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Gavio come vola! - L'Anas dei miracoli...

di Andrea Cinquegrani

GAVIO COME VOLA!

Una volta c'era don Antonio, il Gava ministro delle Poste e poi degli Interni, vecchia anima democristiana per un decennio finita nel purgatorio dei processi anticamorra, poi uscita immacolata come una mammola (stesso copione per il coinquilino anni '80 del Viminale, il sempreverde Enzo Scotti). Ora c'è - più possente che mai in sella al suo impero di imprese & mattoni - il quasi omonimo Marcellino Gavio, che a 75 anni suonati fa man bassa di appalti e commesse arcimilionarie, lungo tutto lo stivale, e oltre: anche lui, ovviamente, uscito candido come un giglio dalle inchieste di mani pulite, schivate con grande abilità. Un piccolo elemento in comune? L'amico di sempre nel mare dei lavori pubblici, Gianni Prandini, il mitico ministro "Prendindini", fra l'altro proprietario di un modesto albergo nel bresciano, il Rosa Camuna, venduto a peso d'oro al tandem "autostradale" lucano-partenopeo Carriero & Baldi (a loro volta in ottimi rapporti con l'ubiquo Scotti).

Ma veniamo ad oggi. Ai maxi affari che corrono lungo l'asfalto. E all'indiscusso protagonista, il Moggi della corsia, al secolo Marcellino Gavio. Il quale, chilometro dopo chilometro, ha inanellato lavori soprattutto al nord, da Torino (non tradisce ovviamente la sua origine piemontese, in quel di Tortona) verso Milano oppure Piacenza (a bordo della società Sitap); oppure in direzione Aosta e Ivrea (in compagnia di Ativa), senza dimenticare il traforo del Frejus, l'autostrada dei Fiori e quella ligure-toscana (con la Salt controlla la Viareggio-Lucca e la Livorno-Sestri Levante).

Ma il suo grande sogno è quello di fare il salto triplo, cioè quello sullo Stretto, realizzando l'ormai leggendario ponte che dovrebbe collegare la Sicilia al continente. Uno stop and go continuo, una vera gomma del ponte, elastica quanto mai, pronta ad ogni esigenza elettorale. Se ne parla da decenni, infiniti i progetti e le cordate in campo, il governo Berlusconi la inserisce nel suo programma, quello di Prodi a quanto pare no, ma il ministro Antonio Di Pietro da settimane si straccia le vesti per averla. Le solite sceneggiate in salsa italiota. Da pochi mesi, comunque, si registra un novità: un piccolo terremoto in casa Impregilo (la star degli appalti per il ponte), sigla del mattone storicamente di casa Romiti. Il suo "cuore" finanziario Igli, infatti, ha cambiato padrone, o meglio padroni. Ora a dettar legge sono a loro volta tre società: Immobiliare Lombarda, Argo Finanziaria e Autostrade per l'Italia. Quest'ultima fa capo al gruppo Benetton, la prima a quello Ligresti mentre Argo è una creatura dei Gavio (ed è proprio Argo - secondo i bene informati - ora a reggere il timone in casa Impregilo).

Non è finita. Perché nel carniere di Impregilo fa capolino, per fare un solo esempio, Fisia Italimpianti, finita nell'occhio del ciclone per il maxi affare (e il relativo maxi disastro ambientale) per i rifiuti in Campania. Di recente Fisia ha vinto una mega gara d'appalto per la realizzazione d'un impianto di dissalazione in Dubai, promosso dalla "Dubai Electricity and Water Authority": quasi 600 milioni di dollari per produrre 320 milioni di litri d'acqua potabile al giorno, il più grande impianto di questo genere al mondo. Anche con l'acqua si fa cin cin.

E sicuramente brindò quasi dieci anni fa, nel 1999, Marcellino quando vinse la tombola delle quote per l'autostrada Milano-Genova. Una storia tutta da raccontare. 1999, la Provincia di Genova vende le sue azioni della Milano-Genova a Marcellino Gavio. Praticamente le "regala", secondo alcuni esperti del settore, visto il prezzo d'affezione: 1,60 euro. Tanto più se raffrontato col prezzo che poi realizzerà rivendendole alla Provincia di Milano: la bellezza di 8,93 euro. Fessi i presidenti delle due istituzioni locali, un mago Marcellino o una via - se volete, un'autostrada - di mezzo? Vediamo, comunque chi sono stati i protagonisti dell'affaire: al vertice della Provincia di Genova sedeva Marta Vincenzi, oggi sindaco del comune capoluogo; sull'omologa poltrona meneghina, il neoeletto Filippo Penati, diessino, subentrato ad Ombretta Colli (sono in parecchi comunque a ricordare i "regalini" di Gavio alla Colli via Fondazione Giorgio Gaber). Uno dei pochi a "sorprendersi" circa il prezzo, l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, poi sparito dalla scena politica.

