A processo il clan di siciliani che taglieggiava le imprese
A processo il clan di siciliani che taglieggiava le imprese
CAIRO. Chiedevano il ”pizzo” alla vecchiamaniera: soldi in cambio di protezione. Taglieggiavano soprattutto piccoli imprenditori edili e artigiani della Valbormida, con minacce, telefonate anonime e forse persino attentati incendiari. I carabinieri hanno accertato mezza dozzina di casi nel 2005. Finirono in carcere tre siciliani (di Messina e Catania)ma residenti a Cairo e Carcare:Michele La Greca , 41 anni, Ferdinando Trovato, 39 anni, e Francesco Parisi, 45 anni. In un secondo tempo venne denunciato insieme a loro anche Antonio La Cordara. Ieri mattina il gup Gianfranco Arnaud ha disposto il rinvio a giudizio per La Greca , Parisi e La Cordara che verranno processati per estorsione nei prossimi mesi. La posizione di Ferdinando Trovato è stata invece stralciata e verrà giudicato con rito abbreviato. Per tutti e quattro (difesi dagli avvocati Coniglio, Ghiglieri, Olivieri) l’accusa è di estorsione aggravata e continuata in concorso. Il loro modus operandi era stato ricostruito dai carabinieri al momento del blitz che portò agli arresti. Prima uno di loro faceva partire una telefonata anonima, corredata da minacce, con cui venivano chieste maxi somme (dai 50 ai 100mila euro) alle vittime. «La tua azienda dà fastidio, sarà meglio che paghi se non vuoi guai seri» era il tono dell’avvertimento. Poi gli stessi imprenditori venivano avvicinati di persona dagli altri due che si presentavano come intermediari e dicevano grossomodo: «Sappiamo che hai avuto problemi con alcune persone, se paghi noi te la risolviamo e ci risparmi un bel po’ di soldi».Ma di fatto erano tutti già d’accordo e si spartivano poi il bottino. Un vero e proprio clan di siciliani trapiantati in Valbormida che aveva cominciato a muovere le prime estorsioni a fine 2002 ed è andato avanti fino al 2005. Uno degli aspetto inquietanti è che le vittime taglieggiate hanno spesso pagato il pizzo senza mai denunciare le pressioni e le minacce. «Questo tipo di atteggiamento favorisce i malviventi che vivono di racket e di estorsioni: ogni richiesta va denunciata e serve la massima collaborazione con le forze dell’ordine» era stato il monito dei carabinieri.
D.FREC.
