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Savona - Un grande buco nero nel patrimonio edilizio

dal sito UominiLiberi

LE INCHIESTE SAVONESI DI “UOMINI LIBERI”

UN GRANDE BUCO NERO NEL PATRIMONIO EDILIZIO
MAI  DIVULGATI DATI E STATISTICHE AGGIORNATI  

Cosa pensano alcuni big della politica e del mondo imprenditoriale sullo stato di salute urbanistico della nostra provincia e del suo sfruttamento immobiliare?

Abbiamo messo insieme le loro risposte con un “collage” di interviste rilasciate dagli stessi protagonisti a giornalisti de Il Secolo XIX e de La Stampa. Emerge un quadro che fa riflettere e meditare. 

SAVONA-  C’è un grande buco nero, un vuoto di conoscenza, nella questione edilizia di Savona e provincia. Un tema tornato d’attualità dopo un lungo silenzio (lo conferma la rassegna stampa savonese dal 2000 ad oggi). Il “buco”? Mancano molti dati e soprattutto aggiornati, del patrimonio immobiliare realizzato negli ultimi anni per avere un quadro reale, complessivo della situazione edilizio-urbanistica, dei relativi standard urbanistici. Ovvero il rapporto tra vani abitabili, insediamenti, verde pubblico, parcheggi, viabilità, servizi. Dati e statistiche quasi sempre dimenticati nella diffusione di notizie da parte di Regione, Provincia, Comuni.

Di conseguenza assenti dal susseguirsi di dibattiti sui temi ambientali. Una curiosità su tutte: andate a verificare se trovate nella divulgazione dei bilanci comunali la voce “ entrate da oneri di urbanizzazione”. Resterete delusi. Ovvero quanto incassano i Comuni maggiori dalle nuove costruzioni o dagli ampliamenti di edifici esistenti o ancora dal frazionamento di  grandi alloggi.

Andate a verificare se trovate dati sulla tipologia abitativa. “Il Sole 24Ore” ha riportato, il 7 giugno scorso, le statistiche di molte regioni e province d’Italia, peccato che manchino i dati della Liguria. Cioè dove si realizzano più monolocali e bilocali, da 25-28 mq. Al punto che in un Comune come Loano, ai vertici del boom edilizio, si era persino coniato il termine di “loculi” e oggetto di polemico dibattito (dimenticato) in campagna elettorale.

Non si tratta di dati riservati, coperti dal segreto. La mancata divulgazione la dice lunga e vedremo più avanti la probabile motivazione. Un’omissione in gran parte favorita dal fatto che spesso giornali e giornalisti evitano di andare a fondo alle cose.

QUALE MODELLO DI SVILUPPO E QUALITA’ DELLA VITA?

Una domanda: qual è il modello di sviluppo che si è dato finora la nostra provincia? E quanto conta nelle scelte la parola qualità della vita?

Un paragone significativo? Scrive Il Sole 24ORE: "C’è una parola chiave che più di ogni altro elemento di interpretazione aiuta a capire perché il Trentino-Alto Adige sta un passo avanti all’Italia" e, aggiungiamo, alla Liguria.

Ancora Il Sole 24Ore: "La parola è qualità: della vita, del lavoro, della produzione…Della vita, soprattutto. Un benessere ritrovato e condiviso, un ambiente naturale invidiabile, ben salvaguardato dalla speculazione edilizia... Facile dire che dietro a tutto c’è l’autonomia, c’è un mare di denari che lo Stato riversa sul territorio…sarà pur vero, ma c’è soprattutto la lungimiranza e saper fare cose giuste nell’interesse collettivo, in primis tenere in vita la montagna, non abbandonando i piccoli centri collinari sparsi sul territorio, dando loro tutte le condizioni per mantenere alto un appeal naturale".

INTERVISTE E RISPOSTE DEI NOTABILI: CHE DELUSIONE!

Iniziamo dal big dei big, Claudio Scajola. L’uomo che ha più potere in Liguria, ad iniziare dagli organi di informazione (giornali e televisioni), al mondo imprenditoriale che conta, a quello delle banche (Carige e Carisa in particolare), alle Camere di Commercio (Savona e Imperia soprattutto). Poi passiamo a Franco Bartolini, ormai storico presidente della Carisa. A Paolo Campostano, definito “imprenditore del mare”. A Giovanni Gambardella, ex amministratore delegato di Ilva, Finsider, Ansaldo, Ferrania, titolare di Omnia Spa che opera nel settore industriale. A Carlo Ruggeri, ex presidente di cooperative, ex sindaco di Savona, assessore regionale all’Urbanistica. A Giovanni Lunardon,  giovane emergente, segretario provinciale dei DS.

