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Una madre disperata chiede giustizia


Una madre disperata chiede giustizia

di Alessandra Tuzza

Una protesta estrema ha scosso l’immobilismo della Locride in questi ultimi giorni di giugno. Quella di Liliana Esposito Carbone in attesa di risposta e giustizia  sul barbaro – ed ancora irrisolto – omicidio del figlio Massimiliano freddato a trent’anni nel cortile di casa ben 21 mesi fa. Liliana Esposito, non si è arresa ai tempi biblici della giustizia locale ed ha intrapreso sin da subito la sua coraggiosa battaglia per la verità. Dopo una serie di iniziative di grande impatto sociale e civico,  nei giorni scorsi, a neppure una settimana dalla giornata per le vittime della mafia, che il Cidis ha ricordato a Reggio Calabria lo scorso 22 giugno, si è seduta in un singolare set in sulla soglia di ingresso del Tribunale di Locri. Sotto il sole con la foto di Massimiliano in mano ha inteso  richieder e maggiore attenzione ed un impegno adeguato agli inquirenti e alle forze dell’ordine tutte. Una protesta ripetutasi per tre giorni sotto un sole cocente di un giugno arroventato. Una protesta eclatante e civile, che ha allertato l’attenzione del Vescovo Bregantini, che le ha scritto una toccante missiva recapitata a mano sulla soglia del tribunale, in cui afferma: “So, signora Esposito quanto sta soffrendo in questo momento, di fronte alle lungaggini della burocrazia della giustizia. So quanto è grande il suo cuore di madre, che soffre due volte: ieri per il sangue versato, oggi per la fatica nell’ottenere giustizia. Le sono vicino. Ed insieme le chiedo di essere tenace e fiduciosa, nonostante tutto. I tempi lunghi non significano trascuratezza, ma voglia di chiarezza. Per parte sua, la tenacia che la contraddistingue supererà anche le fatiche della giustizia. Mi auguro che la  sua voce giunga al cuore di chi deve prendere decisioni rapide e chiare...” . Una posizione di solidarietà che ha fatto interrompere momentaneamente la protesta della tenace signora Liliana, che ha ammesso di aver ricevuto un’unanime attenzione addirittura “più proficua – ha sottolineato- di quanto sperassi”. La sua in effetti è stata,  come lei stessa ha tenuto a sottolineare: “Non una protesta, ma una commemorazione, finalizzata a mantenere alta l’attenzione di TUTTISSIMI su TUTTISSIMI quanti attendono verità e giustizia. Un modo -ha specificato- per dare il mio contributo coerente con l’impegno per l’educazione alla legalità in un territorio dove molti parlano e pochi dicono.” Ed ancora ha continuato decisa: “Nel mio caso solo la giustizia sarà propedeutica alla verità. Ho ottenuto l’immediata disponibile attenzione della Procura e quella generosa e corroborante del Vescovo, che vorrei ringraziare pubblicamente per questo dono di speranza,  concreto gesto di cristiana e pastorale solidarietà, di benedizione e di sostegno in reciproca preghiera; c ome afferma nella sua pregiatissima lettera, fattami pervenire durante la protesta giovedì mattina. “Un appoggio-  specifica ancora la Carbone -  che  mi ha dato forza grande e ne ho bisogno. Comunque”. Ma la voce del Vescovo non è stato l’unico segnale. A lui si sono aggiunte le solidarietà espresse dal colonnello Fiano e dal  Tenente Rampielli e da altri alti gradi delle forze dell’ordine. “Tutti costoro - ha ammesso stanca ma in parte ripagata la coraggiosa Liliana - mi hanno espresso tutta la loro solidarietà e le rassicurazioni di un impegno professionale ed umano per la vicenda che, sottolineano di conoscere benissimo ed a fondo”. A questo punto la signora Carbone è tornata a casa interrompendo una protesta, che però, ne siamo sicuri, non terminerà, perché nata in nome di una verità che è sacrosanta e che la cui ricerca non può essere ancora dilazionata ulteriormente.

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