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Ricorso sulla Vincenzi, respinto forse per un vizio di forma


26.09.2007
- Repubblica

IL CASO
Respinto forse per un vizio di forma il ricorso presentato dalla “Casa della Legalità”
Vincenzi, il tribunale decide subito Non c’è alcuna incompatibilità

di Massimo Calandri

PER conoscere i motivi che hanno portato al rigetto dell’istanza sarà necessario attendere una decina di giorni. Secondo indiscrezioni, il «no» pronunciato nella tarda mattinata di ieri dalla prima sezione del Tribunale civile genovese (presidente Antonino Dimundo, con Alvaro Vigotti e il relatore Franca Maganza) sarebbe legato a questioni procedurali. E comunque l’eleggibilità del sindaco Marta Vincenzi è salva, almeno per ora. La Casa della Legalità, che con Christian Abbondanza e Simonetta Castiglion aveva tirato in ballo i presunti conflitti di interessi del primo cittadino, perde il primo round.
Ma annuncia ricorso. Nell’istanza si faceva riferimento ai familiari della Vincenzi: il marito Bruno Marchese e la figlia risultano infatti soci di maggioranza della Igm Engineering, gli altri vorrebbero sapere se «abbiano in corso concessioni, affidamenti d’incarico, consulenze e/o partecipazioni a gare del Comune di Genova, delle società da questo partecipate e/o controllate». In altre parole si chiedono se non sia incompatibile un sindaco che ha un marito che fa affari con il Comune.
Bruno Marchese, marito del sindaco, giura da tempo: «Non abbiamo mai lavorato per gli enti pubblici liguri, Comune, Province, Regione e società partecipate ». Ha presentato un elenco di «clienti» della sua società, creata insieme ad altri dirigenti Italimpianti quando il colosso delle partecipazioni statali era affondato lasciandoli senza lavoro. Ma Abbondanza non si accontenta di quella che – sostiene - è una lista a metà. Rilancia, parla di lavori per Finporto e Sviluppo Genova, chiede di verificare eventuali triangolazioni con Marcellino Gavio perché la sua Impregilo («Nel cui comitato di amministrazione siede Maurizio Maresca, nuovo consulente di Marta Vincenzi») ha acquisito una fetta di una delle società che figurano tra i clienti di Igm, la Fisia. E ricorda quei 50.000 euro che nel 2004 la società di Marchese versò ai Ds. «Mia moglie era la candidata al Parlamento europeo; mi sembrava positivo dare un contributo invece di andare a chiedere quattrini in giro», spiega il marito del sindaco.
La famiglia Vincenzi-Marchese si è affidata ad un pool di fuoriclasse del Foro: il professor Lorenzo Acquarone con la figlia Roberta, che ha curato personalmente le eccezioni, e Arturo Flick. Entrano nella stanza all’undicesimo piano ed escono vincitori. Ma Abbondanza - che avrebbe più volte tirato in ballo Maresca e il suo ruolo di consulente del sindaco - non si arrende. Anzi. «Se c’è qualche mancanza procedurale, provvederemo. Il punto è un altro: abbiamo chiesto alla Vincenzi la lista dei subappalti legati alla società del marito. Se non ha nulla da temere, se tutto è in regola — come ci auguriamo — perché non collabora a fare chiarezza? Perché non consegna l’elenco ai consiglieri comunali? Continuando a scappare dal merito, non aiuta a fare trasparenza. E però, noi andremo avanti».


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