E’ fuori dubbio, persino gli alunni delle elementari lo sanno: la prima grande emergenza di questa provincia è diventata quella ambientale a causa della forza dirompente che ha accumulato l’investimento nel mattone con migliaia di seconde case, a causa degli scempi che deturpano per sempre la costa e spogliato le colline, a causa degli intrecci evidentissimi e trasversali tra affari-politica.

Una crescita che distrugge il futuro, non premia i più bravi, ma i più furbi (in senso deteriore).

Ha dato un colpo durissimo all’industria del turismo. Dal 2000 al 2005 (fonte Il Sole 24Ore) si sono persi in provincia di Savona oltre seimila posti letto negli alberghi, nello stesso periodo alberghi e residenze turistiche sono passate da 851 a 745 con un meno 12,46 per cento. Si sono persi inesorabilmente non meno di diecimila posti di lavoro. E’ poco? I  loro signori hanno qualcosa da dire? Da rimproverarsi?

Un’onda speculativa autodistruttiva. Al punto che il grande giornalista, già presidente di Italia Nostra, Mario Fazio, alassino, pochi mesi prima di morire, in un’intervista al Secolo XIX-Savona,  si sfogava: "Il cemento è come la cocaina, a sniffare fa perdere la memoria, anche storica. E in Liguria è diventata una desolante realtà. "

Chi può negare che il diluvio di cemento che si è abbattuto ed altro è previsto nei prossimi anni nel savonese (non meno di nuovi due milioni di metri cubi) ha creato un circolo vizioso, perverso. Coinvolge uomini di partito (con rare eccezioni) e forze sociali, insieme in una filiera di privilegiati. Altra conseguenza inconfessabile, evidente: più potere per fare più soldi, più soldi per prendere e difendere il proprio potere, e ancora più potere per fare più soldi.

LA RISPOSTA DI SCAJOLA: VINCEREMO ANCHE IN PROVINCIA

C’è chi sostiene che anche quando le cose vanno male, bisogna essere fiduciosi e dire che in fin dei conti vanno bene. Ebbene sono in molti, dati alla mano, a sostenere che dalla cementificazione la provincia di Savona ne uscirà con le ossa rotte. Primo fra tutti a causa del sovraffollamento e dell’impoverimento di quello che qualcuno si ostina ad invocare, il turismo di qualità. La Riviera non ha spazi per un turismo di massa, a meno che non si voglia perseverare nella “macelleria turistica”.

Ebbene Claudio Scajola, al quale certo non manca il fiuto politico, intervistato il 7 aprile 2007 da Roberto Sangalli, capo della redazione savonese del Decimonono, non ha dubbi: "Il futuro della provincia di Savona si sta tingendo di rosa. Per l’economia e per il (suo) partito."

Grandi elogi di Scajola al direttore dell’Unione Industriali, Luciano Pasquale che definisce un "manager di caratura nazionale". Al presidente del porto, Rino Canavese "persona molto stimata in ambito portuale".

 E l’enorme divario tra infrastrutture e fabbisogno, accresciuto dagli insediamenti abitativi? Scajola se la cava così: "Bisogna investire nelle infrastrutture…accelerare il progetto Albenga-Carcare-Predosa, collegata con Garessio…accelerare il raddoppio ferroviario tra Andora e Finale…i savonesi devono utilizzare di più lo scalo di Villanova...rilanciare la Ferrania , trasferire la Piaggio da Finale a Villanova".

E qui arriva il bello, anzi il triste. Non una parola sui danni provocati dall’espansione selvaggia dei palazzinari, della speculazione senza limiti e regole di buon senso, delle conseguenze sul piano sociale, della gravissima responsabilità di una certa classe politica.

Leggi i due modelli di sviluppo, di  oculata amministrazione pubblica tra Alto Adige e Liguria messi in risalto proprio dal giornale della Confindustria.

 Scajola: "Non può esserci un continuo depauperamento del settore alberghiero. Il turismo è in crescita mondiale e in Liguria ne avrà dei benefici. Ma serve – udite, udite n.d.r.- un turismo estremamente qualificato".

Lo vada a dire l’onorevole Scajola a quegli albergatori, molti targati Forza Italia, che hanno chiuso e trasformato anche alberghi sul mare in alloggi, stanchi soprattutto di non ricavarne una giusta remunerazione e del fatto che neppure i Comuni retti dai berlusconiani abbassano Ici, tasse e balzelli vari.

Lo vada a dire l’onorevole Scajola a quegli imprenditori, molti schierati a destra, che hanno dato l’assalto al savonese per fare lauti affari, incoraggiati dalla solita filiera, banche in prime piano. Investire 5, quadagnare cento, poi “scappare” una volta munta la mucca. Contribuendo a rendere invivibili le cittadine a vocazione turistica. Case per 100 mila abitanti, in certi periodi, con strade, parcheggi, piazze, verde, rete fognaria e delle acque bianche, smaltimento rifiuti, risorse idriche appena sufficiente o magari carenti per gli stessi residenti.