Nei suoi acrobatici rapporti politici improntati alla più schietta trasversalità, il dinamico Marcellino ha incontrato sulla sua strada - arieccoci con arterie & asfalti - il marito di Marta Vincenzi, ovvero Bruno Marchese. Uno dei luoghi d'incontro, ad esempio, il Consorzio Rete, impegnato in progettazioni, studi di architettura e d'ingegneria, del quale Marchese è praticamente il factotum, come direttore tecnico dal 2003 e consigliere d'amministrazione dal 2006. Fra i soci di Rete spunta, con il 16,6 per cento delle quote, la Sias, uno dei gioielli di casa Gavio. Per qualche conflitto d'interesse in più... . Nel pedigree targato Marchese spiccano altre sigle, in prima fila IGM Italia Impiantista Gestione Manutenzione e IGM Engineering Impianti. Una società, quest'ultima, che «lavora spesso e volentieri con l'Anas», come osserva qualcuno al ministero delle infrastrutture.

E, con piroetta doppia, le imprese di marca Gavio (grande amico, fra gli altri, di due "signori" delle autostrade, Vito Bonsignore e Giancarlo Elia Valori) fanno capolino in altre agili compagini: sul versante istituzionale locale, in prima fila l'Autorità portuale di Genova e la Sviluppo Genova spa. Partecipata ovviamente dai tre enti locali (Regione, Provincia e Comune), dedita a promuovere in tutti i modi il decollo socio-economico del capoluogo, ogni tanto fa incetta di altre sigle: così ha cercato di fare con la misteriosa Valpolcevera Tre, riconducibile ai Mamone, una delle famiglie di rispetto della Calabria, secondo alcuni rapporti della Dia tra le più attive sul fronte degli appalti pubblici e del riciclaggio di danaro proprio a Genova.

Ciliegina sulla torta, poteva mai mancare una banca? Ed ecco servita Carige, la casa di risparmio che all'ombra della Lanterna, nel suo scrigno, custodisce non poche tessere di un altro mosaico, questa volta a forti tinte berlusconiane (e nel suo azionariato da segnare la presenza forte del gruppo Gavio). Presidente Giovanni Berneschi, suo vice è Sandro Scajola, fratello di Claudio, ex ministro degli Interni nel governo del cavaliere e da sempre uomo forte di sua Emittenza in Liguria, Carige è spesso sotto i riflettori degli ispettori di Bankitalia, come del resto la controllata Carige Assicurazioni, finita nel mirino dell'Isvap, l'organismo che - almeno sulla carta - dovrebbe vigilare sul corretto comportamento delle compagnie. Ma ecco che comincia la danza degli "incroci". Coordinatore ligure di Forza Italia - e grande amico di Claudio Scajola - è Michele Scandroglio, nominato consigliere d'amministrazione dell'Isvap all'epoca del governo Berlusconi. Scandroglio - altra presenza ovunque nel puzzle societario - fa segnare la sua presenza nell'organigramma di vertice della Salt, la sigla del solito Marcellino impegnata nell'autostrada ligure-toscana.

Ma c'è di più, molto di più. Scandroglio ha coltivato ottimi rapporti con Vincenzo Pollani, ex amministratore delegato di Levante Assicurazioni, passata sotto il controllo del gruppo Carige, il cui ramo assicurativo è guidato da Ferdinando Menconi. Cambia lo scenario ma i protagonisti, guarda caso, sono sempre gli stessi. Siamo ora alla A&T Advancing Trade di Bergamo, una società che si occupa di gestione del credito e attività finanziarie varie. Ritroviamo, guarda caso, gli stessi protagonisti in campo. Pollani è alla guida di A&T, mentre Scandroglio fa parte dello staff di vertice. Ex azionista di Advancing Trade, la consorte di Menconi ha poi ceduto le sue quote alla lussemburghese Golden Bell Resort Investment, acquartierata nei paradisi delle Isole Vergini ma con una domicilio fiscale - chissà perché - a Genova. Fra i tanti impegni d'affari, Scandroglio trova comunque anche il tempo per le public relations. Che intrattiene soprattutto come console onorario della Bulgaria. Da Bergamo alle sponde del Mar Nero il passo non è poi così lungo. Come dimostrano anche le performance - documentate da Laura Maragnani su Panorama - del ministro Di Pietro, socio del signor nessuno Tristano Testa nella Suko, una società immobiliare di Varna. Un Testa che - con un vero e proprio colpo - fa il suo ingresso nella compagine (nessuno sa a quale titolo o in rappresentanza di chi), della società Brebemi la quale fra maxi lievitazioni di prezzi e contestazioni Ue porta avanti i lavori sulla Brescia-Bergamo-Milano. Uno dei tanti anelli d'oro (una volta d'asfalto) lungo lo stivale.

