di Polistena (Reggio Calabria), in contatto, secondo gli investigatori, con alcune cosche della 'ndrangheta. I beni sequestrati consistono in cinque società, numerosi edifici, settecento ettari di terreno e due milioni di euro depositati in alcuni istituti di credito. Le indagini che hanno portato al sequestro sono state svolte dal Centro operativo di Reggio Calabria della Dia. Tassone era stato arrestato il 9 luglio scorso nell'ambito dell'operazione Arca che aveva portato alla cattura di 15 esponenti delle cosche mafiose delle province di Reggio Calabria e di Vibo Valentia, accusati di essersi infiltrati negli appalti e nei subappalti per i lavori di ammodernamento di alcuni tratti dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria Tassone sarebbe collegato, in particolare, alle cosche Longo e Versace, di Polistena, e, per vincoli parentali, ai gruppi Alvaro, di Sinopoli, e Ierino', di Gioiosa Jonica. Il sequestro è stato disposto dal presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Salvatore Laganà. Le società sequestrate sono la Costruzioni generali, la Edilmoviter , la Facep , la Sudappalti e la Pregranulati. Le prime tre società erano già state oggetto di sequestro in occasione dell'operazione fatta il 9 luglio scorso quali strumento per realizzare l'infiltrazione negli appalti per i lavori autostradali. Adesso è scattato il nuovo sequestro, motivato stavolta con la sproporzione tra i redditi dichiarati da Tassone ed il patrimonio a lui riconducibile. Tra i beni sequestrati dal centro operativo di Reggio Calabria della Dia, diretto dal colonnello Francesco Falbo, figurano due cave per l'estrazione di inerti, un'area adibita a deposito, undici escavatori, 23 autocarri, nove tra ruspe e pale gommate e quattro impianti per la frantumazione di inerti, oltre a due automobili Mercedes. Il patrimonio sequestrato è stato affidato dal tribunale in custodia a un pool di amministratori giudiziari. Nel dicembre del 1994 Tassone, mentre viaggiava in auto insieme al figlio, fu ferito in un agguato compiuto da tre persone armate di fucili caricati a pallettoni.
Sequestrati successivamente altri 4 milioni di beni. E' aumentato di quattro milioni di euro, raggiungendo la cifra complessiva di 46 milioni, il valore dei beni sequestrati dalla Dia all'imprenditore Salvatore Domenico Tassone. Gli accertamenti che sta svolgendo il Centro operativo di Reggio Calabria della Dia hanno consentito, infatti, di appurare l'esistenza di ulteriori disponibilità finanziarie, ammontanti appunto a quattro milioni, in titoli, fondi comuni di investimento e conti correnti bancari intestati a Tassone ed ai suoi familiari.

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