Non solo, faccia un piccolo paragone l’onorevole Scajola tra  la situazione economico-sociale-turistica e degli enti locali di molti piccoli paesi del nostro entroterra, con il quadro dell’Alto Adige dove pure governano uomini di centro e di destra. In Liguria va di moda il gioco delle tre carte?

CAMPOSTANO: LO SCEMPIO SULLA COSTA E SULLA COLLINA

Personaggio piuttosto schivo, molto influente, Ettore Campostano, 67 anni, tra i “signori del porto di Savona”, come molti imprenditori anziché in politichese predilige il linguaggio della concretezza. Intervistato dal Secolo XIX, il 4 marzo 2007, dice. "In mezzo secolo scarso che ho vissuto da queste parti è emerso chiaro che le uniche opportunità di crescita di Savona sono state di tipo immobiliare e portuale. Sulle costruzioni si è detto di tutto e di più, comprese critiche fondamentaliste". E sono quelle, è il caso di dirlo che servono come manna per i palazzinari.

E l’operazione Crescent, di Orsa 2000 portata avanti  dal Gruppo Campostano, assieme ad Aldo Delle Piane, domanda il giornalista del Decimonono? Risposta provocatoria: "C’è chi non ricorda che su quell’area c’era uno stabilimento, l’ex Omsav e che sarebbe stato bello rimetterci una fabbrica. Peccato che nessuno si è fatto avanti e che nessuno è riuscito a convincere qualcun altro a investirci. A quel punto si è pensato a un’iniziativa di riqualificazione urbana, demolendo volumi per 170 mila metri cubi e prevedendo di ricostruire la metà, lasciando un grande polmone verde".

Messa così il ragionamento dell’uomo d’affari (porto e cemento) non fa un grinza. Ma come si è arrivati alla chiusura dell’Omsav e come riuscirà il Crescent a compensare i 500 posti di lavoro persi? E gli 8 miliardi dati dallo Stato all’Omsav? E i terreni demaniali (33mq.) di cui non era mai stata rinnovata la concessione? Va bene il Crescent purchè si rispetti gli interessi collettivi. E’ così? E’ annunciato il libro sulla vicenda del giornalista del Secolo XIX, Bruno Lugaro. Alla sola presentazione c’è chi ha già annunciato (Cgil) querele e richieste danni.

Ettore Compostano risponde senza reticenza anche sulla torre Fuksas, 123 metri di altezza, alla Margonara. "E’ un progetto affascinante, mi auguro che si faccia. Riesce a dare una risposta all’esigenza di un qualsiasi investimento, cioè quello di essere redditizio, è rispettoso dell’ambiente, è destinato a diventare un polo d’attrazione per il turismo di qualità, che ormai è quasi solo quello nautico".

Domanda, e il rispetto dell’ambiente, della natura, le critiche? Campostano papale papale dice ciò che altri big tacciono: "Basta andare mezzo chilometro al largo per vedere lo scempio che si è fatto sulla costa e sulla collina. Non riesco proprio a trovare degli aspetti negativi in questa operazione."

IL “CORAGGIO”DEL PRESIDENTE DELLA CARISA, BARTOLINI

La speculazione edilizia? Sciocchezze. I mattonari che deturpano? Pure invenzioni. Le città diventate alveari e conseguente fuga del turismo di qualità? Chi lo dice? Franco Bartolini, presidente Carisa,  crede di vedere oltre il suo naso meglio di tutti. Eccolo, intervistato, da Bruno Lugaro del Secolo XIX: "L’impulso all’edilizia è stata una scelta coraggiosa ed intelligente che ora andrà però sostenuta da iniziative che creino lavoro. Il turismo va avanti per inerzia, manca l’idea forte."

Continuano a chiudere gli alberghi, nessuno gruppo a livello nazionale è ancora sceso in campo per costruire nuovi hotel in provincia di Savona. Non sarà mica perché si è distrutto il tessuto che crea le condizioni per incentivare l’industria delle vacanze? Insomma si è fatto quasi l’opposto delle scelte strategiche operate in Alto Adige, dove il turismo non solo non conosce crisi, ma ogni anno sorgono nuove strutture alberghiere e l’occupazione (posti di lavoro) nel settore è in costante crescita.

La Carisa e l’edilizia? Bartolini: "Non credo ci sia un’operazione importante che non veda la Carisa come protagonista". E il boom dell’edilizia residenziale? Bartolini è tranciante: "Positivo. Cambierà non solo l’aspetto di Savona, ma anche la vita dei savonesi, il modo di lavorare e guadagnare."

