Ispettori nei guai per la coca: spuntano conti correnti all´estero
06.03.2007 – La Repubblica
Perquisizioni arbitrarie e comportamenti poco ortodossi, la Procura indaga su agenti in servizio nel centro storico
Altri poliziotti nel mirino dei giudici
Ispettori nei guai per la coca: spuntano conti correnti all´estero
di Massimo Calandri, Marco Preve
Un secondo gruppo di poliziotti finisce nel mirino della magistratura. Alcune denunce, che raccontavano di perquisizioni arbitrarie e comportamenti poco ortodossi, hanno convinto la procura ad aprire una nuova inchiesta. E´ stata affidata a Vittorio Ranieri Miniati: è lo stesso pm che si occupa di Gianni Sivolella e Andrea Percudani, gli ispettori della narcotici arrestati in flagranza mentre ricevevano da un pregiudicato, loro confidente, la prima tranche del pagamento di un chilo di cocaina. Minimo comune denominatore delle due vicende sono squadre di poliziotti esperti, che godono della fiducia dei capi e della procura: investigatori che di solito garantiscono risultati ed encomi, che conoscono la strada e la gente. Uomini che non si tirano indietro. Ma che con il passare del tempo diventano sempre più intraprendenti e spregiudicati. Autonomi dalle gerarchie come dalle regole. La nuova indagine coinvolge alcuni agenti e ispettori che si sono occupati di operazioni nel centro storico. La procura avrebbe vagliato con attenzione le denunce ricevute, nei prossimi giorni alcuni agenti potrebbero essere convocati al nono piano del tribunale.
Nel frattempo l´inchiesta su Sivolella e Percudani allarga i suoi orizzonti. Gli inquirenti stanno cercando all´estero, su qualche conto corrente blindato, eventuali tracce bancarie del traffico di droga. Preso atto della confessione della coppia della squadra mobile, che ha ammesso di aver venduto un chilo di cocaina al pluripregiudicato Mario Iudica, l´indagine sta ora prendendo in considerazione altri aspetti dai risvolti inquietanti. I dubbi e i sospetti da cui muovono il pm e i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria, riguardano prima di tutto la rete di amicizie e connivenze che i due ispettori avevano: non solo con esponenti della criminalità, ma anche con i loro colleghi. E´ un dato di fatto che nell´indagine al momento siano coinvolti altri quattro agenti. Tre di loro devono rispondere, assieme agli arrestati, di peculato: tre computer sono stati rubati da un lotto sequestrato a dei clandestini rumeni, uno dei portatili è stato ritrovato sulla scrivania di Percudani in questura. Un quarto poliziotto è indagato per spaccio, la sua posizione è delicatissima. E´ lui, infatti, che Percudani chiama al telefono, subito dopo aver visto i finanzieri arrestare Sivolella nella trappola preparata alla Fiumara.
«Hai mangiato il panino?» chiede Percudani al collega, soprannominato lo zio Pino. Dopo alcuni minuti i due si risentono. «L´ho mangiato» annuncia lo zio. Percudani, tira un sospiro di sollievo: «Adesso sono molto più tranquillo». Ma cosa diavolo era quel panino che tanto angustiava Percudani nei minuti precedenti l´arresto? Potrebbe essere altra droga, ipotizzano gli investigatori. Il dubbio che non fosse la prima volta che i due poliziotti trattassero coca al di fuori dei propri doveri istituzionali, è forte. E lo stesso Sivolella - che in un´intercettazione cerca di convincere Iudica a cambiare strada e quindi aggiunge: «Se poi nel frattempo troviamo qualche cosa quella te la do gratis» - avrebbe manifestato la propria intenzione a collaborare dopo il secondo interrogatorio davanti al pm Vittorio Ranieri Miniati.
Nei giorni scorsi uno dei due ispettori della mobile è rimasto vittima di un misterioso incidente all´interno del carcere di Pontedecimo, dove è detenuto. Ufficialmente sarebbe scivolato all´interno della propria cella, battendo la testa. I medici della prigione gli avrebbero applicato alcuni punti di sutura. L´inchiesta interna, di cui è stato informato anche il magistrato, avrebbe confermato la testi dell´incidente: «Sono caduto, è stata solo colpa mia», avrebbe ribadito il ferito.
