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La cittadella della scienza? Ecco l'indirizzo

Ha del sorprendente la chiusa dell'articolo di Pierfranco Pellizzetti "Scienza, la cittadella che non si trova" sul "Secolo XIX" di domenica 4 marzo.

Infatti, dopo aver spiegato estesamente e correttamente il valore dei clusters Usa, quale la californiana Silicon Valley, dove il successo risiede nella capacità di "fare comunità mettendo assieme ingegneri e scienziati,manager e imprenditori, tecnici, docenti e allievi ad alto potenziale. Appunto, ambiti (milieux) favorevoli alla reciproca fertilizzazione". Pellizzetti conclude: "A Erzelli (come a Morego) si sta pensando in termini di comunità?Non si direbbe proprio."
Ma perché Pellizzetti arriva a tale drastica conclusione?

Perché spolverare la vecchia cultura genovese del "maniman"? Ma sorge un interrogativo: Pellizzetti conosce il progetto Erzelli? Perché quello che si

intende fare e che si farà nel nuovo parco scientifico e tecnologico Leonardo agli Erzelli consiste proprio

nel mettere insieme scienza, formazione universitaria, ricerca e tecnologia.

La presenza della Facoltà di Ingegneria, dei laboratori genovesi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e delle imprese tecnologiche (una settantina hanno già dichiarato il loro interesse a localizzarsi) renderà possibile lo scambio di esperienze, culture e formazioni diverse sia nazionali che internazionali.

L'obbiettivo è proprio quello di far decollare in Italia un'iniziativa innovativa di parco tecnologico, iniziative già largamente presenti negli Usa,ma anche in Francia, in Spagna, in Germania, in Svezia, per non parlare della Cina e degli altri paesi del sudest asiatico.

Solo cinque anni fa abbiamo avviato a Genova un Club tra le imprese high tech - Dixet - con l'obbiettivo di catalizzare e valorizzare il patrimonio tecnologico presente e diffuso a Genova anche perché si basa su una storica e solida cultura industriale. La nostra città ha oggi un potenziale straordinario (ma forse ancora poco conosciuto dagli stessi genovesi) nell'high tech.
E i fatti lo stanno a testimoniare. Basti citare l'avvio promettente e positivo a Morego dell'Istituto Italiano della Tecnologia (IIT), la recente costituzione del "Distretto dei Sistemi Integrati e Intelligenti", la presenza del Polo della Robotica, la crescita delle attività del Isict (Istituto Universitario nel settore delle Tecnologie dell'informazione e della comunicazione), il grande successo riscosso dal Festival della Scienza e l'iniziativa assunta nel 2003 da sessanta imprenditori e managers di costituire una società ad hoc Genova High Tech per promuovere il Progetto Leonardo.

A Genova l'occupazione diretta nelle imprese tecnologiche, presenti soprattutto nella filiera telecomunicazioni, elettronica, informatica, automazione industriale, robotica e medicale, ha superato oggi gli undicimila addetti in larghissima parte diplomati tecnici e laureati.

Per fare un paragone: l'azienda"Porto" a Genova comprende circa ottomila addetti diretti.

L'high tech genovese conta non solo sulla presenza di una decina di grandi imprese,ma anche su un tessuto nuovo e giovane di centocinquanta aziende piccole e piccolissime in gran parte nate da ricercatori, diplomati tecnici e laureati.
Il Parco scientifico e tecnologico agli Erzelli è diventato un progetto concreto negli ultimi anni proprio per far fronte alle esigenze vitali delle nostre imprese high tech: poter contare su uno "spazio" in cui crescere e fare massa critica insieme ai ricercatori e gli studenti così come avviene negli altri cluster internazionali.

Certo,bisogna oggi pensare in grande,progettare

il futuro. Solo in questo modo si avvia un circolo virtuoso che permette la crescita dell'economia della conoscenza, è una sfida che il nostro Paese e Genova può giocare a livello mondiale.

D'altra parte proprio il sondaggio realizzato dal "Secolo XIX" su dove si dovrebbe puntare a Genova per potenziare il mercato del lavoro ha messo in luce che ricerca e tecnologia vengono percepite dai lettori come la più grande opportunità per creare nuovi posti di lavoro mentre l'industria manifatturiera (mi sembra inequivocabilmente nelle risposte dei lettori) difficilmente potrà offrire nuove significative crescite occupazionali. E la recente indagine svolta da Dixet sulle prospettive delle aziende high tech ha confermato il potenziale di crescita occupazionale proprio in questi settori. Il sondaggio sul lavoro del SecoloXIX ha quindi correttamente colto le aspettative soprattutto dei giovani, aspettative alle quali bisogna dare una concreta risposta.

Un'ultima considerazione: agli Erzelli intorno ad un grandissimo parco (pari a circa centomila metri quadri), all'Università e alle imprese tecnologiche (che occuperanno complessivamente circa trecentomila metri quadri), sono previste residenze (centomila metri quadri). Il campus comprenderà anche i servizi necessari (ad esempio ristoranti, negozi, banche, uffici postali, etc) per una comunità che a regime dovrebbe ospitare oltre dodicimila persone. Qualcuno ha parlato di un eccessiva presenza di

residenze.

Ma se guardiamo le esperienze degli altri campus tecnologici si prenda ad esempio il caso di Kista, che si trova ai margini di Stoccolma il rapporto fra le residenze e lo spazio riservato alle imprese e all'Università è equivalente. In altre parole è assolutamente necessario che il Parco Leonardo sia abitato e viva tutto il giorno e la sera perché deve essere un luogo aperto e dinamico, un luogo dove le persone possano vivere e lavorare, e avere lo spazio e il tempo per comunicare, scambiare esperienze e integrare realtà diverse: ricerca, lavoro, formazione e tempo libero.

Sono questi i motivi che ci hanno spinto come Dixet a proporre la costituzione del Parco Leonardo.

In questi mesi abbiamo avvertito una grande e positiva risposta dalle istituzioni pubbliche e dall'Università. Genova potrà contare, nel giro di pochi anni, su un grande e innovativo contenitore tecnologico e dare certezza alle tante imprese che vorranno crescere agli Erzelli.


Il Secolo XIX

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