L'ANAS DEI MIRACOLI

5 luglio 2007. La commissione lavori pubblici del Senato boccia la Brebemi, ovvero l'asse Brescia-Bergamo-Milano, 62 chilometri raddoppiati (per ora) nel prezzo (ma i lavori sono in corso), da 850 milioni a 1.500 circa. Tra i più fieri oppositori, il presidente della commissione lavori pubblici del Senato, Paolo Brutti. Il quale, in una conferenza ristretta tra i vertici Anas, un paio di settimane prima, aveva snocciolato le cifre degli sprechi, delle omissioni, dei conflitti d'interesse, «indicando i motivi - ricorda un funzionario romano - per i quali la concessione Brebemi va annullata, in quanto sono state derogate le procedure europee di evidenza pubblica e i costi dell'opera sono eccessivi». Detto fatto, i solerti commissari Ue, in prima fila Charlie McCreevy, partono a testa bassa e inchiodano - dati alla mano - quei lavori.

«La situazione all'Anas negli ultimi mesi è ulteriormente peggiorata - fanno sapere in vari compartimenti - vengono continuate opere assolutamente inutili, mentre non viene prestata la minima attenzione ad altri lavori ben più necessari e peraltro iniziati da tempo. E poi, con i recenti riassetti dei vertici aziendali, gonfiati a dismisura nonostante i tanti buoni propositi di Di Pietro, sono stati mantenuti nelle loro posizioni, o addirittura premiati, personaggi da prima repubblica». Senza contare i "nuovi" che avanzano nell'azienda presieduta da Pietro Ciucci (emolumenti da 1 milione e mezzo circa all'anno), a sua volta al vertice della società sullo Stretto, per la cui realizzazione il ministro Antonio Di Pietro ha messo a dura prova la maggioranza di governo. Ma ecco alcune ultime chicche.

Tra gli ultimi premiati c'è Francesco Maria Grotti, figlio di Francesco Grotti, segretario personale del senatore Brutti, eletto nel collegio di Perugia. «Proprio nel compartimento di Perugia - segnalano all'Anas di Roma - sono stati stranamente riassunti negli ultimi tempi alcuni funzionari licenziati a seguito di accuse per tangenti. Da non dimenticare poi - viene aggiunto - la sfavillante carriera del capo compartimento di Perugia, l'ingegner Amleto Pasquini, elevato da poco al prestigioso incarico di ispettore del Nord Italia, con competenza dalla Valle d'Aosta all'Emilia».

Altro giro, altro carriera. Passiamo a quella di Carlo Sgandurra, ex direttore del personale finito nelle maglie dell'inchiesta che ha visto coinvolto il giudice Giorgio Castellucci della procura di Roma, che col capo dei gip capitolini Renato Squillante apriva e chiudeva "a comando" fascicoli su Anas e Alta velocità. Relegato all'ufficio per la formazione del personale, ora Sgandurra torna agli antichi fasti: «a capo di una sfilza di servizi centrali - precisano all'Anas di Milano - come il marketing, la manutenzione immobili, la valorizzazione patrimonio e aree di servizio, la licenze concessioni e supporto alla mobilità, l'area grandi clienti e recupero crediti. Robe certo non da poco».

Ancora. Spicca il salto e diventa Direttore Centrale Esercizio e Coordinamento Territorio - una del tre direzioni alle dipendenze del condirettore Michele Minenna - Carlo Bartoli, ex capo compartimento di Milano, sospeso dieci anni fa dal servizio a seguito dell'inchiesta "Robin Hood" su appalti autostradali condotta dalla procura di Lecco. Dovette poi lasciare anche la poltrona di ispettore per il Nord Italia e passare in seguito a quella meno prestigiosa di responsabile per la costruzione dell'autostrada Asti-Cuneo (ugualmente finita sotto inchiesta per frodi su lavori e forniture).

E festeggia l'avvocato-consulente Anas Gian Claudio Picardi, oggi più che mai in sella all'ufficio legale nonostante la condanna della Corte dei Conti (febbraio 2007) per una brutta storia di appalti, subappalti, sovrafatturazioni e quant'altro (varianti a go go, uso di materiali scadenti), per dei lavori lungo la Salerno-Reggio Calabria, notoriamente commissionata lotto per lotto, chilometro per chilometro a sigle e società in odore di camorra e di ‘ndrangheta.

Finale con botto proprio alla Direzione Generale, dove ha da poco fatto il suo trionfale ingresso Rossella Del Papa, ingegnere, ex consulente del precedente ministro Pietro Lunardi. Il padre, Mariano, ex pezzo da novanta dell'Anas, è stato arrestato cinque volte all'epoca di Mani pulite. «Una vecchia conoscenza di Di Pietro - commenta ora qualcuno all'Anas - che ne sa peccati, virtù e miracoli». E soprattutto qualche condanna da non poco. Come quella da 435 mila euro per i lavori in seguito all'alluvione della Valtellina (risultato aritmetico di una mazzetta valutata in 335 mila euro e di un danno all'immagine - si fa per dire - dell'Anas da 100 mila); e quella da 68 mila euro per l'appalto di barriere spartitraffico lungo la statale 131 "Carlo Felice", l'asse che collega da nord a sud la Sardegna. In quel caso - a far tesoro dell'aiuto - fu la società SEA, altra star del gruppo che fa capo a Marcellino Gavio, allora raccomandata dal ministro Prandini. Intermediario dell'operazione, l'allora factotum di Prandini, Lorenzo Cesa, oggi segretario dell'Udc.

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