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Attentato a Valle del Marro - I giovani ancora più determinati

28.04.2007 – Avvenire

I giovani ancora più determinati
La 'ndrangheta reagisce. Ottimo segno

di Antonio Maria Mira

Il messaggio è stato chiaro, chiarissimo. Violento e simbolico come la 'ndrangheta è capace di fare. Ora serve una risposta altrettanto chiara, forte, corale, tra istituzioni e società civile. Il nuovo pesante attentato contro la cooperativa Valle del Marro, la realtà giovanile della Piana di Gioia Tauro che coltiva terreni confiscati alle cosche, promossa dalla Diocesi di Oppido-Palmi e dall'associazione "Libera" di don Luigi Ciotti, e sostenuta dal Progetto Policoro della Cei, è di evidente interpretazione. Soprattutto quel pesante portone di ferro, prima sventrato e poi richiuso e addirittura saldato. Le cosche mandano a dire: per noi le porte sono aperte quando vogliamo, per voi saranno sempre chiuse.
Ma perché prendersela con questi giovani? «Essere uomini liberi fa male», dice uno di loro. Già, fa male alla 'ndrangheta il successo di questa cooperativa. Fa male (una vera e propria offesa) che gestisca beni strappati ai boss. Fa male il sostegno, il crescente circuito di solidarietà attorno a questi giovani. Fanno male gli ottimi risultati economici raggiunti. Fa male quell'aver reagito positivamente al primo atto intimidatorio dello scorso dicembre. E le cosche hanno risposto a modo loro. Nell'unica maniera che conoscono. Con l'intimidazione. Con la violenza. Vigliacca. Quei ragazzi avevano fatto troppo. La punizione per uno sgarro. Perchè in una regione dove omertà, silenzi, complicità o anche solo accondiscendenza, sono la norma e dove si è obbligati a chiedere favori ai boss locali, voler cambiare offrendo un lavoro onesto e pulito per la 'ndrangheta è eversivo. E da punire.
La conferma (l'ennesimo attentato contro un bene confiscato, in Calabria come in Sicilia, in Campania come in Puglia) che la lotta ai patrimoni mafiosi è dirompente. Un messaggio chiaro e un tempismo perfetto.
Un mese fa più di 30mila persone, provenienti da tutta l'Italia, avevano partecipato alla "Giornata della memoria e dell'impegno" organizzata da "Libera" a Polistena, uno dei comuni dove opera la cooperativa. E proprio i suoi componenti erano stati tra i protagonisti della giornata. Al punto che, come racconta uno di loro, «dopo quel giorno la gente ci ferma per strada, ci fa i complimenti per il lavoro che stiamo facendo. Ci dice "bravi"». Non era mai successo. Troppo per la 'ndrangheta. Poi, appena quattro giorni fa, a Reggio Calabria, in occasione del convegno di presentazione del corso nazionale di formazione per la gestione dei beni confiscati, promosso dal ministero dell'Interno, i ragazzi della cooperativa avevano presentato la loro esperienza. E sui tavoli facevano bella mostra di sé i loro prodotti: olio, miele, melanzane, peperoncino. Buoni e puliti. Doppiamente puliti. Sull'etichetta la scritta "gusto di Calabria" dove la "u" si intreccia a una "i" a comporre così la frase "giusto di Calabria". Qualità e legalità. Veramente troppo per le cosche.
Ed è arrivata, puntuale, la reazione. Ma inutilmente. Perché i giovani calabresi non hanno certo intenzione di mollare. Tutt'altro. «Siamo più forti di prima perchè i mafiosi hanno dimostrato la loro debolezza. E oggi noi siamo qui a lavorare. Malgrado tutto». Loro rispondono così. Non sono pazzi, non sono eroi. Sono solo giovani calabresi che amano la loro terra e la vogliono cambiare. Con pulizia e impegno. Ora serve una risposta chiara dalle istituzioni. Dalla politica, nazionale e locale, spesso, purtroppo, assente o "distratta". Già le presenze ieri al fianco dei giovani del viceministro dell'Interno, del presidente della Commissione Antimafia, del presidente della Regione, del prefetto e del questore di Reggio Calabria, sono una testimonianza importante. Ma non basta. Serve continuità. Serve sorveglianza. Serve un sostegno che non sia assistenzialismo. Serve tenere sempre accesi i riflettori su chi, con caparbietà, presidia la prima linea. Noi ci impegniamo a farlo.

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