Se lo dice lui che ha la fortuna di vivere in campagna, lontano dalle polveri sottili del traffico e del caos, c’è da crederci.

Infatti rincara la dose: "Aver dato impulso all’edilizia (quale? n.d.r.) è stata una scelta coraggiosa e intelligente dei nostri amministratori, cosi come è intelligente puntare sullo sviluppo del porto di Vado, altra operazione che vedrà la Carisa protagonista. Se restavamo a ballare sulla mattonella, non so che fine avremmo fatto…E con questo intendo dire che i palazzi devono essere sostenuti da iniziative imprenditoriali che creino occupazione."

LE PROMESSE DI GAMBARDELLA: UNA PISCINA OLIMPICA

Le critiche sulla torre Fuksas? La cementificazione eccessiva? L’ingegner Giovanni Gambardella al Secolo XIX del 31 marzo replicava: "Alle critiche risponderemo con i fatti…". Quali? "Non voglio lasciare ai savonesi in eredità una cattedrale nel deserto. Penso ad un porto integrato con la città, vissuto dodici mesi all’anno non solo da chi ha la barca. Vorrei realizzare, ad esempio, una piscina olimpica come merita una città che primeggia nella pallanuoto e nel nuoto, ma mi dicono che Savona ne ha già una. Bene, vedremo di realizzare altre strutture per il tempo libero, servizi di livello… Trovare una soluzione di alto livello per il collegamento pedonale tra Savona e Albissola."

Per Giovanni Lunardon, intervistato il 27 aprile da Antonella Granero, le risposte in tema urbanistico sono sul generico. L’offerta turistica, a suo dire, ha bisogno di riqualificazione urbana. Come? Con la legge Ruggeri per alberghi e seconde case, porti turistici e cantieristica. Bene dunque la Margonara. Ma anche qualità della vita. Peccato che Lunardon non abbia spiegato come alzare il livello di qualità della vita dove si continua a cementificare. Una fotografia? Ceriale, 5 mila abitanti, 11 mila seconde case, 90 mila persone nei mesi di punta. Nuove colate in arrivo, altre migliaia di seconde case. Spariti gli alberghi, in crisi i residence, il centro storico ha un volto spettrale per la sua desertificazione commerciale. Ma Ceriale non è l’unica. E per ora la sola località della provincia ad avere imposto lo stop al cemento è Laigueglia. E stop alle trasformazioni alberghiere. Nel futuro ci sarà spazio unicamente per tre o quattro interventi di edilizia convenzionata o pubblica. In tutto una cinquantina di abitazioni. Forse non è un caso se un giorno si e l’altro pure il sindaco, Giuseppe Giuliano, medico, una lunga militanza massonica, si ritrova tra fuochi amici e nemici.

E per ultimo Carlo Ruggeri, responsabile dell’Urbanistica e della Pianificazione territoriale della Regione Liguria, che il 5 agosto 2006, ad Alessandra Pieracci de La Stampa , annunciava: "Per gli hotel no alle trasformazioni in residence o in seconde case, tutte le riconversioni dovranno essere destinate a prime case per residenti cosi da attenuare un problema di rilevanza sociale."

Bene, in Alto Adige questa norma è già in vigore da vent’anni.  C’è da sperare che l’impegno di Ruggeri non sia aria fritta.

Luciano Corrado 

 

DIECI DOMANDE IN ATTESA DI RISPOSTA 

 

1)    Quanti vani abitabili, risultanti dal catasto urbano, ha la provincia di Savona? E a quando sono aggiornati?

2)    Quanti vani tecnici o pertinenze  risultano, visto che di fatto molti vani sono utilizzati a fini abitativi, tipo le mansarde?

3)    Quante le nuove costruzioni nell’ultimo decennio?

4)    Quante le ristrutturazioni con aumento di volumi e di vani?

5)    Quante concessioni edilizie risultano rilasciate in zona agricola?

6)    Quanti alloggi esistenti hanno ottenuto la trasformazione in uffici e viceversa e soprattutto  sono stati frazionati?

7)    Quanti frazionamenti sono stati autorizzati nei centri storici e quanti nuovi appartamenti hanno creato?

8)    Quanti porticati aperti, una volta ottenuta l’abitabilità, ora l’agibilità, sono stati chiusi e trasformati in vani abitabili?

9)    A quali risultati si è arrivati attraverso i controlli incrociati tra Enel - Gas - Acquedotto, tassa sui rifiuti urbani e depurazione, Ici?

10)  Quanti controlli in loco, sui cantieri, sono avvenuti nell’ambito delle verifiche sulle richieste di condono-sanatorie, delle perizie giurate, anche per comprendere se quanto asserito nelle richieste corrisponde a verità?

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